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Maarten Janssen, 2014-
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Allora fu riesumato l’«una tantum»
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
29
ottobre
1982
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[1]
I
movimenti
puristici
si
accompagnano
,
di
solito
,
ad
una
crescita
del
sentimento
nazionalistico
.
[2]
Ne
sono
esempi
sicuri
le
ampie
ondate
di
purismo
che
si
diffusero
in
Italia
nell’
Ottocento
e
nel
periodo
fascista
.
[3]
Nell’
Ottocento
il
bersaglio
preso
di
mira
fu
il
francese
,
che
era
entrato
di
forza
nell’
italiano
comune
,
tanto
da
lasciare
perfino
nei
dialetti
–
segnatamente
in
quelli
settentrionali
–
tracce
considerevoli
.
[4]
Le
proposte
di
sostituzione
delle
parole
francesi
si
fondavano
per
lo
più
su
termini
arcaici
,
su
vocaboli
della
Crusca
che
nessuno
ormai
usava
e
che
restavano
,
perciò
più
come
aspirazioni
che
come
vere
alternative
.
[5]
Non
tanto
paradossalmente
si
potrebbe
dire
che
fra
i
meriti
di
Alessandro
Manzoni
e
del
suo
romanzo
vi
è
quello
di
aver
mostrato
quanto
una
lingua
che
molti
davano
per
morta
o
moribonda
sotto
i
colpi
dell’
invasione
dei
francesismi
,
potesse
,
al
di
fuori
di
una
esasperata
letterarietà
(
quella
per
intenderci
,
della
lingua
della
poesia
)
,
dare
un
frutto
così
elevato
come
I
Promessi
Sposi
,
in
cui
le
questioni
puristiche
non
sembrano
neppure
esistere
.
[6]
Ben
diversa
fu
la
situazione
negli
anni
pieni
del
fascismo
.
[7]
La
lotta
contro
i
forestierismi
(
principalmente
francesismi
ed
anglismi
)
fu
sentita
come
una
battaglia
nazionale
e
fu
dato
l’
incarico
all’
Accademia
d’
Italia
di
occuparsi
della
questione
.
[8]
Una
legge
del
23
dicembre
1940
ed
un
regio
decreto
del
26
marzo
1942
pubblicati
nella
«
Gazzetta
Ufficiale
»
,
proibivano
nelle
intestazioni
delle
ditte
industriali
o
commerciali
e
delle
attività
professionali
e
nelle
liste
,
nei
cartelli
,
nei
manifesti
,
nelle
inserzioni
ed
ogni
forma
pubblicitaria
,
l’
uso
delle
parole
straniere
,
affidando
,
appunto
,
all’
Accademia
d’
Italia
,
che
aveva
creato
un’
apposita
commissione
,
di
determinare
quali
parole
potessero
considerarsi
legittime
e
di
suggerire
i
termini
italiani
da
sostituire
a
quelli
stranieri
.
[9]
Dal
maggio
1941
nel
«
Bollettino
d’
informazioni
della
R
.
Accademia
d’
Italia
»
apparvero
undici
elenchi
coi
suggerimenti
degli
Accademici
.
[10]
I
quali
si
presentavano
allora
come
un
pittoresco
aggregato
di
scienziati
di
valore
e
di
personaggi
di
varia
estrazione
non
tutti
,
per
la
verità
,
all’
altezza
di
rappresentare
il
meglio
della
cultura
italiana
.
[11]
Un
decreto
dell’
8
giugno
1939
aveva
sancito
la
fusione
della
vecchia
Accademia
dei
Lincei
con
quella
d’
Italia
,
accentuando
sempre
più
la
volontà
di
tener
legati
al
regime
i
personaggi
più
in
vista
della
scienza
e
della
cultura
del
nostro
Paese
.
[12]
E
ci
fu
chi
non
accettò
tale
decisione
.
[13]
L’
Accademia
d’
Italia
dunque
,
nei
terribili
anni
della
guerra
,
si
occupò
anche
dell’
eliminazione
delle
parole
straniere
.
[14]
Ho
sotto
gli
occhi
le
liste
e
bisogna
dire
che
ci
sono
dei
casi
in
cui
ci
si
sorprende
che
certe
parole
ed
espressioni
potessero
essere
prese
in
considerazione
.
[15]
Anche
allora
,
che
diffusione
avranno
avuto
nell’
uso
comune
allumette
per
cui
si
proponeva
«
sfogliatino
»
;
bug
«
giostra
volante
»
;
o
cakes
(
nelle
industrie
estrattive
)
«
fanghi
»
?
[16]
Ma
ci
sono
dei
casi
istruttivi
.
[17]
Per
esempio
,
per
camion
si
ammetteva
che
potesse
restare
se
si
accentava
sull’
a
,
accanto
ad
«
autocatto
»
,
che
si
considerava
di
uso
militare
;
e
,
in
realtà
,
le
raccomandazioni
più
seguite
sono
state
quelle
che
italianizzavano
la
voce
come
«
anisetta
»
per
anisette
,
«
curassò
»
per
curaçao
,
«
elisir
»
per
elixir
,
«
bidè
»
per
bidet
,
«
ciac
»
per
ciak
,
in
cui
il
c
per
k
è
una
pietosa
foglia
di
fico
,
«
cristiania
»
per
christiania
(
negli
sport
invernali
,
quando
addirittura
non
si
lasciava
la
voce
tale
e
quale
come
nel
caso
di
«
babà
»
.
[18]
In
qualche
esempio
l’
uso
che
si
è
affermato
varia
di
poco
rispetto
alla
proposta
d’
origine
;
per
cyclostile
si
raccomandava
«
ciclostilo
»
ma
ognuno
sa
che
si
usa
ora
«
ciclostile
»
,
più
vicino
alla
voce
straniera
.
[19]
Nelle
traduzioni
ci
sono
casi
ovvi
:
per
carbon
paper
si
suggeriva
«
carta
carbone
»
né
mi
pare
che
oggi
si
dica
diversamente
;
ma
ce
ne
sono
di
quelli
pateticamente
ridicoli
.
[20]
Per
forfait
si
propone
«
tantum
»
,
cosicché
«
lavoro
a
forfait
»
si
sarebbe
dovuto
dire
lavoro
a
tantum
.
[21]
Questo
tantum
fu
riesumato
in
tempo
di
democrazia
,
vedere
un
po’
,
con
l’
una
tantum
;
per
il
tabacco
Kentucky
si
proponeva
nientemeno
che
«
Padano
»
!
[22]
Sarebbe
interessante
esaminare
tutte
le
proposte
e
classificarle
.
[23]
Ma
non
vorremmo
dimenticare
che
,
quando
uscirono
i
decreti
di
cui
abbiamo
fatto
cenno
,
ci
furono
dei
facinorosi
che
tirarono
sassate
al
Cinema
Eden
di
Viareggio
credendo
che
fosse
intitolato
all’
odiato
ministro
in
glese
e
non
alla
felice
dimora
di
Adamo
ed
Eva
e
che
certi
sprovveduti
danneggiarono
a
Pisa
l’
insegna
della
libreria
Le
Monnier
credendo
di
punire
una
ditta
straniera
,
quella
che
aveva
stampato
,
a
partire
dal
1844
,
la
Biblioteca
nazionale
degli
scrittori
italiani
antichi
e
moderni
.
[24]
Tanto
è
vero
che
,
come
è
scritto
in
un
Capriccio
di
Goya
,
«
il
sonno
della
ragione
produce
mostri
»
.
[25]
Tristano
Bolelli
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