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Maarten Janssen, 2014-
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SE UN MASCHILE TERMINA CON LA «A»
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
22
marzo
1986
more header data
[1]
Il
poliglotto
nell’
agguato
francese
[2]
Vi
è
stato
un
massiccio
intervento
di
lettori
che
mi
hanno
scritto
che
Standa
non
è
abbreviazione
di
«
Società
Tutti
Articoli
Nazionali
dell’
Arredamento
e
dell’
Abbigliamento
»
,
come
avevo
scritto
recentemente
e
come
si
legge
nel
Vocabolario
di
Zingarelli
,
ma
deriva
da
un
precedente
Standard
che
il
fascismo
,
nel
volere
italianizzare
tutto
,
ridusse
a
Standa
.
[3]
La
questione
è
sorta
quando
una
lettrice
mi
chiese
perché
Standa
è
femminile
,
mente
–
secondo
lei
–
dovrebbe
essere
maschile
,
sottintendendo
«
magazzino
»
.
[4]
Certo
,
la
spiegazione
dello
Zingarelli
,
che
probabilmente
tratta
dal
volume
Il
siglario
mondiale
di
enti
e
imprese
economiche
di
ben
1252
pagine
,
edito
dalla
Banca
Commerciale
Italiana
nel
1977
,
dà
ragione
del
genere
femminile
ma
la
diversa
origine
fornita
dai
lettori
di
molte
parti
d’
Italia
,
che
,
cioè
,
Standa
è
derivato
da
Standard
,
obbliga
a
cercare
altrove
la
causa
del
genere
grammatica
.
[5]
Probabilmente
si
deve
dar
i
conti
con
«
Società
»
sottinteso
ma
anche
bisogna
far
caso
alla
desinenza
-a
che
,
come
è
noto
,
caratterizza
la
grandissima
maggioranza
dei
femminili
.
[6]
I
più
tirano
i
meno
,
e
su
questo
proverbio
Giuseppe
Giusti
scrisse
un
sonetto
:
ma
si
potrebbe
applicare
tale
proverbio
alle
parole
per
spiegare
quello
che
con
termine
tecnico
si
chiama
in
linguistica
«
analogia
»
.
[7]
Non
mancano
le
accezioni
,
parole
,
cioè
,
che
,
essendo
maschili
,
finiscono
in
-a
(
aroma
,
boia
,
collega
,
despota
,
dogma
,
duca
,
monarca
,
patriarca
,
patriota
,
pilota
,
poema
,
poeta
,
problema
,
teorema
,
vaglia
e
qualche
altro
)
.
[8]
Sono
un
discreto
numero
ma
quanti
sono
i
maschili
che
terminano
in
-o
?
infinitamente
di
più
,
ed
ecco
che
non
c’
è
da
meravigliarsi
se
una
nuova
in
-a
è
a
assunta
come
femminile
.
[9]
Ma
,
per
non
lasciare
a
mezzo
il
discorso
,
ci
sono
anche
dei
maschili
in
-a
che
erano
originariamente
in
-o
:
stratega
,
neofita
,
autodidatta
,
poliglotta
,
prosèlita
,
parassita
.
[10]
Queste
voci
,
se
si
guarda
alla
loro
origine
etimologica
(
dal
greco
)
dovrebbero
avere
alla
fine
un
-o
e
suonare
stratego
,
neo
fito
,
autodidatto
,
poligrlotto
,
prosélito
,
parassito
:
e
molte
di
queste
forme
figurano
nei
testi
e
nell’
uso
con
-o
,
tanto
che
il
Grande
Dizionario
di
Battaglia
dà
come
esponente
neòfito
mettendo
fra
parentesi
neòfita
o
neòfito
.
[11]
Di
fronte
alla
doppia
serie
di
queste
voci
si
ha
l’
impressione
che
quelle
in
-a
siano
,
in
generale
,
più
moderne
.
[12]
Ma
dobbiamo
pur
renderci
conto
del
perché
del
cambiamento
.
[13]
La
serie
dei
maschili
in
-a
che
,
come
aroma
,
dogma
,
monarca
,
ecc
.
sono
di
origine
greca
(
ma
con
qualche
caso
,
come
collega
,
latina
)
non
hanno
ammesso
forme
parallele
in
-o
ed
hanno
certamente
influito
per
cambiare
in
-a
un
legittimo
-o
;
ma
a
questa
è
forse
da
aggiungere
un’
altra
ragione
:
l’
influenza
francese
.
[14]
Se
autodidatto
,
fedele
all’
origine
greca
(
autodidaktos
)
si
è
visto
affiancare
da
un
autodidatta
,
ciò
pare
dovuto
al
fatto
che
in
francese
autodidacte
è
attestato
fin
dal
1557
,
mentre
la
nostra
voce
compare
solo
nell’
Ottocento
.
[15]
A
neòfito
(
dal
latino
tardo
neophytus
,
che
è
voce
greca
)
si
affianca
neòfita
quando
la
voce
non
solo
designò
«
chi
da
poco
ha
abbracciata
una
religione
»
ma
anche
(
e
ciò
avvenne
alla
fine
del
‘
700
)
«
chi
ha
aderito
da
poco
a
una
nuova
idea
»
avendo
subito
l’
influenza
del
francese
néophyte
,
attestato
fin
dal
1759
.
[16]
Prendiamo
,
per
un’
ulteriore
prova
,
parassito
e
parassita
.
[17]
La
forma
in
-o
è
generale
,
dalle
attestazioni
più
antiche
fino
all’
800
.
[18]
La
voce
viene
dal
latino
parasitus
che
riproduce
il
greco
pardsitos
e
significa
etimologicamente
«
chi
sta
vicino
al
cibo
»
.
[19]
Nel
secolo
scorso
comprare
la
forma
parassita
,
per
probabile
influsso
del
francese
parasite
.
[20]
Questo
complicato
intrecciarsi
di
dorme
mostra
come
anche
nei
problemi
linguistici
che
sembrano
più
semplici
occorre
riflettere
per
vederci
chiaro
.
[21]
Se
i
giornali
Stella
d’
Italia
e
La
Partia
di
Bologna
del
10
dicembre
1880
pubblicavano
una
dichiarazione
sulla
capacità
di
un
giovane
pologlotto
(
che
era
poi
Alberto
Trombetti
)
firmata
da
quattro
professori
,
due
dei
quali
erano
Giosue
Carducci
e
Gian
Battista
Gandino
,
la
parola
diventerà
presto
,
nell’
uso
,
poliglotta
.
[22]
Anche
in
questo
caso
l’
etimologia
era
da
ricercare
nel
greco
polyglottus
;
ma
fin
dal
1639
era
in
agguato
il
francese
polyglotte
.
[23]
I
nostri
poliglotto
e
poliglotta
sono
attestati
da
poco
prima
della
metà
del
700
,
cioè
un
secolo
più
tardi
e
non
pare
avventato
sostenere
che
la
voce
francese
abbia
influito
sulla
vittoria
di
poliglotta
su
poliglotto
.
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