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Machiavellico e altre maldicenze

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 26 agosto 1982
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column2-5


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In un recente articolo di questa rubrica, facevo notare che gli aggettivi derivati da nomi di autori hanno per lo più una sola forma, siano essi del tipo dantesco o del tipo alfieriano, accettuando il caso del Boccaccio che di aggettivi ne ha due: boccacciano e boccaccesco.
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Ho tralasciato, peraltro, il caso di un autore ben noto ed importante che di aggettivi ne ha tre: Niccolò Machiavelli al quale si riferiscono sia machiavellico, sia machiavelliano sia machiavellesco.
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Dei tre il più ampiamente usato e in arco di accezioni più vasto è il primo che, pur potendo significare «che appartiene o si riferisce a Niccolò Machiavelli» in un senso, per così dire, neutro, si tinge, però, subito del valore di «astuto, scaltro, spregiudicato», inerente al sostantivo machiavellismo, con cui si indica il comportamento morale e politico ispirato al «Principe» di Machiavelli dove si teorizza la prassi di chi, governando, cerca di raggiungere i suoi fini prescindendo da ogni remora di carattere morale.
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Questo sostantivo compare per la prima volta, a quanto sembra, non in italiano, dove è attestato ai primi dell’Ottocento, ma in Francia dove machiavélisme compare fin dal 1611.
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In Cesare Balbo machiavellismo figura col significato negativo che l’accompagnò fin da allora e tuttora l’accompagna.
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Certo, Niccolò Machiavelli ebbe il torto di teorizzare alcuni scomodi principi e le sue posizioni furono combattute e vituperate anche da chi tali principi abbondantemente praticava.
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Anche l’aggettivo machiavelliano, che parrebbe aderire al concetto «proprio di Machiavelli pertinente a Machiavelli» passa subito al valore di «che interpreta e teorizza la dottrina di Machiavelli», alludendo a qualche cosa che nella politica pone l’utilità al di sopra della morale.
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Anche di machiavelliano, aggettivo attestato in italiano solo a partire dal secolo scorso, vi sono precedenti stranieri: in inglese machiavelian è attestato fin dal 1568 e cioè circa quarant’anni dopo la morte del grande Niccolò, prova ulteriore che la critica delle dottrine di Machiavelli ebbe un’eco immediata all’estero.
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Il terzo aggettivo, machiavellesco, è ancora più scopertamente negativo perché è formato con quel suffisso -esco, di cui è superfluo mettere ancora in luce il significato non positivo.
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Il Tommaseo, del resto, nel suo Dizionario dice apertamente che machiavellesco è più «dispregiativo e biasimevole che machiavellico».
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L’ampia famiglia di voci risalenti al nome di Machiavelli non finisce qui: alcune sono parole occasionali che si spiegano con l’ampia disponibilità di ricchezza dei suffissi italiani.
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Così è di machiavelliero, usato e forse creato dall’Alfieri col significato di «machiavellico», col valore di «che tende ad essere astuto e sleale»; di machiavellaggine «atteggiamento che si ispiera ai modi machiavelleschi» che troviamo in Carducci; di machiavellare «comportarsi in modo machiavellico», che compare nel Monti e ricompare in Gadda; di machiavellegiare «praticare l’inganno», che figura in Giuseppe Mazzini.
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Ma sarà qui il caso di notare che in tialiano, come risulta dal Grande Dizionario di Battaglia, di questa famiglia la voce più antica è machiavellista (o machiavelista), attestato per la prima volta in un autore poco noto, Paolo Mini che scrisse una «Difesa della città di Firenze e dei Fiorentini contra le calunnie e le maledicienze (sic) dei maligni», pubblicata a Lione nel 1576.
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La parola è presente anche in Tommaso Campanella, il celebre autore della «Città del Sole», vissuto fra il 1568 e il 1639 che ha anche l’avverbio machiavellescamente.
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È interessante notare che se machiavélisme compare, come si è detto, in francese fin dal 1611, machiavelista figura in un’opera italiana pubblicata a Lione nel 1578 e che Tommaso Campanella passò gli ultimi anni della sua vita a Parigi.
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Ma in almeno due sostantivi vediamo che il noma di Machiavelli riuscì a penetrare nel linguaggio popolare: machiavellica, che significa «trucco», «espediente non onesto», usato dal Faldella e notato come voce popolare dal Panzini che ricorda, con lo stesso valore, il più noto machiavello «stratagemma astuto e spregiudicato» ed anche «trovata geniale».
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E che Machiavelli sia stato spregiudicato e geniale nessuno davvero potrà mai mettere in dubbio.
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Tristano Bolelli

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