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Maarten Janssen, 2014-
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SU UN ANTICO EUFENISMO
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
27
giugno
1986
more header data
[1]
Non
rompete
gli
stivali
[2]
Ho
letto
che
il
presidente
del
Consiglio
dei
ministri
ha
chiamato
pubblicamente
«
intellettuale
dei
miei
stivali
»
un
suo
avversario
politico
.
[3]
La
storia
di
quegli
stivali
è
piuttosto
strana
.
[4]
Un
giornalista
ha
pensato
che
si
alludesse
al
fascismo
(
morto
da
più
di
quarant’
anni
ma
risorgente
nella
mente
di
alcuni
in
ogni
circostanza
)
per
poi
concludere
che
il
fascismo
non
c’
entrava
affatto
.
[5]
L’
origine
della
locuzione
è
eufemistica
perché
già
un
autore
che
visse
fra
il
1560
e
il
1629
,
Alessandro
Allegri
,
usa
stivale
col
significato
di
«
minchione
»
e
così
fece
Michelangelo
Bonarroti
il
giovane
,
l’
autore
della
Fiera
e
ed
della
Troncia
,
suo
quasi
contemporaneo
,
che
scrisse
:
«
Si
fatte
ciance
e
menzogne
cotali
Son
da
dare
ad
intender
a’
merlotti
.
A
donne
e
a
ragazzi
.
A
goffi
,
a
pazzi
,
a
uomini
stivali
»
(
e
in
questo
caso
il
valore
è
palesemente
oggettivale
)
.
[6]
Alessandro
Allegri
attinse
,
e
così
fece
Bonarroti
il
giovane
,
al
linguaggio
popolare
toscano
dando
toni
giocosi
a
molte
sue
pagine
.
[7]
Dunque
se
stivale
fu
usato
per
designare
un
minchione
,
è
lecito
vedere
nella
parola
l’
originario
significato
che
oggi
si
riferisce
a
scatole
o
a
corbelli
quando
di
dice
di
rompere
le
scatole
o
rompere
i
corbelli
;
e
infatti
c’
è
anche
la
locuzione
rompere
gli
stivali
ad
uno
.
[8]
Sempre
nell’
ambito
di
stivale
,
definito
dal
Petrocchi
«
Scarpa
che
copre
tutto
o
gran
parte
dello
stinco
»
,
c’
è
dottore
o
professore
(
o
altro
titolo
)
dei
miei
stivali
,
nel
quale
si
inquadra
l’
intellettuale
dei
miei
stivali
,
in
cui
il
valore
eufemistico
di
cui
parlavamo
appare
nel
suo
indubbio
valore
.
[9]
Dire
a
uno
che
è
persona
dei
miei
stivali
fa
sorgere
il
problema
se
si
tratti
di
offesa
ma
le
offese
di
questo
tipo
fanno
venire
in
mente
quel
comune
senso
del
pudore
che
,
a
quanto
pare
anche
a
me
che
non
sono
giurista
,
non
è
facilmente
definibile
perché
non
si
sa
quali
limiti
porgli
.
[10]
Più
facile
è
,
semmai
,
parlare
di
buono
o
di
cattivo
gusto
.
[11]
Certamente
,
e
non
ha
torto
,
il
Tommaseo
dice
che
la
locuzione
(
da
lui
definita
familiare
)
rompere
gli
stivali
ad
uno
per
«
noiarlo
,
importunarlo
»
,
equivale
a
rompere
gli
stinchi
,
il
capo
,
ma
aggiunge
«
questo
è
più
eletto
»
(
con
una
scelta
impagabile
dell’
aggettivo
)
.
[12]
Io
andrei
un
po’
più
in
là
nella
valutazione
e
direi
che
a
nessuno
piace
sentirsi
chiamare
«
degli
stivali
di
un
altro
»
,
tanto
più
che
c’
è
perfino
,
nel
vocabolario
,
stivaleria
,
definita
,
«
minchioneria
»
.
[13]
Quanto
allo
stile
parlamentare
,
non
sempre
si
resta
in
quella
compostezza
linguistica
che
una
volta
lo
caratterizzava
;
ma
,
come
si
sa
,
il
linguaggio
comune
,
assai
poco
pudico
e
spesso
scatologico
,
non
favorisce
il
mantenimento
di
uno
stile
di
qualche
elevatezza
,
anche
se
si
potrebbe
dire
che
proprio
da
certe
tribune
dovrebbe
venire
il
buon
esempio
.
[14]
Restano
nell’
ambito
parlamentare
,
devo
dire
che
,
avendo
da
giovane
imparato
il
latino
,
sono
rimasto
stupefatto
nel
sentire
un
deputato
(
non
ne
faccio
il
nome
per
ragioni
umanitarie
)
dire
alla
televisione
«
Nec
tecum
nec
sine
tecum
vivere
possum
»
,
che
vorrebbe
dire
:
«
Non
posso
vivere
teco
né
senza
teco
!
»
.
[15]
È
inutile
dire
che
il
bistrattato
Catullo
ha
scritto
nec
tecum
nec
sine
te
vivere
possum
«
non
posso
vivere
né
con
te
né
senza
di
te
»
.
[16]
Sarà
stato
certamente
un
lapsus
ma
,
io
dico
,
perché
quelli
che
il
latino
non
lo
sanno
o
lo
sanno
poco
,
non
si
astengano
pudicamente
dal
citare
passi
nell’
antica
lingua
di
Roma
che
merita
pure
qualche
riguardo
anche
da
parte
di
chi
non
la
conosce
se
non
di
vista
?
[17]
Ma
non
solo
certi
politici
cascano
in
questa
cattiva
abitudine
.
[18]
In
un
libro
recente
di
un
illustre
professore
,
trovo
un
Quod
est
veritas
?
[19]
Per
un
corretto
Quid
est
veritas
?
[20]
«
che
cosa
è
la
verità
?
»
.
[21]
La
cosa
è
sconsolante
se
è
vero
che
,
anche
in
questo
caso
,
non
c’
era
bisogno
di
fare
citazioni
latine
esponendosi
se
non
al
ludibrio
almeno
alla
critica
più
letto
elementare
.
[22]
È
proprio
vero
che
conoscere
i
propri
limiti
è
la
prima
virtù
del
saggio
.
[23]
Si
era
molto
riso
di
un
celebre
personaggio
del
regime
fascista
che
aveva
detto
che
bisognava
cercare
di
ottenere
una
cosa
(
non
ricordo
più
quale
)
per
la
patria
e
mantenerla
unguibus
et
rostribus
«
con
le
unghie
e
coi
denti
»
invece
che
unguibus
et
rostris
.
[24]
Come
nel
caso
di
tecum
e
sine
tecum
ha
giocato
l’
analogia
e
addirittura
la
rima
.
[25]
Ma
perché
ora
che
siamo
in
democrazia
non
si
impara
ad
usare
meglio
i
nostri
mezzi
espressivi
?
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