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VOCABOLI TRADITORI

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 23 ottobre 1985


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Che figure, con i falsi amici
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Nello sfogliare la seconda edizione del Dizionario francese italiano e italiano francese di Raul Boch pubblicato da Zingarelli e il volumetto di accompagnamento, viene naturale di porsi qualche domanda sui cosiddetti falsi amici, sulle parole, cioè, che hanno forma simile nelle due lingue ma significati molto diversi.
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Molti italiani, si sa, credono di sapere il francese ma gli spropositi che fanno smentiscono tale persuasione.
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Valga per tutte la storiella di quel ministro che, recandosi in vagone-letto a Parigi col segretario, disse che sarebbe stato bene fare qualche esercizio prima di arrivare a destinazione.
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Così quando, la mattina dopo, il segretario andò a bussare al suo scompartimento, lo accolse con un tonante: Qui busse?
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Al che il segretario rispose: Je.
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E il ministro, di rimando: Avant!
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Ma non è di ciò che si vuole qui parlare.
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Il verbo busser non esiste in francese e la costruzione di qui non è certo irreprensibile.
[10]
Je è, in questo caso, uno sproposito.
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Avant! per Avanti! è un altro sproposito ma quest’ultimo potrebbe entrare nella serie dei falsi amici cos’ come quando un italiano usa fourbe per dire «furbo» non sapendo o dimenticando che vuol dire «subdolo» (avrebbe dovuto dire malin) o cadre per «quadro» invece di tableau (il vero significato di cadre è «cornice»).
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Comunque al tipo busser, ipotetica traduzione di bussare, e ai falsi amici è la qualità di cesere [non riesco a leggere] degli spropositi.
[13]
Fra i falsi amici c’è décor che vuol dire «scenario» ma qualcuno potrebbe prenderlo per «decoro» che ha, invece, il francese décorum e dignité.
[14]
Ci fu però un tentativo di usare coscientemente decoro per «scenario» da parte di un pur fine scrittore come Pietro Pancrazi, negli Anni Trenta, se non sbaglio, ma il tentativo fallì miseramente.
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Ma che dire di chi crede che disgracié voglia dire «disgraziato» (la voce corretta è, naturalmente, malheureux) o morbide, «morbido», invece di «morboso», visto che «morbido» si dice souple, moelleux, doux?
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L’elenco sarebbe lungo ma non si limita al francese.
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L’inglese ha un numero forse ancor maggiore di falsi amici con l’italiano.
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Se qualcuno credesse che il verbo to advise significhi «avvisare», abbaglierebbe.
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Il suo significato è «consigliare», «informarsi» e advise vuol dire non «avviso» ma «consiglio», «opinione», «notizia».
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Affluent corrisponde non ad «affluente» ma a «ricco» e afflluence è la «ricchezza» non l’«affluenza».
[21]
Agonyè l’«angoscia», non l’«agonia»; confidence non è la «confidenza» ma la «fiducia»; disgrace non è la «disgrazia», che si dice misfortune, ma la «vergogna».
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Potremmo continuare un bel pezzo ma basterà aver dato qualche esempio.
[23]
Un’osservazione generale è però da fare: i più frequenti falsi amici vengono da quella zona del vocabolario inglese che è di origine latina, attraverso, per lo più, la mediazione francese.
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Le voci germaniche non danno falsi amici perché non assomigliano come le altre a voci italiane.
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Ma vorremmo aggiungere qualche indicazione nuova data da un francese mio amico e insegnante di italiano, i cui alunni hanno fornito un bel campionario di strafalcioni.
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Così vi è stato chi ha scritto di «diritto di spiaggia» (droit de grève).
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Per spiegare l’errore bisogna sapere che in francese grève significa «gretto» (di qui è stata tratta la traduzione «spiaggia») e «sciopero» (ecco la parola che sarebbe stata giusta nella traduzione).
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La storia di grève «sciopero» riporta alle abitudini degli operai senza lavoro di Parigi di riunirsi in una piazza che si chiamava de Grève sulle rive della Senna (ecco il «greto»).
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La Place de Grève cambiò il nome nel 1808 in Place d’Hotel de Ville ma almeno fino al 1805 grève significa in francese «sciopero».
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Qui ci si ferma perché ogni lettore che abbia pratica di lingue straniere potrebbe ampliare la documentazione.
[31]
A noi è bastato segnalare il fenomeno che fa parte della vita linguistica e costituisce un capitolo a in cui l’ignoranza e la pigrizia mentale, seguendo semplici analogie foniche, fanno nascere dei puri e semplici strafalcioni.

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