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Non si trova più un «fidanzato»

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 28 dicembre 1980


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È chiaro che una parola isolata è un puro riferimento e che solo il contesto permette di vederne il valore. La lingua non è davvero una pura terminologia anche se di termini non può fare a meno.

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Se io dico padre senza alcun altro riferimento non si sa se alludo a chi ha generato figli o ad un religioso; se dico cane non si sa se mi riferisco all’animale amico dell'uomo o ad una parte del fucile; se dico gamba non si sa se intendo parlare di un arto o di una parte del tavolo. Ci sono, però, altre osservazioni da fare. Le parole tecniche sono le più precise, le meno equivoche. Quando si parla di neutrone, chi sa la fisica capisce subito che si allude alla particella pesante priva di carica elettrica, di un ben preciso peso atomico, che entra nella costituzione di nuclei atomici.

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Se pronuncio la parola casa, il suo significato è così ampio da non esprimere, in pratica, nulla. Pensiamo a quante volte è pronunciata, nella lingua comune, neutrone e quante volte diciamo casa. La prima può non essere compresa dai non addetti ai lavori e non ammette equivoci; la seconda è capita da tutti ma non dice niente, così come poco dice il verbo tuttofare cosare al quale ha dato origine, definito dal Tommaseo verbo « di senso indeterminato che nel dialetto toscano e romano usasi volgarmente quando non viene alla lingua il verbo proprio dell'azione che intendesi denotare ». Vediamo, così, chiaramente che una parola, quanto meno è usata, tanto più mantiene il suo significato.

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I fatti che abbiamo fin qui esposto si trovano in tutte le lingue ma la loro distribuzione è diversa. Quando si dice tempo ci si può riferire o alla successione illimitata degli istanti che caratterizza la vita e la storia o a fenomeni atmosferici o ad una proprietà della musica. Come è noto, non è così per il tedesco che dice, nel primo caso, Zeit, nel secondo Wetter, nel terzo Tempo (con un prestito che conferma l'importanza della civiltà musicale italiana) ed altrettanto avviene in inglese che ha tre parole time, weather e tempo.

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Del resto, perfino nelle lingue di cultura più affine sorgono delle difficoltà nel rendere concetti anche molto comuni. Il francese traduce il titolo del romanzo I Promessi Sposi con Les fiancés e davvero in italiano ci troveremmo in imbarazzo se sentissimo dire che Alessandro Manzoni ha scritto I danzati. Ma poiché vi è una sorta di traduzione stilistica anche all'interno di una stessa lingua, ci potremmo chiedere perché il Manzoni non abbia posto come titolo I danzati in luogo di I Promessi Sposi.

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Ebbene, anche se danzato in italiano esiste almeno fin dal '500 (e mi riferisco al passo della traduzione di Tacito fatta dal Davanzati, « Arminio gli aveva rapito la figliola fidanzata a un altro ») e per quanto lo stesso Manzoni scrivesse in un famoso passo del coro dell'Adelchi: orbate / spose dal brando, e vergini / indarno danzate, nell'Ottocento promesso sposo e promessa sposa sono le espressioni correnti mentre sia il Tommaseo sia il Petrocchi dicono che danzato e danzata non sono voci popolari. Il fatto stesso che il Manzoni abbia usato fidanzato in poesia (sia pure come partipico) e promessi sposi in prosa ne è una testimonianza. In Toscana erano (e in qualche caso sono) anche in uso damo e dama che compaiono perfino in canti popolari (« E lo mio damo che si chiama Nanni... S'egli è nato per me il ciel lo mandi ») ma le due voci sono indicate addirittura come volgari dal Petrocchi. Io le considererei piuttosto popolari e contadinesche.

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Fidanzato e fidanzata, almeno nei primi quarant'anni del nostro secolo, specialmente nelle famiglie borghesi, furono parole usitatissime e nessuno avrebbe detto, se non in una occasione aulica, promesso sposo o promessa sposa. È vero che le occasioni auliche in quei tempi non mancavano ma anche qui occorre tener conto delle circostanze e dei registri della parola e della frase.

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Che ne è oggi di fidanzato e di fidanzata? Basta vivere in questo mondo per rispondere che le due parole, così gioiosamente usate in tempi non troppo remoti, sono in grave e, quasi si direbbe, irreparabile decadenza. Oggi si parla di ragazzo e di ragazza, in corrispondenza con una libertà che esclude, nella maggioranza dei casi, ogni forma di ufficialità. Del resto è in declino perfino il matrimonio; figuriamoci il fidanzamento.

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Tristano Bolelli


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