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Maarten Janssen, 2014-
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Ma che cos’è la deonomastica?
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
29
maggio
1985
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[1]
Quel
rubinetto
chiamato
Robert
[2]
Non
vi
è
certamente
italiano
di
media
cultura
che
,
sentendo
parlare
di
una
perpetua
,
non
interpreti
la
voce
come
«
domestica
di
un
ecclesiastico
»
di
età
matura
(
quella
che
era
ed
è
detta
età
sinodale
,
cioè
superiore
agli
anni
quaranta
,
secondo
le
prescrizioni
del
Concilio
di
Trento
)
anche
se
di
domestiche
credo
che
anche
i
preti
,
per
lo
più
di
modeste
condizioni
economiche
,
debbano
ormai
fare
a
meno
e
siano
costretti
ad
accudire
personalmente
alla
loro
casa
.
[3]
È
inutile
dire
che
Perpetua
è
il
nome
della
«
serva
»
di
Don
Abbondio
«
affezionata
e
fedele
,
che
sapeva
obbedire
e
comandare
,
secondo
l’
occasione
»
,
come
dice
il
Manzoni
.
[4]
E
poiché
parliamo
del
famoso
curato
manzoniano
,
nessuno
,
sentendo
applicare
il
nome
di
Don
Abbondio
a
qualcuno
piò
pensare
che
si
tratti
di
un
uomo
coraggioso
,
capace
di
reazione
di
fronte
ai
soprusi
.
[5]
Anche
rodomonte
,
sacripante
,
gradasso
vengono
alla
memoria
a
notare
certi
personaggi
della
letteratura
che
designano
ormai
nomi
comuni
.
[6]
La
mente
corre
subito
a
un
bel
libro
,
uscito
nel
1925
,
ristampato
con
un
supplente
nel
1968
,
di
quel
grande
studioso
della
lingua
italiana
che
fu
Bruno
Migliorini
.
[7]
Il
titolo
di
quell’
opera
era
Dal
nome
proprio
al
nome
comune
ed
è
stato
fino
a
ieri
il
punto
di
riferimento
per
ogni
trattazione
sull’
argomento
e
lo
è
anche
oggi
per
un
recentissimo
libro
di
Enzo
La
Stella
che
porta
nel
titolo
una
parola
che
manca
ai
più
recenti
vocabolari
:
deonomastica
.
[8]
Il
questo
caso
il
sottotitolo
Vocaboli
derivati
da
nomi
propri
con
corrispondenti
da
nomi
propri
con
le
corrispondenti
forme
francesi
,
inglesi
,
spagnole
e
tedesche
tende
,
anche
se
non
esclusivamente
,
a
spiegare
il
titolo
che
è
Dizionario
storico
di
deonomastica
.
[9]
Di
largo
uso
fra
i
linguisti
sono
onomastica
«
insieme
di
nomi
proprio
di
una
lingua
o
di
una
regione
e
il
loro
studio
»
e
toponomastica
«
insieme
dei
nomi
di
luogo
e
il
loro
studio
»
:
ma
deonomastica
è
voce
nuova
,
certamente
molto
recente
.
[10]
L’
Autore
fa
varie
distinzioni
:
antroponimi
o
nomi
personali
,
etonomi
o
nomi
di
popoli
e
razze
,
tribù
e
toponimi
o
nomi
di
luogo
e
in
parte
queste
distinzioni
sono
note
,
come
si
è
visto
sopra
.
[11]
Il
criterio
di
La
Stella
è
quanto
mai
vasta
e
va
dal
tipo
mausoleo
,
nome
che
originariamente
designava
il
monumento
funebre
costituito
nel
350
avanti
Cristo
a
Mausolo
nella
città
di
Alicanasso
ed
ora
applicato
a
qualunque
altro
grandioso
monumento
funebre
,
a
pastorizzazione
per
designare
,
com’
è
noto
,
il
processo
di
sterilizzazione
inventato
da
Pasteur
;
da
galvanizzare
a
filippica
;
da
lolita
a
garibaldino
,
da
gianduiotto
a
bastia
n
contrario
;
da
rubinetto
(
in
quanto
diminutivo
di
Robert
,
nomignolo
dato
in
francese
al
montone
perché
le
cannelle
delle
fontane
spesso
erano
decorate
con
una
testa
,
appunto
,
di
montone
,
a
durindana
,
in
origine
la
spada
di
Orlando
ed
ora
scherzosamente
appellata
ad
ogni
genere
di
grossa
spada
;
da
scotch
«
whisky
»
e
«
nastro
adesivo
»
,
dal
nome
degli
scozzesi
,
a
schiavo
«
(
prigioniero
)
slavo
»
a
sodomia
,
dal
nome
della
città
della
Palestina
meridionale
dove
accadde
quello
che
accadde
;
da
baionetta
,
dalla
città
di
Bayonne
,
a
lillipuziano
,
abitante
di
Lilliput
nei
Viaggi
di
Gulliver
di
J
.
Swift
.
Come
si
vede
,
è
tutto
un
intreccio
di
realtà
e
di
invenzione
in
cui
riconosciamo
una
delle
qualità
precipue
della
lingua
,
la
fantasia
creatrice
.
[12]
L’
arco
così
ampio
ha
portato
,
forse
,
nel
libro
di
La
Stella
a
qualche
squilibrio
di
incertezza
.
[13]
Così
,
per
esempio
,
ho
anche
dubbio
sull’
opportunità
di
includere
parole
che
trovano
la
loro
origine
in
epiteti
di
santi
o
divinità
come
«
intemerata
»
«
forte
rabbuffo
»
(
dall’
inizio
di
una
preghiera
latina
alla
Madonna
:
O
intemerata
Virgo
…
)
e
come
strenna
che
risale
ad
una
voce
(
latino
strena
)
considerata
dagli
antichi
di
origine
sabina
(
forse
adattamento
di
una
voce
etrusca=
che
vuol
dire
«
dono
»
e
che
non
pare
dunque
un
deonomastico
.
Forse
l’
equivoco
è
storto
perché
pare
che
esistesse
il
derivato
Strenia
«
dea
dei
presagi
favorevoli
»
;
o
clacson
che
è
stato
in
origine
un
marchio
di
fabbrica
come
altri
,
pure
accolti
nel
Dizionario
.
[14]
Se
proprio
,
dunque
,
vogliamo
trovare
un
difetto
è
per
troppo
vigore
.
[15]
Ma
non
si
debbano
tacere
i
meriti
del
volume
,
edito
da
Olschki
di
Firenze
(
lo
stesso
editore
del
libro
di
Migliorini
)
,
che
sono
tanti
.
[16]
La
raccolta
paziente
di
materiali
si
risolve
in
una
lettera
molto
istruttiva
e
insieme
piacevole
:
e
questo
non
è
poco
parlando
di
un
libro
di
linguistica
.
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