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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
I dialetti serbatoi di parole
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
25
gennaio
1980
more header data
[1]
Non
so
quanti
sappiano
che
il
cognome
Sciascia
,
reso
celebre
,
anche
fuori
d'
Italia
,
dal
romanziere
e
saggista
,
viene
da
un
vezzeggiativo
di
Rosaria
.
[2]
La
sua
area
comprende
il
siciliano
,
il
calabrese
,
il
napoletano
e
il
pugliese
.
[3]
Questa
e
molte
altre
notizie
su
diversissimi
cognomi
si
imparano
dal
«
Dizionario
dei
cognomi
e
soprannomi
in
Calabria
›
›
che
un
illustre
vegliardo
tedesco
,
Gerhard
Rohlfs
,
ha
recentemente
pubblicato
a
Ravenna
(
editore
Longo
)
.
All'
età
di
ottantasette
anni
il
Rohlfs
,
superstite
di
una
gloriosa
generazione
di
dialettologi
,
ha
esplorato
in
lungo
e
in
largo
l'
Italia
per
salvare
quante
più
vestigia
di
antiche
parole
fosse
possibile
,
in
un
attivo
peregrinare
a
contatto
con
persone
del
popolo
che
tramandavano
,
specialmente
in
zone
isolate
,
montane
e
spesso
impervie
,
dialetti
più
o
meno
lontani
dalla
lingua
italiana
,
testimoni
di
civiltà
e
di
culture
che
vanno
via
via
scomparendo
.
[4]
Dalla
Calabria
[5]
Rohlfs
compì
il
suo
primo
viaggio
in
Italia
poco
più
che
ventenne
,
poi
soggiorno
specialmente
nel
Salento
e
in
Calabria
,
di
cui
ha
dato
dei
poderosi
vocabolari
dialettali
.
[6]
Egli
è
anche
l'
autore
di
una
«
Grammatica
storica
della
lingua
italiana
e
dei
suoi
dialetti
»
in
tre
volumi
,
che
è
il
testo
a
cui
tutti
gli
studiosi
di
linguistica
e
di
dialettologia
italiana
fanno
riferimento
.
[7]
Proprio
questo
fanno
,
oltre
al
«
Dizionario
dei
cognomi
e
dei
soprannomi
calabresi
»
,
il
Rohlfs
ha
pubblicato
un
«
Vocabolario
dei
vernacoli
toscani
»
in
una
rivista
dell'
Accademia
della
Crusca
in
cui
sono
raccolte
voci
delle
aree
marginali
della
Toscana
.
[8]
Si
sa
quanto
autori
recenti
abbiano
cercato
di
rinnovare
la
lingua
introducendo
termini
dialettali
e
attingendo
a
un
serbatoio
che
ha
costituito
per
essi
ciò
che
per
gli
scrittori
francesi
sono
i
gerghi
.
[9]
Infatti
,
in
confronto
con
l’
italiano
,
il
francese
è
relativamente
povero
di
dialetti
ma
è
ricchissimo
di
gerghi
,
di
quelle
parlate
,
cioè
,
che
costituiscono
un
mezzo
di
comunicazione
fra
gruppi
di
persone
che
pongono
fra
sé
e
gli
altri
una
barriera
linguistica
con
la
creazione
e
l'
uso
di
parole
foggiate
apposta
per
essere
intese
da
singoli
gruppi
(
e
vi
è
un
gergo
della
malavita
,
un
altro
degli
studenti
,
altri
che
si
riferiscono
a
singoli
mestieri
)
.
[10]
Quello
che
abbiamo
chiamato
serbatoio
di
voci
dialettali
italiane
è
tale
da
costituire
una
ricchezza
non
del
tutto
sfruttata
e
forse
inesauribile
.
[11]
Se
prendiamo
un
vocabolario
,
eccellente
al
suoi
tempi
ed
ancor
oggi
esemplare
,
quelle
di
Policarpo
Petrocchi
compilato
fra
il
1880
e
il
1891
,
vediamo
che
le
parole
sono
stampate
in
due
distinti
piani
.
[12]
In
quello
che
è
in
fondo
alla
pagina
e
fu
chiamato
il
sottosuolo
,
l'
Autore
pose
due
tipi
di
voci
:
quelle
arcaiche
,
non
più
dell'
uso
,
e
quelle
dialettali
ma
,
si
badi
bene
,
dei
dialetti
toscani
,
le
prime
molto
più
numerose
(
l'
italiano
è
una
lingua
dotta
ed
arcaica
)
,
le
altre
che
,
nonostante
la
loro
frequente
espressività
,
non
sono
ancora
entrate
nella
lingua
comune
.
[13]
Qualche
volta
i
due
strati
coincidono
.
[14]
Per
esempio
,
una
volta
io
sentii
in
Versilia
dire
da
una
popolana
che
un
certo
individuo
era
da
evitare
perché
era
donnesco
.
[15]
Intendeva
dire
che
gli
piacevano
le
donne
e
si
comportava
in
conseguenza
.
[16]
Registrai
questa
voce
poi
volli
vedere
se
era
contenuta
nei
vocabolari
.
[17]
Ed
ecco
che
il
Petrocchi
,
nella
sezione
inferiore
,
nel
sottosuolo
dunque
,
registra
la
voce
anche
col
significato
di
«
inclinato
alle
donne
»
e
rimanda
al
Forteguerri
,
l'
autore
pistoiese
,
vissuto
fra
'
600
e
'
700
,
del
poema
intitolato
«
Il
Ricciardetto
»
.
[18]
Volendone
sapere
di
più
,
mi
rivolsi
dapprima
a
Tommaseo
,
poi
al
«
Grande
Dizionario
della
lingua
italiana
›
›
che
si
stampa
a
Torino
(
quello
che
comunemente
si
chiama
il
Battaglia
)
e
trovai
un
riferimento
alla
galanteria
dei
Francesi
nell'
esempio
:
«
la
gente
franca
/
ch'
è
si
donnesca
come
il
mondo
dice
»
.
[19]
Donneto
,
canneto
[20]
Abbiamo
qui
una
sicura
concordanza
fra
il
donnesco
della
popolana
versiliese
e
il
donnesco
del
Forteguerri
.
[21]
È
un
esempio
splendido
di
un
termine
che
i
vocabolari
hanno
accolto
solo
per
la
presenza
in
un
autore
(
e
neppure
di
grande
rilievo
)
mentre
si
tratta
evidentemente
di
una
parola
popolare
viva
nella
Toscana
periferica
,
conservatrice
di
antiche
tradizoni
linguistiche
.
[22]
Subito
dopo
donnesco
,
nel
solito
sottosuolo
del
Petrocchi
,
troviamo
donneto
col
significato
di
«
adunanza
di
donne
»
,
presente
in
un
autore
senese
del
‘
500
,
Girolamo
Bargagli
,
e
in
Iacopo
Nelli
,
anch’
egli
senese
,
che
visse
fra
il
1673
e
il
1767
.
Subito
qui
il
linguista
tende
le
orecchie
.
Tutti
e
due
gli
autori
sono
di
Siena
e
proprio
in
quella
città
sarà
da
ricercare
l’
origine
di
una
parola
così
espressiva
come
donneto
,
formato
certo
su
canneto
«
insieme
di
canne
»
,
pioppeto
«
insieme
di
pioppi
»
ecc
.
Ebbene
,
la
voce
appare
viva
almeno
fino
al
1944
(
ma
è
probabile
che
qualcuno
la
usi
ancora
)
perché
figura
in
una
«
Raccolta
di
voci
e
di
modi
di
dire
in
uso
nella
città
di
Siena
e
nei
suoi
dintorni
»
a
cura
di
vari
autori
per
l’
Accademia
senese
degli
Intronati
pubblicata
,
appunto
,
quell’
anno
.
[23]
È
,
dunque
,
un
caso
simile
a
quello
di
donnesco
e
mi
domando
quale
importante
mezzo
espressivo
questa
voce
potrebbe
essere
nell’
uso
di
un
valido
autore
italiano
moderno
.
[24]
Tornando
al
Rohlfs
,
sono
moltissime
le
voci
che
,
vive
in
quella
specie
di
limbo
che
è
la
Toscana
periferica
,
potrebero
aspirare
a
entrare
nel
vocabolario
italiano
comune
.
[25]
Si
pensi
al
corso
guadina
«
ruscello
»
(
da
guado
)
,
all’
elbano
codèrzola
che
designa
quella
formica
che
tiene
la
parte
posteriore
rialzata
,
al
versiliese
coppetta
«
occipite
,
parte
posteriore
della
testa
»
e
a
tante
altre
voci
.
[26]
Concludendo
,
possiamo
affermare
che
Firenze
non
deve
essere
vista
,
con
il
Manzoni
canonico
,
come
il
solo
ed
unico
serbatoio
al
quale
attingere
l
’
italiano
.
[27]
In
una
fase
precedente
proprio
il
Manzoni
fu
per
una
toscanità
più
ampia
,
poi
si
sgomentò
quando
vide
che
proprio
in
Toscana
esisteva
una
ricchissima
messe
di
parole
per
disegnare
la
stessa
cosa
.
[28]
Non
per
nulla
egli
raccontò
che
viaggiando
in
ferrovia
da
Lucca
a
Firenze
,
un
francese
,
suo
compagno
di
viaggio
,
aveva
notato
in
tre
stazioni
ferroviarie
dei
cartelli
con
:
uscita
,
sortita
ed
egresso
.
[29]
Si
disse
,
evidentemente
:
«
Troppa
grazia
Sant'
Antonio
›
›
.
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•
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