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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Così Leopardi corresse Leopardi
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
24
giugno
1982
more header data
[1]
Invece
di
«
La
lingua
che
parliamo
»
,
potremmo
oggi
intitolare
questa
rubrica
«
La
lingua
che
scriviamo
»
,
ma
dovremmo
anche
fare
una
limitazione
perché
intendiamo
riferirci
ad
una
lingua
di
cui
i
lettori
,
per
la
maggior
parte
,
sono
soltanto
utenti
:
la
lingua
poetica
.
[2]
Vorremmo
parlare
della
lingua
poetica
di
un
autore
che
ha
raggiunto
vette
altissime
,
incarnando
,
per
così
dire
,
una
tale
perfezione
di
letterarietà
che
,
leggendo
certe
sue
poesie
,
ci
sembra
di
trovarci
di
fronte
ad
un
valore
assoluto
,
immobile
nel
tempo
,
conquista
umana
imperitura
:
Giacomo
Leopardi
.
[3]
Vedo
che
certe
antologie
di
moda
oggi
,
informate
ad
un
sociologismo
funesto
,
ignorano
o
quasi
il
grande
poeta
,
facendo
,
così
,
perdere
un’
irripetibile
occasione
per
far
riflettere
i
giovani
.
[4]
I
versi
di
Leopardi
sembrano
fissati
una
volta
per
sempre
e
non
ammettere
varianti
e
così
è
infatti
per
la
loro
forma
definitiva
;
ma
,
per
raggiungere
tale
forma
,
ci
sono
state
esitazioni
a
volte
tormentose
.
[5]
Si
riscontra
,
ancora
una
volta
,
a
dispetto
di
certe
teorie
pseudoromantiche
secondo
le
quali
l’
opera
d’
arte
è
un
frutto
immediato
della
fantasia
,
che
versi
in
apparenza
creati
di
getto
sono
,
invece
,
il
risultato
di
un
cammino
faticoso
ed
impervio
.
[6]
Confrontare
le
varie
redazioni
dei
versi
,
quando
si
ha
la
fortuna
di
possedere
gli
autografi
,
è
compiere
un
esercizio
che
può
risultare
esaltante
.
[7]
Autori
come
il
Petrarca
e
l’
Ariosto
sono
lì
ad
indicarci
che
,
talora
,
la
parola
più
appropriata
,
quella
che
ci
pare
inseparabilmente
connaturata
con
la
sostanza
poetica
,
è
stata
raggiunta
dopo
esitazioni
,
tentativi
,
rifacimenti
,
così
che
non
di
sola
intuizione
si
può
parlare
,
ma
di
lungo
studio
e
di
interventi
razionali
,
elaborati
,
per
così
dire
,
a
freddo
.
[8]
A
tale
schiera
di
poeti
appartiene
Giacomo
Leopardi
al
quale
già
Francesco
Moroncini
dedicò
la
sua
attenzione
pubblicando
,
nel
1927
,
un’
edizione
critica
delle
poesie
in
cui
,
tuttavia
erano
separate
le
correzioni
più
importanti
da
quelle
di
minor
entità
,
concernenti
la
grafia
e
la
punteggiatura
e
venivano
sviluppati
da
singole
varianti
versi
di
cui
esser
erano
nuclei
.
[9]
Un
diverso
criterio
segue
,
invece
,
Emilio
Peruzzi
,
che
in
una
nuova
edizione
dei
Canti
(
Rizzoli
editori
,
1981
,
pp
.
629
e
255
fotografie
.
L
.
40
.
000
)
,
presenta
il
testo
come
è
stato
definitivamente
stabilito
da
Leopardi
ma
fa
anche
vedere
le
varie
stesure
a
nostra
disposizione
,
fino
a
quella
finale
e
ci
fa
,
così
,
assistere
all’
itinerario
stilistico
del
grande
poeta
.
[10]
Le
edizioni
critiche
di
autori
di
cui
non
abbiamo
l’
originale
mirano
ad
avvicinarci
quanto
più
è
possibile
,
mediante
il
confronto
di
vari
manoscritti
o
,
se
ci
è
pervenuto
un
solo
manoscritto
,
con
un
esame
accurato
,
al
testo
primitivo
.
[11]
Nel
caso
di
Leopardi
abbiamo
gran
parte
degli
autografi
che
ci
consentono
di
percorrere
con
l’
autore
la
sua
avventura
poetica
.
[12]
Il
Peruzzi
con
le
255
fotografie
,
sollecita
il
lettore
al
confronto
diretto
,
quasi
a
verifica
dei
criteri
da
lui
seguiti
nell’
offrire
,
attraverso
la
riduzione
,
dopo
ogni
singolo
canto
,
tutte
le
varianti
poste
in
ordine
cronologico
fino
all’
ultima
,
definitiva
lezione
.
[13]
Se
prendiamo
L’
infinito
constatiamo
che
,
prima
di
scrivere
Sempre
caro
mi
fu
quest’
ermo
colle
,
/
E
questa
siepe
che
da
tanta
parte
/
Dell’
ultimo
orizzonte
il
guardo
esclude
,
Leopardi
aveva
scritto
al
terzo
verso
:
Del
celeste
confine
il
guardo
esclude
.
[14]
Ai
versi
4-6
,
invece
di
Ma
sedendo
e
mirando
,
interminati
/
Spazi
di
là
da
quella
,
e
sovrumani
/
Silenzi
aveva
scritto
Ma
sedendo
e
mirando
un
infinito
/
Spazio
e
interminati
/
Spazi
.
[15]
Non
minori
variazioni
hanno
i
versi
13
e
14
:
Così
tra
questa
/
Immensità
s’
annega
il
pensier
mio
,
che
prima
suonavano
Così
fra
questa
/
Immensitade
il
mio
pensier
s’
annega
.
[16]
Poi
Immensitade
fu
sostituito
da
Infinità
.
[17]
E
che
dire
del
primo
verso
di
La
sera
del
dì
di
festa
che
,
prima
di
passare
a
Dolce
e
chiara
è
la
notte
senza
vento
,
suonava
:
Oimè
,
chiara
è
la
notte
e
senza
vento
,
per
tacere
delle
altre
numerose
varianti
di
altri
versi
.
[18]
Non
è
possibile
dare
conto
esaurientemente
di
questo
interessantissimo
libro
che
conduce
al
centro
dell’
elaborazione
poetica
di
Leopardi
e
del
suo
tormentato
cammino
stilistico
.
[19]
I
pochi
esempi
che
abbiamo
dato
non
richiedono
molti
commenti
perché
parlano
da
soli
.
[20]
Ci
limeteremo
ad
un
paio
:
la
trasposizione
della
parola
infinito
dallo
spazio
(
verso
4
)
al
silenzio
(
verso
10
)
,
con
sicuro
vantaggio
dell’
espressione
e
,
la
La
sera
del
dì
di
festa
,
la
sostituzione
di
quell’
Oimè
,
completamente
fuori
tono
,
con
un
aggettivo
dolce
,
di
sicura
ascendenza
petrarchesca
.
[21]
Speriamo
che
questa
edizione
abbia
,
fra
gli
altri
meriti
,
quello
di
indurre
ad
una
maggiore
considerazione
per
Giacomo
Leopardi
e
la
sua
esemplare
lezione
di
stile
e
di
poesia
.
[22]
Tristano
Bolelli
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