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Contro «il zero»

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 29 gennaio 1983


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Nella rubrica «Specchio dei tempi» del 14 gennaio, un lettore, che merita un ringraziamento per l’interesse con cui legge la presente rassegna, dice che è corretto usare il jugoslavo così come al plurale i jugoslavi, i juventini perché, per riferire le sue stesse parole, «la j è semiconsonante».
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Aggiunge, però, che è corretto anche lo jugoslavo, gli jugoslavi come lo suggerivo in un articolo del 9 gennaio, «essendo la j anche semivocale ma, a differenza di una vera vocale, nessuno penserebbe di elidere la o e scrivere l’jugoslavo, mentre ciò è normale con le vere vocali (es. l’italiano)».
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Il gentile lettore sollecita una risposta e io lo faccio con piacere.
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Prima di tutto, in linguistica, semiconsonante e semivocale significano la stessa, identica cosa, designando la i e la u che precedono o seguono una vocale accentata, formando con essa un dittongo.
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Non è, dunque, il caso di far distinzioni fra le due denominazioni di trarre da esse alcuna conseguenza.
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L’autorità che egli mi oppone di illustri grammatici, tra cui il Gabrielli, che preferisce il jugoslavo, non mi fa molto effetto.
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Io posso opporre altri autori, ed il primo che mi viene in mente è Leo Pestelli che, nel libro Parlare italiano (cito dall’edizione del 1979), dice: «Discrepanze sono anche fra i sapienti circa l’articolo da mettere innanzi alle poche parole che cominciano con j, ed è una spina per la nostra fratellanza il sentirsi chiamare ora I juventini ora Gli juventini, col pericolo, secondo che approviamo l’una o l’altra forma, che ci nascano puntigli e divisioni. Il meglio sarebbe che si finisse di sfrattare dall’uso, ove in mal’ora l’introdusse il Trissino, la consonante j lunga che non è del nostro alfabeto, e sostituendo con la i semivocale, si dicesse da tutti L’Ionio, L’iodio, Gli iati e dunque L’iuventino e Gli iuventini».
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In queste parole, come si vede, c’è anche l’elisione dell’o, esclusa dal nostro lettore.
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E poiché è venuta in ballo una squadra di calcio, diciamo, per ora, che Gabrielli e Pestelli concludono la partita in pareggio.
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Qualcuno potrebbe dire non senza ragione che Gabrielli e Pestelli sono stati due linguisti di gusto ma non «scientifici».
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Ricorriamo, allora, all’opera recente La lingua italiana di Anna Laura e Giulio Lepachy (Milano, 1983).
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Per chi non fosse informato, Giulio Lepachy è uno degli studiosi più importanti ed autorevoli della linguistica attuale e sua moglie una egregia italianista.
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A p.
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94, posta la regola: «Uno, lo, gli sono usati davanti a s + consonante, z, ps e, normalmente, davanti a pn, gn, x e i non accentata seguita da vocale», si fra gli esempi proprio lo o l’iugoslavo, gli iugoslavi.
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Del resto, ci sono molti esempi analoghi in vari scrittori moderni, da gli iati della versificazione del Carducci a l’iato di Calvino a nell’iambo di Pascoli, che portano a seguire il mio originario consiglio di usare lo davanti a jugoslavo.
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Concedo al lettore che non mancano autori che impiegano il davanti ad i semivocalica ma ci sono anche di quelli che mettono in dubbio l’uso di lo davanti a z. a parte il leopardiano e intanto riede alla sua parca mensa / Fischiando il zappatore, di cui mi industriai di chiarire le ragioni proprio in questa rubrica parecchio tempo fa, che dire di Alfredo Panzini che, negli Anni Trenta, nella sua Grammatica italiana, ora fatta rivivere con molta fortuna in una nuova ristampa scrive: «L’uso di lo davanti a z tende a scomparire (il zero, il zucchero)»?
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Ebbene, personalmente, non mi va questo il zero, il zucchero mi va il jugoslavo e, se mi si chiede un parere, devo pur darlo secondo i miei convincimenti.
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Ma, poiché è necessario non avere convinzioni, partendo dalla presenza di i semivocale, è bene esaminare anche l’altra semivocale italiana in posizione iniziale, la u.
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Ebbene, presi uomo e uovo, qual è l’articolo da usare?
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Non vi è dubbio che è lo.
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Come diciamo l’uomo e l’uovo, par coerente dire l’iato e l’iugoslavo.
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L’intervento del gentile lettore mi pare determinato dal titolo del mio articolo: «Solo più» ed altri orrori.
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L’aver trovato il jugoslavo in un articolo con quel titolo, lo ha disturbato.
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E qui non gli si può dar del tutto torto.
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Ma dovrò pur sussurrargli all’orecchio che l’autore dei titoli non sono io, che li leggo, quasi sempre con ammirazione, quando escono gli articoli.
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Ed ora che ho rivelato il segreto di un procedimento che tende a rendere accettabili le mie elucubrazioni linguistiche, sono sicuro che il lettore si sentirà un po’ tranquillizzato.
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Tristano Bolelli

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