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I «Mémoires» maschili

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 27 settembre 1981


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INSOMMA, come la mettiamo?
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In un articolo ferragostano trovo nel titolo lo sdraio e nel testo le sdraie.
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La confusione è certo avvenuta perché la sdraia viene da sedia a sdraio.
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Forse potrebbe affacciarsi con qualche pretesa la sdraio, ma non è legittimo dire lo sdraio che significa soltanto « lo sdraiarsi, posizione di chi è sdraiato ».
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Siamo, ancora una volta, come si vede, alle prese col genere grammaticale che costituisce per l'italiano un tema molto complesso.
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È noto che spesso alla parola francese Mémoíres « memorie », tito- lo di tanti libri fra i quali uno di Carlo Goldoni, viene pre- messo l'articolo le: ma Mémoires in francese è maschlie e perciò la forma giusta da adoperare è i mémoires.
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Caso simi- le è quello di Les Annales che in francese è femminile e per- ciò diremo le Annales.
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Questa posizione ci aiuta a risolvere un altro quesito: si dice, riferendoci al famoso giornale, la Washington Post, co- me vedo frequentemente scritto, o il Washington Post?
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Chi permette larticolo femminile pensa a Post che in italiano si- gnifica « posta » ma post in inglese non è maschile fem- minile e, per di più, in italiano sottintendiamo « giornale o «quotidiano »: sarà dunque da preferire il Washington Post. Diverso è il caso del tedesco Frankfurter allgemeine Zei- tung, in cui si ha Zeitung « giornale femminile. Diventa dunque, d'obbligo usare l'articolo femminile. Per i nomi dei giornali italiani l'articolo fa corpo col titolo e perciò La Stampa porta in il suo genere come Il Resto del Carlino o La Nazione: non ci sono, in questi casi, dubbi. In italiano c'è tutta una serie di parole in -a che sono ma- schili come boia, capoccia, collega, despota, duca, monar- ca, patriarca, patriota, pilota, poeta. A queste bisogna ag- giungere stratega, neòfita, autodidatta, poliglotta (anche fem-
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minili).
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Ebbene, quest'ultima serie, come si è già detto, è passata alla desinenza -a mentre dovrebbe avere una -o e cioè presentarsi come stratego, neòfito, autodidatto, poliglotto; è infatti, leggendo documenti e iscrizioni dell'Ottocento tro- viamo spesso autodidatto e poliglotto, che corrispondono me- glio alle forme greche di derivazione, che sono in -os.
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Come è avvenuto il passaggio alle forme con -a?
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Abbia- mo visto sopra che in italiano non mancano maschili in -a ed è già una sufficiente ragione d'attrazione.
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Inoltre questo deve insegnare che altra è l’origine remota (come il latino o il greco) e altro è 1'origine prossima (il francese o l'inglese come mediatore di parole d'origine classica).
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Ebbene (e si con- fronti il n.27), se prendiamo autodidatta, constatiamo che non è attestato da noi prima dell'Ottocento e dapprima nella for- ma autodidatto, mentre in francese autodidacte risale niente- meno che al Cinquecento.
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La parola francese con e muta non poteva far propendere verso 1'-a o verso l'-o in maniera decisiva, semmai avrebbe potuto suggerire la -e.
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Chi usava autodidatto o poliglotto pensava alla forma greca in -o (si tratta di parole sicuramente dotte) trascurando, anche per ragioni puristiche, l'origine prossima che riportava al fran- cese.
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La sua scelta, insomma, era condizionata dal greco e non dalla provenienza francese.
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Oggi chi dicesse autodidal- to o poliglotto farebbe ridere.
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Una voce che può essere richiamata a confermare la com- plessità della tradizione è prosèlito che figura anche come prosèlíte.
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Ebbene, qui non abbiamo la forma in -a che alcu- ni vocabolari riservano semmai al femminile.
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Ma prosèlite, dato da alcuni vocabolari come meno corretto di prosèlito, denuncia una derivazione dal francese proselyte e non dal la- tino e dal greco.
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È un esempio prezioso che conferma l'origine francese di queste voci nell'ambito dotto e che col suo -e ci aiuta a ca- pirne la derivazione.
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Non dobbiamo dimenticare che il fran- cese ha avuto, in particolare alle origini della nostra lettera- tura e nel Settecento, un influsso molto forte sulla nostra lin- gua non solo per parole dotte come quelle di cui abbiamo parlato ma per parole popolari.
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Non mi si domandi, scherzando, da quale recipiente si beveva quando in italiano non esisteva la parola bottiglia.
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Parole e cose qualche volta non vanno insieme.
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Stando, pe- , allo scherzo risponderei che bevevano dal fiasco, voce già citata in un testo latino medioevale (flascum unum de vi- no) del 1238.
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BolLS270981

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