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INSOMMA, come la mettiamo? In un articolo ferragostano trovo nel titolo lo sdraio e nel testo le sdraie. La confusione è certo avvenuta perché la sdraia viene da sedia a sdraio. Forse potrebbe affacciarsi con qualche pretesa la sdraio, ma non è legittimo dire lo sdraio che significa soltanto « lo sdraiarsi, posizione di chi è sdraiato ». Siamo, ancora una volta, come si vede, alle prese col genere grammaticale che costituisce per l'italiano un tema molto complesso. È noto che spesso alla parola francese Mémoíres « memorie », tito- lo di tanti libri fra i quali uno di Carlo Goldoni, viene pre- messo l'articolo le: ma Mémoires in francese è maschlie e perciò la forma giusta da adoperare è i mémoires. Caso simi- le è quello di Les Annales che in francese è femminile e per- ciò diremo le Annales. Questa posizione ci aiuta a risolvere un altro quesito: si dice, riferendoci al famoso giornale, la Washington Post, co- me vedo frequentemente scritto, o il Washington Post? Chi permette l’articolo femminile pensa a Post che in italiano si- gnifica « posta » ma post in inglese non è né maschile né fem- minile e, per di più, in italiano sottintendiamo « giornale ›› o «quotidiano »: sarà dunque da preferire il Washington Post. Diverso è il caso del tedesco Frankfurter allgemeine Zei- tung, in cui si ha Zeitung « giornale ›› femminile. Diventa dunque, d'obbligo usare l'articolo femminile. Per i nomi dei giornali italiani l'articolo fa corpo col titolo e perciò La Stampa porta in sé il suo genere come Il Resto del Carlino o La Nazione: non ci sono, in questi casi, dubbi. In italiano c'è tutta una serie di parole in -a che sono ma- schili come boia, capoccia, collega, despota, duca, monar- ca, patriarca, patriota, pilota, poeta. A queste bisogna ag- giungere stratega, neòfita, autodidatta, poliglotta (anche fem-
minili). Ebbene, quest'ultima serie, come si è già detto, è passata alla desinenza -a mentre dovrebbe avere una -o e cioè presentarsi come stratego, neòfito, autodidatto, poliglotto; è infatti, leggendo documenti e iscrizioni dell'Ottocento tro- viamo spesso autodidatto e poliglotto, che corrispondono me- glio alle forme greche di derivazione, che sono in -os. Come è avvenuto il passaggio alle forme con -a? Abbia- mo visto sopra che in italiano non mancano maschili in -a ed è già una sufficiente ragione d'attrazione. Inoltre questo deve insegnare che altra è l’origine remota (come il latino o il greco) e altro è 1'origine prossima (il francese o l'inglese come mediatore di parole d'origine classica). Ebbene (e si con- fronti il n.27), se prendiamo autodidatta, constatiamo che non è attestato da noi prima dell'Ottocento e dapprima nella for- ma autodidatto, mentre in francese autodidacte risale niente- meno che al Cinquecento. La parola francese con e muta non poteva far propendere verso 1'-a o verso l'-o in maniera decisiva, semmai avrebbe potuto suggerire la -e. Chi usava autodidatto o poliglotto pensava alla forma greca in -o (si tratta di parole sicuramente dotte) trascurando, anche per ragioni puristiche, l'origine prossima che riportava al fran- cese. La sua scelta, insomma, era condizionata dal greco e non dalla provenienza francese. Oggi chi dicesse autodidal- to o poliglotto farebbe ridere. Una voce che può essere richiamata a confermare la com- plessità della tradizione è prosèlito che figura anche come prosèlíte. Ebbene, qui non abbiamo la forma in -a che alcu- ni vocabolari riservano semmai al femminile. Ma prosèlite, dato da alcuni vocabolari come meno corretto di prosèlito, denuncia una derivazione dal francese proselyte e non dal la- tino e dal greco. È un esempio prezioso che conferma l'origine francese di queste voci nell'ambito dotto e che col suo -e ci aiuta a ca- pirne la derivazione. Non dobbiamo dimenticare che il fran- cese ha avuto, in particolare alle origini della nostra lettera- tura e nel Settecento, un influsso molto forte sulla nostra lin- gua non solo per parole dotte come quelle di cui abbiamo parlato ma per parole popolari. Non mi si domandi, scherzando, da quale recipiente si beveva quando in italiano non esisteva la parola bottiglia. Parole e cose qualche volta non vanno insieme. Stando, pe- rò, allo scherzo risponderei che bevevano dal fiasco, voce già citata in un testo latino medioevale (flascum unum de vi- no) del 1238.
BolLS270981
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