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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Dante (in dialetto) perde la tramontana
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
20
gennaio
1982
more header data
[1]
DUNQUE
,
abbiamo
anche
un
Pinocchio
in
piemontese
,
tra-
dotto
con
cura
da
Guido
Griva
e
pubblicato
da
Viglongo
.
[2]
La
traduzione
è
in
un
«
piemontese
parlato
nel
secolo
scorso
e
rimasto
letterariamente
vivissimo
anche
oggi
›
›
,
come
è
det-
to
nella
parte
introduttiva
.
La
traduzione
di
opere
celebri
italiane
in
parlate
locali
costituisce
un
aspetto
interessante
di
una
cultura
che
caratterizza
il
nostro
Paese
,
ricco
come
nessun
altro
di
varietà
linguistiche
.
Oltre
ad
opere
letterarie
in
prosa
e
in
versi
(
e
basterà
qui
ricordare
il
Porta
per
il
mi-
lanese
,
Pascarella
e
Trilussa
per
il
romanesco
,
il
Meli
per
il
siciliano
,
ma
non
vorrei
trascurare
l'
ineffabile
,
seppur
mi-
nore
,
Sgner
Pirein
di
Antonio
Fiacchi
per
il
bolognese
)
esi-
stono
traduzioni
di
classici
spesso
stampate
di
fronte
al
te-
sto
originale
.
Ne
cito
qualcuna
perché
spesso
presentano
tro-
vate
gustose
;
in
cui
1
'
espressionismo
linguistico
raggiunge
ri-
sultati
notevoli
e
la
volontà
di
rendere
intelligibili
i
testi
por-
ta
ad
interpretazioni
spontanee
ed
ingenue
.
E
questo
special-
mente
nelle
opere
in
poesia
in
cui
anche
le
ragioni
della
ri-
ma
entràno
a
determinare
certe
soluzioni
.
Prendiamo
la
Divina
Commedia
tradotta
in
dialetto
vene-
ziano
e
annotata
da
Giuseppe
Cappelli
,
stampata
nella
cele-
bre
Tipografia
del
Seminario
di
Padova
nel
1875
.
Ecco
co-
me
è
resa
la
prima
celebre
terzina
:
A
meza
strada
de
la
vita
umana
/Me
son
trovà
drento
una
selva
scura
/
Ché
persa
mi
gavea
la
tramontana
.
È
impagabile
questo
povero
Dante
che
,
avendo
smarrito
la
diritta
via
,
confessa
di
aver
perso
la
tra-
montana
:
Se
perdere
la
tramontana
vuol
dire
«
perdere
la
testa
›
›
,
ecco
già
nella
traduzione
veneziana
interpretato
in
modo
non
equivoco
il
sigificato
allegorico
del
testo
.
Fra
le
traduzioni
di
classici
ha
una
sua
particolare
posizio-
ne
quella
in
bolognese
dell'
Orlando
Furioso
di
Eraclito
Man-
fredi
che
dà
il
testo
integrale
senza
nessun
falso
pudore
,
nep-
pure
per
lo
scabrosetto
canto
ventottesimo
.
Ma
un'
opera
che
ebbe
grandissima
fortuna
nel
'
600
e
nel
'
700
,
ed
è
ben
comprensibile
per
ragioni
religiose
e
morali
tipiche
della
Controriforma
,
è
la
Gerusalemme
Liberata
di
Torquato
Tasso
.
Vorrei
richiamare
l'
attenzione
sulla
tradu-
zione
bergamasca
pubblicata
a
Venezia
nel
1670
,
di
Carlo
Assonica
,
in
cui
Goffredo
di
Buglione
è
chiamato
il
General
da
bé
(
dabbene
)
,
il
«
molto
egli
oprò
col
senno
e
con
la
ma-
no
›
›
è
reso
con
fè
(
com
ass
dis
)
de
ma
e
de
pe
(
fece
-
come
si
dice
-
di
mani
e
di
piedi
)
e
gli
avversari
di
Goffredo
sono
chiamati
razza
renegada
(
razza
rinnegata
)
mentre
il
Tasso
aveva
parlato
«
d
`
Asia
e
di
Libia
il
popol
misto
›
›
.
Anche
la
[3]
traduzione
napoletana
di
Gabriele
Fasano
del
1706
rende
«
il
Capitano
»
del
Tasso
con
Chillo
gran
Hommo
de
valore
(
quel
grand'
uomo
di
valore
)
e
i
suoi
avversari
armate
canaglie
.
[4]
Ampiamente
parafrasa
la
traduzione
genovese
,
opera
di
diversi
autori
,
che
fu
stampata
in
una
bella
edizione
senza
data
ma
certamente
del
'
700
ad
opera
di
Bernardo
Tarigo
che
esordisce
(
traduco
)
«
Canto
quello
che
gli
altri
han
già
cantato
in
altre
lingue
e
io
canto
in
genovese
/
Il
Sepolcro
di
Cristo
liberato
/
Dal
grande
Goffredo
che
vi
spese
/
San-
gue
e
sudore
,
perché
l'
ha
contrastato
/
Fin
col
Diavolo
,
quel
brutto
arnese
»
.
Come
si
vede
il
«
molto
egli
oprò
col
senno
e
con
la
mano
»
è
diventato
questa
volta
«
spese
sangue
e
su-
dore
›
›
,
in
modo
molto
realistico
.
Quando
poi
il
Tasso
dice
«
e
in
van
l'
Inferno
vi
s'
oppose
›
›
,
il
traduttore
mette
in
cau-
sa
il
diavolo
in
persona
,
chiamato
addirittura
«
brutto
ar-
nese
»
.
Fra
i
marinai
di
un
tempo
-
quellí
che
andavano
a
pesca-
re
nel
Tirreno
e
nell'
Adriatico
-
il
poema
del
Tasso
era
mol-
to
popolare
e
spesso
i
nomi
degli
eroi
dei
poemi
cavallereschi
erano
imposti
ai
loro
figli
.
Anche
dai
pochi
esempi
che
abbiamo
dato
,
possiamo
giun-
gere
ad
una
conclusione
.
La
letteratura
dialettale
di
traduzio-
ne
poetica
del
passato
,
pur
essendo
sicuramente
influenzata
dalla
lingua
originale
,
cercava
di
affrancarsi
con
espressioni
vive
,
popolaresche
.
Più
che
la
fedeltà
,
alla
quale
mira
e
de-
ve
mirare
il
concetto
moderne
di
traduzione
,
erano
perseguiti
l’
immediatezza
,
il
calore
,
la
partecipazione
popolare
,
il
rea-
lismo
.
Queste
doti
sono
evidenti
nelle
rappresentazioni
po-
polari
nelle
quali
fatti
ed
episodi
epici
sono
sempre
presenti
(
penso
ai
pupi
siciliani
e
ai
famosi
Maggi
della
Lucchesia
e
della
Garfagnana
che
hanno
spesso
come
eroe
Goffredo
di
Buglione
,
il
«
capitano
›
›
della
Gerusalemme
)
,
ma
sono
comu-
ni
alle
traduzioni
di
opere
classiche
nelle
quali
il
popolo
an-
Che
non
colto
si
immedesimava
.
[5]
BolLS200182
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