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Cinematografo, familia prolifica

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 19 giugno 1980
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column4-7


[1]
Anche nelle parole c'è una lotta per l'esistenza con vinti e vincitori.
[2]
Quando, per esempio, diciamo cinematografo, non immaginiamo di quanti concorrenti questa parola sia riuscita ad avere la meglio.
[3]
C'è sempre stato l'uso, nella civiltà occidentale, di chiamare le nuove invenzioni con nomi desunti dal greco o con ibridi greco-latini (come è il caso di automobile).
[4]
Anche la parola cinematografo, destinata ad avere tanta fortuna, fu coniata con elementi greci: kínema, « movimento » e -grafo « che scrive », « che descrive ».
[5]
Il luogo e la data di nascita sono sicuri: la Francia e il 1893, quando Léon Bouly brevetto la sua invenzione.
[6]
Il modello fu, forse, cinematoscopio con cui si designava, fin dal 1860, un apparecchio, inventato in America, che presentava fotografie in successione continua, tanto da dare l'impressione del movimento.
[7]
Era, poi, venuto il cronofotografo « apparecchio per la ripresa e la proiezione di immagini », inventato nel 1873.
[8]
Dopo cinematografo, l’apparecchio ebbe molti altri nomi, fra cui biograph con cui si designò anche una casa di produ- zione di film del principio del secolo; vitagraph (il cui primo elemento, vita, traduce il greco bíos), bioscopio. ecc.
[9]
Il ricorrere della parola che indica la « vita » mi fa venire in mente che, quando ero bambino, a Bologna vi era un cinematografo che si chiamava, appunto, Bios ed in un altro, un po' più sofisticato, figurava, dipinta sul proscenio, una scritta con il verso di Dante: Non vide me' di me chi vide il vero.
[10]
Dovetti crescere un po' per capire che quel me' significava « meglio ».
[11]
Davvero il cinema si metteva in concorrenza con la vita.
[12]
Di tutte le effimere denominazioni che abbiamo citato è sopravvissuto - e con quanta vitalità - solo cinematografo, sia col valore di apparecchio, sia con quello di arte, industria, locale, attività che concerne i film.
[13]
Solo biograph sussiste ancora in qualche zona europea, per esempio in Svezia dove, peraltro, c'è anche kinematograf.
[14]
Queste notizie, che abbiamo integrato con qualche elemento linguistico, si desumono da un volumetto di Giovami Grazzini, Le mille parole del cinema, pubblicato da Laterza, che è un'utile raccolta di voci e di dati riguardanti un'arte e un'industria fra le più famose di ieri e di oggi.
[15]
Il cinematografo diventò subito molto popolare ma bisogna aspettare fino al 1922 per veder sorgere, ad opera di Louis Delluc, cineasta « chi si occupa di cinema », « professionista del cinema ».
[16]
La parola è tale da far arricciare il naso ad un purista con quell'-asia, di origine greca, attaccato ad un cine-, abbreviato da cinema, a sua volta derivato da cinematografo, di una capricciosità che può apparire perfino eccessiva.
[17]
Del resto si dice che Delluc buttasse la parola forse per scherzare, durante una cena.
[18]
Più recente è una parola che ho visto usata anche da uno scrittore molto fine ed accurato, Carlo Laurenzi: cilo, anch'essa di origine francese.
[19]
Questa voce non manca nel libro di Giovanni Grazzini che così la definisce e la commenta: « L’appassionato di cinema. La possibilità di confondere il cinefilo col cinofilo, resa sempre più frequente dalla sciatteria tipografica di giornali e riviste, fa consigliare l'uso della forma francese ciphile ».
[20]
L’osservazione è giusta ma mi pare che, piuttosto che consigliare la forma francese, sia bene battersi perché la sciatteria tipografica venga a cessare.
[21]
Molto gustosa è la didascalia che riguarda cinefilìa: « L'amore per il cinema e il suo mito, che insieme a un'accentuata attenzione verso ogni tipo di film, può produrre importanti ricerche storiche e critiche e favorire la ricerca di cimeli preziosi, ma anche assumere forme maniacali inducendo a trascorrere nel buio di una sala gli anni più belli della vita, a sopravvalutare opere d'infima qualità, a collezionare ridicole memorie del divismo e a mandare faticosamente a memoria titoli e date che si possono trovare in ogni buon repertorio. Quando è contenuta in limiti ragionevoli, la cinefilia ha fra l'altro il merito di procurare lettori ai dizionari di cinema ».
[22]
Sono sicuro che nessun linguista avrebbe dato una definizione così partecipe e, nella conclusione, così piacevolmente ironica.
[23]
Grazzini è un critico e si sente.
[24]
Nei vocabolari comuni, che sono sempre necessariamente in ritardo, cinea e cinèlo * mancano: ci sono, però, cineamatore, oltre a cineasta, cinebox « juke-box che ha uno schermo in cui compare il cantante o la cantante che interpreta la canzone del disco prescelto », cinecamera, cinecittà, cineclub, cinedilettante, cineforum, cinegiornale, cinelandia « il mondo e l’ambiente del cinema », cinemobile « autobus attrezzato per riprese cinematografiche », cineparcheggio e cineparco « cinematografo all'aperto per spettatori in automobile » (felice traduzione dell'inglese drive-in), cinepresa, cinerama « sistema di proiezione su schermo panoramico che consente una visione tridimensionale », cineromanzo, cinescopio « tubo a raggi catodici per ricevere immagini televisive », cineteca, tutti con quel cine- che abbiamo visto poco fa; e trascuriamo tutti i derivati di cinema fra i quali citiamo solo cinemascope e cinemateatro; e quelli di cinematografo, fra i quali spicca, nella sua forma romanesca, cinematografaro, il cui significato non ha bisogno di essere spiegato e che conclude in modo insieme spregiativo e giocoso il lungo elenco di questa prolifica famiglia.
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Tristano Bolelli
[26]
*Cinèfilo è compreso nell’undicesima edizione dello Zingarelli (1983).

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