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Mi hanno raccontato che un insegnante d’italiano in un liceo calabrese fosse solito dire frasi come questa: Prendessero il libro e leggessero.
Il grande linguista e dialettologo Gerhard Rohlfs ha parlato di -impopolarità- del congiuntivo nell’Italia meridionale ed infatti in quell’ampia area il congiuntivo presente vive solo in alcuni relitti e in frase subordinata è ormai quasi scomparso. Per esempio, la frase Credete che se ne vada? in romanesco suona Credete che se ne va?. In calabrese e in siciliano il tipo comune è Volete che ci vado io? invece di Volete che ci vada io?.
La decadenza del congiuntivo è stata segnalata da tempo anche nell’italiano comune parlato e scritto. Una ragione di tale decadenza va ricercata nell’influsso del romanesco che, attraverso il cinematografo, la radio e la televisione (si ricordi almeno la presenza di un presentatore televisivo scomparso, Mario Riva, e del vivo e vitale siciliano-americano Mike Buongiorno), ha agito sulla lingua di milioni di telespettatori. Né sarà mancato l0influsso degli immigrati del Sud verso il Nord.
In italiano letterario fin dal Cinquecento si consolidò il congiuntivo in proposizioni che esprimevano dubbio, incertezza, possibilità o desiderio. Prima del Cinquecento si riscontra una qualche esitazione fra indicativo e congiuntivo e anche il celebre verso di Dante, che pure è rigoroso nell’uso del congiuntivo, dà testimonianza di tale situazione: «Cred’io ch’ei credette ch’io credessi».
È ovvio che Alessandro Manzoni nei casi citati poco fa usi il congiuntivo e sarebbe impensabile trovare in lui frasi del tipo E credi forse che ti amo? frequenti in un Moravia. Rigorosamente manzoniano – nonostante l’enorme diversità dello stile – è, per questo rispetto, Giovanni Verga che pure è così profondamente calato in una realtà meridionale.
Nell’aneddotica sul congiuntivo figura il famoso purista Basilio Puoti, napoletano che, ad un amico che l’aveva svegliato nel cuor della notte con un «Vorrei che tu ti alzi», rispose assonnato: «Che tu ti alzassi, si deve dire, sciagurato».
Cercare nell’uso meridionale la causa di quello che molto – specialmente toscani – considerano un tradimento dell’italiano è corretto ma parziale. Si pensi che in francese una frase del tipo Credo che sia partito suona Credo che è partito e l’inglese ha ormai poche tracce del congiuntivo anche se alcuni scrittori moderni hanno cercato di rimetterlo in onore. L’influsso di queste due lingue per i più frequenti scambi e per le traduzioni non è da sottovalutare. Ma anche considerando a sé l’italiano, certe forme dell’indicativo e del congiuntivo sono uguali: si pensi ad ami o ad amiamo, diciamo, sentiamo che sono sia indicativi che congiuntivi. Una piccola falla ma significativa.
Ma, ed è questo il punto principale che si vorrebbe mettere in rilievo, il poter disporre in italiano sia dell’indicativo sia del congiuntivo dà possibilità espressive di notevole importanza. Quando il Passivanti scrive: «Il maestro (domandò) se le pene dell’inferno erano così gravi come si dicea», se avesse usato il congiuntivo (fossero) avrebbe espresso un preventivo dubbio sulla gravità delle pene e forse sull’inferno stesso, cosa che era ben lontana dalle sue intenzioni. Ma quando Galileo dice: «Si mise a guardar dietro alla porta per vedere chi aveva suonato», è messo in chiaro rilievo che qualcuno aveva suonato alla porta ma non si sapeva chi.
Una domanda che spesso viene rivolta riguarda l’uso dell’indicativo per il congiuntivo in frasi come Se l’avessi saputo non l’avrei fatto. Qui c’è da dire che la frase potrebbe anche suonare Se lo sapevo non l’avrei fatto.
Per dirimere la questione cerchiamo negli autori classici. Ecco Dante: «Se potuto aveste creder tutto/ Mestier non era partorir Maria». Machiavelli: «Braccio cercò di occupare il regno di Napoli e non era rotto (sconfitto) e morto all’Aquila gli riusciva». Infine il Manzoni: «Se Lucia non faceva quel segno, la risposta sarebbe stata diversa».
Come si vede, ci sono esempi illustri per ogni caso. E qui si può concludere che l’allarme per la scomparsa del congiuntivo non è affatto ingiustificato. La scomparsa potrebbe voler dire la perdita di una possibilità espressiva preziosa in quanto il congiuntivo consente di far conoscere dimensioni diverse del nostro modo di pensare.
Tristano Bolelli
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