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ESPRESSIONI DEI POLITICI

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 25 luglio 1985


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I tranelli di «conoscitivo»
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Il linguista ha sobbalzato di gioia quando, il giorno dopo la sua (ri)elezione, il presidente del senato Amintore Fanfani ha dichiarato alla Radio 2 di aver condotto molte udienze conoscitive. Chi ricorda la nostra cortese polemica su questo giornale a proposito di indagini conoscitive, sostenendo io che indagine non può essere se non conoscitiva e che, perciò, quel conoscitiva, aggiunta ad indagine, era pleonastico, comprende tale soddisfazione.
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Forse che anche gli uomini politici si sono messi a sorvegliare il loro linguaggio per non cadere in improprietà, in fraintendimenti, in equivoci?
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Vorrebbe allora dire che l’opera del linguista non è del tutto vana, come sicuramente a molti pare.
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A conclusione della polemichetta, il presidente Fanfani cortesemente mi aveva mandato un volume con la riproduzione di alcuni suoi quadri che mi aveva fatto molto piacere; ma che, a distanza di alcuni anni, io non sentissi più indagini conoscitive mi ha fatto ancora più piacere.
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Certo, nel linguaggio dei politici si trovano ancora cose che non contribuiscono a rendere chiare le idee al prossimo.
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Una delle ultime è il termine liberal-comunista che, a proposito di un illustre comunista recentemente commemorato, è stato tirato fuori.
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Che cosa significhi liberal-comunista è una cosa che, razionalmente, non si saprebbe spiegare se non ricorrendo ad una larga metafora.
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Infatti, è naturale che si siano fra i comunisti moltissime persone che non invochino, ad ogni deviazione ideologica, la galera, il manicomio o addirittura il plotone di esecuzione, come altri hanno fatto e fanno ma che possono essere correttamente chiamati liberal-comunisti a me pare contraddittorio.
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Forse l’espressione è nata sul modello di liberal-socialista con cui si chiamarono gli aderenti al Partito d’Azione e come ancora si chiamano certi movimenti e individui che sostennero e sostengono i principi della libertà come fondamento dello Stato e quelli del socialismo in economia.
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Ma il discrimine fra socialista e comunista è proprio questo, che il primo ammetto il principio dell’alternanza della guida del governo, l’altro lo nega di fatto se non teoricamente ed in effetti non si è ancora visto un regime comunista applicare modi di azione politica (ammissione di pubblico dissenso, elezioni libere precedute da propaganda, ecc.) per permettere allo Stato di cambiare strada, un po’ come è accaduto (l’accostamento non vuole avere nulla di offensivo) nei regimi di estrema destra.
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Certo, ci sono dei momenti in cui ragioni molto serie e pressanti sembrano favorire termini oppositivi ad altri già consolidati ma devianti da una linea che avrebbe dovuto essere una caratteristica fondamentale.
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È questo il caso di socialdemocratico, sorte in contrapposizione a socialista quando questo termine ebbe a caricarsi di un valore che tendeva a confondersi con comunista.
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Quando il concetto di socialista si stacca da quello di comunista, socialdemocratico, nella contrapposizione, perde indubbiamente della sua carica, tanto da render precaria la consistenza dei due termini.
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Una parola per tutte le stagioni in politica e nel linguaggio comune è sociale con cui si indica «che tende ad assicurare benessere a tutti i cittadini».
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Ma è evidente che se si ha un Movimento sociale italiano non di tale Movimento è esclusiva la ricerca del benessere di tutti; anzi non c’è movimento o partito che non proclami di perseguire tale benessere.
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Nessuno proclama di volere il benessere di pochi e il disagio per i molti.
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Accade più d’una volta che ai propositi non corrispondono i fatti: ma questa è un’altra questione.
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Il «sociale» ora entra dappertutto: dai giudizi sugli alunni delle scuole elementari, dove pare che socializzare sia la massima qualità di un bambino, fino agli strampalati discorsi «Quelli della notte».
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La sociologia mal digerita è, insieme a certa pedagogia e a certa psicologia, una delle piaghe dei nostri giorni.
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Anche qui bisognerebbe guardar bene come si parla.
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Non vi è nulla di peggio dell’uso di termini che coprono spesso carenze di fondo di concetti che dovrebbero essere ben chiari e distinti.
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Probabilmente tutto dipende dall’introduzione recente di tali discipline nella nostra cultura.
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Per molti decenni la filosofia crociana tenne lontane queste materie dai nostri orizzonti e nulla è meno certo di dottrine improvvisate che devono in grandissima parte alimentarsi con l’importazione.

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