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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Perché «taglio cesareo»?
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
23
luglio
1983
more header data
[1]
Fra
le
molte
richieste
di
chiarimenti
rivolte
dai
lettori
,
ce
n’
è
una
di
particolare
interesse
:
la
storia
della
locuzione
parto
cesareo
,
che
è
uscita
dal
tecnicismo
originario
per
diventare
di
uso
generale
.
[2]
La
prima
attestazione
italiana
pare
risalire
al
1750
ed
è
del
medico
e
naturalista
Antonio
Cocchi
,
che
fu
amico
di
Newton
e
professore
di
medicina
a
Pisa
e
di
anatomia
a
Firenze
.
[3]
Prima
ci
sono
esempi
nel
latino
che
fu
per
secoli
la
lingua
della
scienza
.
[4]
Il
taglio
cesareo
fu
,
nella
tradizione
,
riferito
al
nome
di
Cesare
,
interpretato
come
persona
nata
dal
ventre
tagliato
(
caesus
)
della
madre
.
[5]
Si
tratta
quasi
certamente
di
etimologia
popolare
,
così
come
un’
etimologia
popolare
è
la
derivazione
di
Cesare
da
caesaries
,
nome
della
capigliatura
.
[6]
Secondo
quest’
ultima
spiegazione
,
Cesare
era
il
nome
di
coloro
che
nascevano
coi
capelli
già
cresciuti
.
[7]
L’
accostamento
a
parole
simili
,
anche
se
non
c’
entrano
affatto
,
è
uno
dei
mezzi
più
comuni
delle
etimologie
prescientifiche
.
[8]
Il
nome
di
Cesare
è
quasi
certamente
di
origine
etrusca
e
perciò
il
parto
cesareo
non
entra
se
non
indirettamente
.
[9]
In
realtà
,
cesareo
non
può
essere
separato
dal
verbo
latino
caedere
«
tagliare
»
,
con
riferimento
al
taglio
del
ventre
materno
in
cui
consiste
l’
operazione
che
si
rende
necessaria
quando
non
si
ha
un
parto
normale
,
ma
sulla
sua
formazione
ha
agito
il
nome
proprio
Cesare
,
per
la
tradizione
popolare
che
si
era
venuta
formando
.
[10]
Un
altro
lettore
mi
chiede
notizia
del
binomio
cultura/coltura
e
dice
,
giustamente
,
che
la
prima
forma
si
riferisce
al
complesso
di
conoscenze
proprie
di
un
gruppo
sociale
o
di
una
persona
,
mentre
il
secondo
vuol
dire
«
coltivazione
,
specie
coltivata
,
allevamento
»
.
[11]
È
però
vero
che
fra
le
due
voci
vi
è
sempre
stato
un
rapporto
di
influenze
reciproche
.
[12]
Oggi
mi
pare
,
però
,
che
cultura
nel
primo
senso
non
soffra
più
della
concorrenza
di
coltura
.
[13]
L’
equivoco
***
concorrenza
sussiste
,
invece
,
per
l’
altro
significato
.
[14]
Mi
pare
che
si
legga
frequentemente
coltura
dei
campi
ma
anche
cultura
dei
campi
,
floricoltura
ma
anche
floricultura
.
[15]
Se
poi
si
passa
al
nome
della
persona
che
si
occupa
di
colture
,
troviamo
,
sì
,
floricoltore
ma
anche
,
e
forse
più
frequentemente
,
floricultore
.
[16]
Il
lettore
mi
domanda
cosa
ne
penso
.
[17]
Credo
che
non
ci
sia
altra
possibilità
che
quella
di
prendere
atto
della
situazione
che
non
si
è
ancora
definita
,
tenendo
,
però
,
presente
il
fatto
che
coltura
è
parola
che
denuncia
nella
sua
fonetica
(
con
una
o
dal
latino
u
breve
)
un’
origine
popolare
,
cultura
(
con
la
conservazione
di
u
)
un’
origine
dotta
.
[18]
Ora
,
se
persiste
l’
uso
con
la
vocale
u
in
voci
come
floricultura
e
floricultore
,
è
evidente
che
una
spinta
a
mantenere
la
forma
dotta
viene
anche
dal
fatto
che
nel
primo
membro
del
composto
,
flori-
,
si
ha
un’
altra
voce
dotta
(
il
latino
flores
)
mentre
,
se
la
voce
fosse
popolare
,
avrebbe
fiori-
e
suonerebbe
fioricoltura
.
[19]
Si
aggiunga
che
floricoltura
viene
quasi
certamente
dal
francese
floriculture
.
[20]
Certo
,
può
apparire
strano
usare
coltura
nel
senso
di
«
coltivazione
(
dei
campi
)
»
,
nel
solco
di
agricoltura
,
voce
di
antica
tradizione
italiana
,
ed
invece
,
floricultura
,
ma
le
parole
,
anche
se
sono
fra
loro
vicine
,
possono
avere
una
storia
diversa
.
[21]
Un’
altra
domanda
rivoltami
da
una
signora
,
riguarda
una
questione
morfologica
.
[22]
È
lecito
usare
gli
pronome
,
riferito
a
una
donna
e
cioè
il
luogo
di
le
?
[23]
La
lettrice
cita
Ceronetti
e
due
passi
di
La
vita
apparente
.
[24]
Già
trattai
su
queste
colonne
la
questione
e
dissi
che
tale
uso
si
trova
nel
Boccaccio
,
nel
Sacchetti
,
nel
Boiardo
per
arrivare
fino
al
Fucini
ed
al
Soffici
.
[25]
Come
si
vede
,
Ceronetti
è
in
buona
compagnia
.
[26]
Certo
,
quel
gli
per
le
è
familiare
e
dialettale
al
punto
che
Alessandro
Manzoni
non
lo
usò
mai
.
[27]
Ma
qui
viene
fuori
un’
altra
questione
,
posta
da
un
altro
lettore
al
quale
avevo
scritto
privatamente
difendendo
un
uso
che
era
confortato
da
molti
esempi
di
autorevoli
autori
.
[28]
Dice
il
lettore
:
È
giusto
considerare
legittimo
un
uso
solo
perché
è
convalidato
da
autori
importanti
?
[29]
Ebbene
,
direi
che
si
tratta
di
vedere
caso
per
caso
e
le
ragioni
dell’
uso
.
[30]
La
lingua
italiana
è
stata
fatta
principalmente
dagli
scrittori
.
[31]
Le
norme
per
proporre
una
grammatica
sono
possibili
seguendo
il
loro
esempio
.
[32]
Se
ci
sono
incongruenze
,
se
debba
intervenire
l’
uso
popolare
,
se
ne
potrà
discutere
,
ma
non
possiamo
costruire
un
modello
d’
italiano
senza
seguire
più
o
meno
coscientemente
la
tradizione
.
[33]
Infine
,
chiedo
scusa
per
una
confessione
personale
.
[34]
Poiché
Manzoni
ha
evitato
di
usare
gli
per
le
,
pur
riconoscendo
in
certi
contesti
il
diritto
di
valersi
,
come
ha
fatto
Ceronetti
,
di
tale
uso
,
fin
troppo
apertamente
toscano
,
non
mi
sento
di
seguire
questa
via
e
adopro
le
invece
di
gli
riferito
al
femminile
.
[35]
Si
vede
chiaramente
di
qui
che
non
sono
abbastanza
scrittore
.
[36]
Tristano
Bolelli
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