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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Orwell, il tiranno e le parole
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
27
maggio
1984
more header data
[1]
Di
George
Orwell
si
è
parlato
molto
quest’
anno
,
7984
che
dà
il
titolo
al
suo
libro
più
famoso
.
[2]
Un
po’
meno
,
fra
i
diversi
aspetti
dell’
opera
,
si
è
trattato
dell’
Appendice
,
intitolata
I
principi
della
neolingua
che
,
pur
restando
a
sé
,
rappresenta
un
punto
essenziale
della
terribile
società
che
l’
Autore
ha
,
nel
suo
drammatico
presagio
,
descritta
.
[3]
Che
la
lingua
sia
il
cardine
fondamentale
di
ogni
società
è
evidente
ed
ogni
mutamento
nella
compagine
sociale
non
ha
potuto
evitare
di
prenderla
in
considerazione
.
[4]
Si
pensi
alla
Rivoluzione
francese
,
il
cui
atteggiamento
fu
di
assoluta
preclusione
nei
riguardi
di
varietà
linguistiche
di
minoranze
come
il
basco
,
il
bretone
,
il
provenzale
nelle
quali
furono
visti
capisaldi
di
conservatorismo
da
smantellare
.
[5]
Il
sogno
di
ogni
regime
è
quello
di
dominare
il
fattore
lingua
per
avere
una
uniformità
di
espressione
che
serva
da
veicolo
all’
ideologia
dominante
.
[6]
Oltre
alla
Rivoluzione
francese
,
si
pensi
alla
Rivoluzione
sovietica
in
cui
a
lungo
si
sostenne
la
teoria
di
Nocolaj
J
.
[7]
Marr
,
sorretta
dalle
autorità
politiche
,
secondo
la
quale
la
lingua
rifletteva
,
come
sovrastruttura
,
i
mutamenti
della
base
economica
.
[8]
Era
il
dogma
della
lingua
in
quanto
prodotto
di
classe
.
[9]
Venne
,
poi
,
la
confessione
staliniana
ad
affermare
che
la
formula
del
carattere
di
classe
della
lingua
era
errata
e
non
marxista
con
la
conseguenza
che
il
fenomeno
lingua
non
doveva
essere
immischiato
in
fatti
di
natura
economica
e
politica
.
[10]
Da
noi
durante
il
fascismo
,
ci
fu
un’
opposizione
ad
ogni
forma
di
simpatia
per
il
dialetto
con
conseguente
sostegno
ad
oltranza
di
un
neopurismo
che
condusse
alla
lotta
contro
le
parole
straniere
,
tanto
che
si
arrivò
perfino
ad
episodi
di
stupidità
come
quando
dei
giovani
fascisti
,
più
forniti
di
muscoli
che
di
cervello
,
in
una
città
toscana
,
come
è
stato
raccontato
un’
altra
volta
,
spaccarono
un’
insegna
di
un
cinematografo
che
si
chiamava
Eden
prendendolo
per
un
omaggio
al
ministro
degli
Esteri
inglese
e
non
per
l’
espressione
del
Paradiso
Terrestre
che
quei
giovanotti
dimostravano
di
meritare
d’
aver
smarrito
.
[11]
Orwell
descrive
il
cambiamento
radicale
della
lingua
in
vigore
nello
Stato
tirannico
da
lui
immaginato
,
ma
saggiamente
,
prevede
che
il
mutamento
,
cioè
la
sostituzione
dell’
Archeolingua
con
la
Neolingua
,
sarebbe
avvenuta
sei
o
sette
decenni
dopo
l’
instaurarsi
della
dittatura
e
cioè
intorno
al
2050
,
dando
così
prova
di
consapevolezza
del
lento
procedere
delle
trasformazioni
linguistiche
.
[12]
Nel
1984
solo
gli
articoli
di
fondo
del
giornale
risultano
scritti
in
Neolingua
ma
si
trattava
,
dice
l’
Autore
,
di
un
tour
de
force
che
poteva
essere
compiuto
soltanto
da
uno
specialista
.
[13]
Ma
,
egli
aggiunge
,
pur
trattandosi
di
un
sistema
provvisorio
,
già
nel
1984
i
membri
del
Partito
si
forzavano
di
usare
parole
e
costrutti
grammaticali
in
Neolingua
,
il
cui
fine
era
di
rendere
impossibile
ogni
altra
forma
di
pensiero
.
[14]
Orwell
ci
presenta
,
così
,
il
processo
di
formazione
di
una
lingua
nuova
non
solo
mediante
la
creazione
di
parole
nuove
ma
soprattutto
con
l’
eliminazione
di
parole
o
di
significati
di
parole
eterodossi
.
[15]
Non
una
lingua
totalmente
nuova
,
dunque
,
quanto
piuttosto
il
prodotto
dell’
inaridimento
dei
rami
delle
linfe
di
una
lingua
precedente
.
[16]
Per
esempio
,
l’
aggettivo
libero
non
si
sarebbe
più
potuto
usare
nel
significato
di
«
intellettualmente
indipendente
»
o
«
politicamente
libero
»
ma
solo
col
valore
di
privo
come
nella
frase
Questo
cane
è
libero
dalle
pulci
o
Questo
campo
è
libero
da
erbacce
.
[17]
Non
esistono
la
libertà
intellettuale
e
la
libertà
politica
,
l’
accezione
più
alta
di
libero
veniva
a
cadere
.
[18]
L’
operazione
dei
caratteri
linguistici
e
perciò
della
ricchezza
e
della
fecondità
del
pensiero
.
[19]
La
rigidità
della
definizione
dei
termini
,
la
loro
univocità
,
la
mancanza
di
sfumature
,
l’
intercambiabilità
delle
funzioni
grammaticali
(
ogni
verbo
può
essere
anche
sostantivo
e
viceversa
)
,
la
meccanicità
delle
derivazioni
(
a
prefisso
che
designa
negazione
e
plus
,
pure
prefisso
,
che
è
un
rafforzativo
,
così
che
sfreddo
vuol
dire
«
caldo
»
e
plusfreddo
«
molto
freddo
»
)
faceva
della
neolingua
un
grottesco
mezzo
meccanico
il
cui
fine
rea
la
riduzione
a
zero
delle
capacità
del
cervello
umano
,
fine
ultimo
di
ogni
dittatura
.
[20]
Tristano
Bolelli
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