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Maarten Janssen, 2014-
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Seicento parole per dire «prostituta»
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
28
ottobre
1981
more header data
[1]
SAREBBE
un
errore
ritenere
che
tutte
le
parole
di
una
lingua
siano
registrate
nel
dizionario
.
[2]
Se
è
vero
che
nei
comuni
vo-
cabolari
le
parole
registrate
sono
fra
le
50
mila
e
le
100
mi-
la
,
dobbiamo
ricordare
che
i
sostantivi
presentano
,
esclusi
quelli
invariabili
,
un
singolare
e
un
plurale
(
amico
,
amici
)
,
gli
aggettivi
hanno
,
oltre
a
questa
categoria
del
plurale
,
il
maschile
e
il
femminile
(
bella
,
bella
,
belli
,
belle
)
,
i
verbi
ad-
dirittura
52
forme
(
dico
,
dici
,
ecc
.
)
,
tanto
che
a
disposizione
dei
parlanti
,
teoricamente
,
le
voci
sono
molto
più
numerose
di
quelle
che
figurano
in
un
vocabolario
.
[3]
Ma
,
ovviamente
,
l'
uso
di
ciascuno
è
limitato
alla
sua
sfera
di
conoscenze
,
alla
sua
cultura
e
nessuno
è
completamente
padrone
del
vocabo-
lario
della
propria
lingua
.
[4]
Non
parliamo
poi
dei
linguaggi
speciali
,
dei
gerghi
e
di
quelle
voci
che
sono
così
rare
da
ri-
manere
ai
margini
della
lingua
.
[5]
Quanto
ai
gerghi
,
bisogna
affermare
che
essi
sono
tali
so-
lo
se
limitati
a
un
numero
ristretto
di
persone
e
soprattutto
se
queste
persone
hanno
coscienza
di
usare
il
loro
gergo
ap-
posta
,
per
non
farsi
intendere
da
altri
che
non
siano
del
loro
gruppo
,
quasi
a
sanzionare
un
voluto
distacco
dalla
realtà
circostante
.
[6]
Vi
sono
,
perciò
,
gerghi
di
mestieri
,
gerghi
di
stu-
denti
(
ma
non
in
modo
vistoso
in
Italia
)
,
gerghi
dei
carce-
rati
,
ecc
.
[7]
Per
questo
non
è
da
consigliare
l'
uso
della
parola
«
gergo
›
›
quando
viene
applicata
-
e
ciò
accade
molto
frequentemen-
te
-
ai
linguaggi
tecnici
,
dei
medici
,
degli
ingegneri
,
degli
scienziati
in
genere
.
In
tal
caso
l'
uso
è
soltanto
metaforico
ma
può
creare
equivoci
.
Il
linguaggio
tecnico
non
vuole
,
per
principio
,
restare
ri-
servato
a
una
casta
o
a
un
gruppo
,
anche
se
viene
inteso
so-
lo
dagli
addetti
ai
lavori
.
Il
vero
gergo
si
propone
,
invece
,
di
restare
proprio
di
una
categoria
di
persone
che
non
desi-
derano
farsi
capire
dagli
altri
.
Tipico
è
il
gergo
dei
carcerati
che
vogliono
comunicare
fra
di
loro
senza
farsi
capire
dalle
guardie
carcerarie
.
Che
,
poi
,
queste
riescano
a
impadronir-
si
degli
elementi
gergali
e
ne
facciano
addirittura
dei
picco-
li
vocabolari
,
è
un
altro
discorso
:
fa
parte
del
loro
mestiere
.
La
fantasia
dell'
uomo
nel
creare
parole
è
incredibile
.
Un
autore
tedesco
,
Edgar
Radtke
,
con
molta
diligenza
,
è
riusci-
to
a
raccogliere
per
1
'
italiano
(
compresi
,
ovviamente
,
i
dialet-
ti
)
la
bellezza
di
650
parole
per
dire
«
prostituta
›
›
.
Ce
ne
so-
no
,
a
quanto
pare
,
155
nella
lingua
letteraria
,
122
nella
lin-
gua
familiare
,
174
nella
lingua
popolare
,
199
nei
gerghi
.
Cer-
tamente
queste
distinzioni
e
questi
confini
non
possono
pretendere
di
essere
assoluti
,
nella
poliedricità
delle
parlate
italiane
e
nella
variabilità
dell'
uso
personale
.
Dice
,
tuttavia
,
molto
,
il
tentativo
di
caratterizzare
i
vari
livelli
linguistici
(
letterario
,
familiare
,
popolare
e
gergale
)
in
cui
l'
Autore
ha
voluto
rinchiudere
tutte
quelle
voci
:
di
esse
compaiono
nei
vocabolari
comuni
soltanto
poche
unità
.
Se
ci
rivolgiamo
,
per
un
confronto
,
al
francese
,
i
dati
raccolti
dicono
che
lo
stesso
concetto
è
espresso
da
759
parole
,
un
numero
mag-
giore
,
dunque
,
dell'
italiano
,
mentre
lo
spagnolo
ne
ha
358
,
poco
più
della
metà
.
Se
vogliamo
fare
un
breve
commento
a
queste
cifre
,
dob-
biamo
,
prima
di
tutto
,
notare
1
'
ovvia
diversità
dell'
uso
di
queste
voci
e
le
difficoltà
incontrate
dall'
Autore
per
reperir-
le
.
Testi
scritti
,
testimonianze
orali
,
inchieste
in
vari
ambien-
ti
sono
il
prezzo
che
si
deve
pagare
per
ogni
ricerca
linguisti-
ca
di
questo
tipo
,
che
non
è
astratta
ma
deve
riferirsi
a
fatti
ben
precisi
.
Ma
quello
che
indubbiamente
meraviglia
è
l’
al-
tissimo
numero
di
voci
per
un
solo
significato
.
Del
resto
,
ba-
sti
dire
che
nel
1883
,
usciva
in
seconda
edizione
un
libricci-
no
intitolato
In
quanti
modi
si
può
morire
in
Italia
di
Luigi
Morandi
,
istitutore
del
futuro
Vittorio
Emanuele
III
.
Ebbene
,
le
locuzioni
e
le
voci
da
lui
raccolte
per
dire
«
morire
»
nelle
parlate
d'
Italia
erano
ben
170
e
sicuramente
la
lista
non
era
e
non
è
completa
:
si
va
dal
semplice
morire
a
tirare
il
calzino
.
Tutto
questo
deve
far
riflettere
sulla
pretesa
di
razionaliz-
zare
il
linguaggio
e
di
renderlo
adatto
ai
calcolatori
.
L'
infini-
ta
fantasia
dell'
uomo
,
le
sue
creazioni
e
le
sue
metafore
ten-
dono
a
complicare
il
problema
fino
a
far
ritenere
che
sia
insolubile
.
[8]
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