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Un amico mi chiede se chiamare negri gli uomini di colore non sia sbagliato per le connotazioni negative che a tale denominazione si sono, per così dire, incrostate e se non sia meglio usare neri. Occorrerà, per arrivare ad una conclusione, risalire un po' nel tempo.
Fra nero e negro vi è stata nel passato un'ampia possibilità di interscambio. Basti ricordare Dante: Un color bruno Che non è nero ancora e 'l bianco muore e, invece, In Mongibello a la fucina negra. Inoltre Parte nera (meno comune ma tuttavia usato è anche negra) si chiamava, come è noto, la fazione medioevale che s'opponeva ai Bianchi, nel1'ambito dei Guelfi (agli italiani il frazionismo pare congenito), come se non fossero bastate le divisioni fra Guelfi e Ghibellini.
Riferito alla razza, negro è già usato da quel mercante e viaggiatore, Filippo Sassetti, motto nel 1588 che tante notizie ci ha dato, particolarmente dell'India. In inglese la parola, di origine spagnola o portoghese, compare contemporaneamente, nel 1555, mentre in francese nègre è già usato nel 1516.
In senso figurato sia nero che negro ebbero significato di «triste», «infausto» e perfino di «malvagio». Dante dice: Ei son tra l’anime più nere e il Petrarca: Or tristi augurii e sogni e pensier negri Mi danno assalto.
Veniamo a tempi più recenti. Nel famoso «Pianto antico» di Carducci, quando si legge: Sei nella terra fredda, Sei nella terra negra. si sente immediatamente che negra è aggettivo letterario e arcaico. Dunque sembra consolidato l'uso, nella lingua contemporanea, di nero in ogni comune accezione e neri sono stati chiamati perfino i clericali (si pensi all'aristocrazia nera) ed anche i fascisti. Negro, come si è detto, si riferisce, invece, alla razza. Se anticamente la voce poteva essere usata in modo spregiativo, oggi mi pare che, nella coscienza delle persone civili, tale valore non esista più e chnegro sia detto senza nessuna mancanza di rispetto. Del resto, gli stessi negri hanno elaborato la parola negritudine, sorta dapprima in francese (négritude) sul modello di beato/beatitudine, con cui si designa la coscienza delle qualità proprie dell'esser negro, mentre neritudine non esiste. C'è dunque un'arte negra, una poesia negra, un teatro negro ed anche per 1'espressione dell'inglese d'America black-power «potere economico e politico dei Negri d'America in quanto gruppo, in particolare se usato per raggiungere parità di diritti coi bianchi», proporrei come traduzione «potere negro» perché nero è già, per così dire, occupato (trame nere, ecc.). Né si potrebbe parlare di teatro nero, romanzo nero, che significano cose diverse.
La possibilità di scambiare nero e negro che si riscontra, come abbiamo visto, nei primi secoli della nostra lingua, quando una questione negra non esisteva, si è venuta, così, cancellando, tanto che nero e negro non sono quasi mai intercambiabili. Chi avrebbe coraggio di dire colletto negro (per sporcizia), pane negro, vino negro, pecora negra, libro negro o, addirittura, mercato negro?
La specializzazione dei due significati è acquisita, anche se si dice comunemente pelle nera, razza nera perché, in questi casi, il sostantivo indica a che cosa ci si riferisce. Tutta- via, in un giornale ho letto recentemente, sotto una fotografia: Premier nero accettato dai bianchi. Qui la spinta ad usare nero per negro è certo venuta dal timore che negro aggettivo, che è stato soggetto ad interpretazioni alquanto negative (si pensi ad Orazio che di persone dal comportamento scorretto diceva: «Questo è negro; tu, Romano, guardatene» e, nei tempi moderni al negro che redige scritti e discorsi per altri senza comparire), sia troppo poco riguardoso. Ma io ho l’impressione che il movimento che ha spinto le popolazioni negre a conquistare posizioni sempre più importanti nella società e ad affermare la loro cultura si esprima bene in quella negritudine che non esiste solo in francese ma anche nell'inglese d'America negritude, definita da un vocabolario americano «sfondo storico, culturale e sociale comune ai Negri collettivamente», da tenere distinto da negroism «la dottrina o la rivendicazione di diritti civili e di libertà civili per i Negri, uguali a quelli dei bianchi» ed anche «caratteristica linguistica propria dei Negri». Potremmo avere parole per tradurre negritude e negroism; partendo da nero? Direi proprio di no. Abbiamo, come si è detto, negritudine e, anche se non è in uso, non esiterei ad usare la parola negrismo per l'altro concetto.
Insomma, si vorrebbe dire che non è con un eccessivo senso di pudore linguistico che si risolve un problema già portato a soluzione dagli stessi negri con la loro negritudine, di cui vanno fieri, ma con la coscienza che gli uomini devono rispettarsi, qualunque sia il colore della loro pelle.
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