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Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 21 settembre 1980
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column-


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Tutto, a quanto pare, cominciò col titolo di un romanzo di Kafka, Amerika, scritto col k, normale in tedesco, ma mantenuto nella traduzione americana.
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Poi ci fu il film di Costa Gravas, L'Amerikano, del 1973, che parlava di un agente della Cia in un paese sudamericano.
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Ma, intanto, l'uso di un k per un c in cognomi di persona a scopo offensivo o denigratorio si era grandemente sviluppato e fu un luogo comune della contestazione.
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Nello sfondo, sono da vedere i molti k del Ku Klux Klan, la famosa organizzazione segreta americana.
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Questo k per c figurava in iscrizioni sui muri ed in Italia chi ne ha fatto particolarmente le spese è stato Cossiga, il cui nome abbiamo visto scritto col k quando era ministro dell'Interno, mentre ora mi pare che la moda sia alquanto diminuita.
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I contestatori, delusi, si può essere certi, dal fatto che Kissinger non poteva subire un trattamento simile, scrissero le due ss del suo nome come comparivano nelle divise naziste.
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Quanto a Nixon, la x fu rappresentata a forma di svastica.
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Si può, dunque, insultare anche con una particolare grafia così come, all'opposto, si intese, con le iniziali maiuscole, onorare, distinguendoli, i nomi di persona, i cognomi, estendendo l'uso ai nomi di città, di luogo, di enti, di libri o di giornali ecc., senza contare, in omaggio alla perspicuità, l'inizio di periodo.
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Una fortunata circostanza della grafia egiziana, che usava circondare i nomi di persone con una linea elissoidale, permise allo Champollion di fare il primo e decisivo passo verso la decifrazione dell'alfabeto geroglifico.
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Del resto, l’atteggiamento verso le maiuscole, al di fuori della volontà di onorare o di denigrare, è un segno che qualche volta caratterizza gli scrittori.
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Il Manzoni fu ripreso da un suo amico ed estimatore, un sacerdote, perché scriveva re e papa, quando non si riferissero ad un preciso personaggio, con la minuscola; Gabriele d'Annunzio (chi potrebbe dubitarne?) abbondava moltissimo di maiuscole, mentre Guido Gozzano arrivò a scrivere, in una particolare circostanza il suo nome guidogazzano.
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C'è, dunque, un capitolo della scienza dei segni (o semiologia) che riguarda le lettere dell'alfabeto, così come ce ne sono altri che riguardano i diversi comportamenti umani, come la moda; il saluto, il modo di stare a tavola o di cucinare, la segnaletica nei suoi vari aspetti, ecc.
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A proposito di quest'ultima, ingigantita a dismisura negli ultimi tempi, sarà il caso di ricoidare che una guida d'Italia del 1932 conteneva solo due segni non propriamente linguistici: l'asterisco.
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Per indicare una cosa interessante, e la croce per indicare l'anno di morte di un personaggio, mentre oggi una guida ne contiene più di centocinquanta.
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Si pensi alla valigia per indicare il deposito bagagli, alla sigaretta sbarrata per ammonire a non fumare, ecc.
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Tutto questo è dovuto al sempre maggior incontro di persone di varie nazionalità, di turisti di tutto il mondo e di tutte le lingue.
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Pare quasi che si stia facendo un cammino a ritroso.
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La scrittura moderna, che Galileo chiamò « sigillo di tutte le ammirande invenzioni umane » perché consente di comunicare con qualsiasi altra persona, anche distante nel tempo e nello spazio e di parlare a quelli che non sono ancora nati, è frutto di una evoluzione che parti da segni pittografici, formatí, cioè, da figurine per ricordare certi avvenimenti, poi ideografici, o segni che rappresentano direttamente le singole parole, per arrivare ai segni fonetici, come i nostri che, se anche non obbediscono all'ideale di rappresentare ogni suono con un solo segno, sono tuttavia partiti da questa esigenza.
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Se l'uomo ha estratto dagli ideogrammi gli elementi per gli alfabeti moderni perché non riusciva ad esprimere graficamente tutti i suoi concetti, è difficile che la sua mente si impoverisca al punto da voler ritornare ai pittogrammi.
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Si tratta perciò di vedere nella moltiplicazione dei segni non propriamente linguistici la volontà di facilitare, per sfere limitate di conoscenza, una comprensione immediata.
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Tristano Bolelli

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