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Maarten Janssen, 2014-
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Ma come mai quel taccagno è un avaro?
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
24
febbraio
1981
more header data
[1]
Si
può
essere
certi
che
nessuno
,
oggi
,
per
offendere
,
userebbe
la
parola
marrano
:
il
vario
e
pittoresco
vocabolario
delle
ingiurie
offre
ben
altro
.
[2]
Marrano
,
ormai
voce
storica
,
che
sa
tanto
di
poemi
cavallereschi
,
è
,
però
,
tipica
per
le
sue
complesse
vicende
.
[3]
Compare
per
la
prima
volta
nel
'
400
col
significato
che
aveva
in
spagnolo
di
«
Ebreo
o
Maomettano
di
recente
conversione
»
.
Ma
contemporaneamente
(
ed
è
purtroppo
facilmente
spiegabile
)
si
trova
col
valore
di
«
sleale
,
maledetto
»
e
simili
.
[4]
Lo
spagnolo
marrano
significava
e
tuttora
significa
«
porco
»
(
applicato
,
naturalmente
,
per
via
figurativa
,
anche
all’
uomo
)
ma
l’
origine
è
da
vedere
nell'
arabo
muhram
,
«
cosa
vietata
»
,
e
se
si
pensa
che
ai
Maomettani
-
ed
anche
agli
Ebrei
-
era
ed
è
vietato
dalla
religione
mangiare
carne
di
maiale
,
la
connessione
della
voce
spagnola
con
quella
araba
appare
chiara
.
[5]
Senonché
,
foneticamente
,
la
voce
araba
non
è
sembrata
sufficiente
a
dar
completamente
ragione
di
mar
rano
;
c'
è
,
perciò
,
chi
ha
pensato
ad
un
incrocio
con
un'
altra
parola
araba
(
al
)
barrano
,
«
forestiero
giunto
recentemente
»
.
[6]
E
qui
è
il
caso
di
dire
(
ecco
perché
chiamavamo
tipica
la
parola
marrano
)
che
,
quando
una
parola
arriva
da
un'
altra
lingua
,
spesso
viene
interpretata
in
modo
spregiativo
.
[7]
Si
pensi
che
in
spagnolo
hablar
vuol
dire
«
parlare
»
,
ma
in
francese
,
un
suo
derivato
,
hableur
,
significa
«
fanfarone
,
millantatore
,
spaccone
»
.
[8]
Al
contrario
,
lo
spagnolo
parlar
,
che
è
di
origine
francese
,
non
significa
«
parlare
»
,
ma
«
ciarlare
,
chiacchierare
»
.
[9]
E
così
è
resa
,
in
qualche
modo
,
la
pariglia
.
[10]
Verrebbe
quasi
da
proporre
un
«
parole
e
buoi
dei
paesi
tuoi
»
se
le
voci
indigene
non
andassero
anch'
esse
soggette
a
grandi
cambiamenti
di
significato
.
[11]
Marrano
,
però
,
significa
anche
«
zotico
,
villano
»
ed
in
questo
caso
è
da
chiedersi
se
non
sia
da
vedere
un
intervento
popolare
di
marra
,
«
zappa
»
.
[12]
Un
altro
esempio
della
tendenza
ad
assumere
un
significato
peggiorativo
quando
una
parola
passa
da
una
lingua
ad
un'
altra
è
fanfarone
,
attestata
a
partire
dal
'
600
così
come
f
anfaronata
.
Anche
questa
è
di
origine
spagnola
(
f
anfaron
)
che
a
sua
volta
risale
all'
arabo
in
cui
farfar
significa
semplicemente
«
loquace
»
.
[13]
In
qualche
caso
la
parola
arriva
già
con
una
connotazione
di
dispregio
ed
allora
può
cambiare
il
significato
pur
rimanendo
nell'
ambito
delle
voci
che
indicano
un
difetto
,
una
manchevolezza
dell
'
uomo
.
[14]
E
il
caso
di
taccagno
,
altro
prestito
dallo
spagnolo
,
studiato
con
maestria
da
Bruno
Migliorini
.
[15]
La
voce
ha
oggi
,
come
tutti
sanno
,
il
significato
di
«
avaro
»
ma
,
nelle
prime
attestazioni
,
all'
inizio
del
'
500
,
in
Machiavelli
,
si
trova
con
valore
diverso
e
pare
piuttosto
da
intendersi
come
«
attaccabrighe
»
.
Il
significato
spagnolo
è
quello
di
«
vile
,
meschino
,
canaglia
»
e
ad
esso
pare
senz'
altro
da
rifrire
la
voce
taccagneria
,
così
come
è
attestata
da
Baldassar
Castiglione
che
l'
usa
col
significato
di
«
meschinità
»
.
[16]
Poiché
certe
parole
hanno
una
storia
complessa
,
dirò
,
tra
parentesi
,
che
in
un
vecchio
ma
ai
suoi
tempi
autorevole
vocabolario
spagnolo
(
quello
della
Reale
Accademia
spagnola
,
di
cui
ho
sotto
gli
occhi
la
tredicesima
edizione
,
del
1899
)
la
voce
è
data
come
di
origine
italiana
,
cosa
poi
giustamente
negata
dal
più
grande
etimologista
spagnolo
,
il
Corominas
,
che
restitui
la
voce
alla
Spagna
facendo
venire
di
la
il
nostro
povero
taccagno
.
[17]
Ma
come
mai
,
già
nello
stesso
'
500
,
taccagno
compare
e
si
afferma
col
valore
di
«
avaro
»
e
taccagneria
con
quello
di
«
spilorceria
»
?
Ebbene
,
nei
dialetti
italiani
e
particolarmente
in
quelli
settentrionali
,
sulla
parola
spagnola
si
innestò
un
verbo
,
tacar
,
corrispondente
all'
italiano
attaccare
che
rinforza
i
vari
significati
della
voce
«
attaccato
al
denaro
»
,
«
attac-
cabrighe
»
,
«
attaccaticcio
»
.
In
Sicilia
si
hanno
tracce
evidenti
di
taccagno
col
significato
di
«
ribaldo
»
,
«
cattivo
»
ed
anche
di
«
rozzo
»
come
risulta
da
vocabolari
dialettali
antichi
che
rispecchiano
,
perciò
,
condizioni
di
maggiore
genuinità
.
Per
il
sardo
taccagnu
«
avaro
»
resta
il
dubbio
se
si
tratti
di
spagnolismo
o
di
italianismo
.
[18]
Anche
nelle
parole
si
vede
,
dunque
,
molto
spesso
la
diffidenza
per
ciò
che
è
straniero
e
non
corrisponde
alle
nostre
usanze
.
[19]
A
meno
che
di
un
popolo
non
si
ammiri
la
cultura
e
la
civiltà
.
[20]
In
questo
caso
anche
le
parole
straniere
sembrano
usate
come
se
portassero
un
segno
di
distinzione
:
si
pensi
all
'
influsso
francese
sull'
italiano
nel
secolo
scorso
e
al
principio
di
questo
.
[21]
Tristano
Bolelli
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