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Il congiuntivo perduto

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 27 marzo 1982
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column5-7


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Mi hanno raccontato che un insegnante d’italiano in un liceo calabrese fosse solito dire frasi come questa: Prendessero il libro e leggessero.
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Il grande linguista e dialettologo Gerhard Rohlfs ha parlato di -impopolarità- del congiuntivo nell’Italia meridionale ed infatti in quell’ampia area il congiuntivo presente vive solo in alcuni relitti e in frase subordinata è ormai quasi scomparso.
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Per esempio, la frase Credete che se ne vada? in romanesco suona Credete che se ne va?.
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In calabrese e in siciliano il tipo comune è Volete che ci vado io? invece di Volete che ci vada io?.
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La decadenza del congiuntivo è stata segnalata da tempo anche nell’italiano comune parlato e scritto.
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Una ragione di tale decadenza va ricercata nell’influsso del romanesco che, attraverso il cinematografo, la radio e la televisione (si ricordi almeno la presenza di un presentatore televisivo scomparso, Mario Riva, e del vivo e vitale siciliano-americano Mike Buongiorno), ha agito sulla lingua di milioni di telespettatori.
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sarà mancato l0influsso degli immigrati del Sud verso il Nord.
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In italiano letterario fin dal Cinquecento si consolidò il congiuntivo in proposizioni che esprimevano dubbio, incertezza, possibilità o desiderio.
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Prima del Cinquecento si riscontra una qualche esitazione fra indicativo e congiuntivo e anche il celebre verso di Dante, che pure è rigoroso nell’uso del congiuntivo, testimonianza di tale situazione: «Cred’io ch’ei credette ch’io credessi».
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È ovvio che Alessandro Manzoni nei casi citati poco fa usi il congiuntivo e sarebbe impensabile trovare in lui frasi del tipo E credi forse che ti amo? frequenti in un Moravia.
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Rigorosamente manzoniano nonostante l’enorme diversità dello stile è, per questo rispetto, Giovanni Verga che pure è così profondamente calato in una realtà meridionale.
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Nell’aneddotica sul congiuntivo figura il famoso purista Basilio Puoti, napoletano che, ad un amico che l’aveva svegliato nel cuor della notte con un «Vorrei che tu ti alzi», rispose assonnato: «Che tu ti alzassi, si deve dire, sciagurato».
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Cercare nell’uso meridionale la causa di quello che molto specialmente toscani considerano un tradimento dell’italiano è corretto ma parziale.
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Si pensi che in francese una frase del tipo Credo che sia partito suona Credo che è partito e l’inglese ha ormai poche tracce del congiuntivo anche se alcuni scrittori moderni hanno cercato di rimetterlo in onore.
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L’influsso di queste due lingue per i più frequenti scambi e per le traduzioni non è da sottovalutare.
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Ma anche considerando a l’italiano, certe forme dell’indicativo e del congiuntivo sono uguali: si pensi ad ami o ad amiamo, diciamo, sentiamo che sono sia indicativi che congiuntivi.
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Una piccola falla ma significativa.
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Ma, ed è questo il punto principale che si vorrebbe mettere in rilievo, il poter disporre in italiano sia dell’indicativo sia del congiuntivo possibilità espressive di notevole importanza.
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Quando il Passivanti scrive: «Il maestro (domandò) se le pene dell’inferno erano così gravi come si dicea», se avesse usato il congiuntivo (fossero) avrebbe espresso un preventivo dubbio sulla gravità delle pene e forse sull’inferno stesso, cosa che era ben lontana dalle sue intenzioni.
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Ma quando Galileo dice: «Si mise a guardar dietro alla porta per vedere chi aveva suonato», è messo in chiaro rilievo che qualcuno aveva suonato alla porta ma non si sapeva chi.
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Una domanda che spesso viene rivolta riguarda l’uso dell’indicativo per il congiuntivo in frasi come Se l’avessi saputo non l’avrei fatto.
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Qui c’è da dire che la frase potrebbe anche suonare Se lo sapevo non l’avrei fatto.
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Per dirimere la questione cerchiamo negli autori classici.
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Ecco Dante: «Se potuto aveste creder tutto/ Mestier non era partorir Maria».
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Machiavelli: «Braccio cercò di occupare il regno di Napoli e non era rotto (sconfitto) e morto all’Aquila gli riusciva».
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Infine il Manzoni: «Se Lucia non faceva quel segno, la risposta sarebbe stata diversa».
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Come si vede, ci sono esempi illustri per ogni caso.
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E qui si può concludere che l’allarme per la scomparsa del congiuntivo non è affatto ingiustificato.
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La scomparsa potrebbe voler dire la perdita di una possibilità espressiva preziosa in quanto il congiuntivo consente di far conoscere dimensioni diverse del nostro modo di pensare.
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Tristano Bolelli

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