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Pivoli e mak P 100

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 18 ottobre 1981


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IL recente centenario dell'Accademia Navale di Livorno, so- lennemente festeggiato alla presenza del Capo dello Stato, mi ha fatto venire in mente un lavoro sul linguaggio degli Al- lievi che p.
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Federigo Tollemache pubblicò un’eccellente idea - anni fa.
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L’espressione più nota al pubblico e comune anche all'Ac- cademia di Modena e a quella di Torino è mak P 100 con cui si designa la festa che viene celebrata dagli Aspiranti del- l'ultimo corso cento giorni prima della fine dell'anno scola- stico.
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Pare che l’espressione sia da ricercare nella frase pie- montese ai cala mac pi sent « mancano soltanto cento gior- ni ».
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Come ha fatto notare il Tollemache, anche altri paesi conoscono feste di questo tipo le cui denominazioni conten- gono i1 numerale « cento ad indicare una sorta di conto alla rovescia. Le parole proprie dell'Accademia Navale, più che obbe- dire al principio di chiusura e di mistero proprio del gergo, sembrano scherzare su particolari aspetti della vita dei gio- vani che si apprestano a diventare ufficiali di marina. Per esempio, chi per primo introdusse la parola mariprete per « cappellano » doveva essere un bello spirito che applicò pia- cevolmente il mari-, che designava la Marina Militare in mol- ti composti come Mariscuola, al cappellano, appunto, della Marina. Formazioni ugualmente scherzose fra le molte offer- te dal Tollemache, sono milite ignoto, applicato alla polpetta ad indicare il suo incerto contenuto; nave scuola, riferito ori- ginariamente ad una nobildonna veneziana che - a quanto si diceva - non disdegnava la compagnia degli appartenenti al- la Marina, poi applicato a ragazza che frequenta gli allievi, conosce la vita dell'Accademia ed ha fama di non essere un modello di virtù; calcestruzzo, detto dell'insalata russa con molte patate e poca maionese; ciapèi per « chiasso, confusio- ne , dal nome di un sobborgo di Shanghai; pesciare « rim- proverare con evidente derivazione dal detto romanesco trattare a pesci in faccia, appartenente a una numerosa fa- miglia: pesci « rimproveri ; pesciaío e addirittura genepe- sca « la segreteria degli allievi » dove si fanno i rimproveri, pesciata « rimprovero ecc. Molto numeroso è il gruppo di parole che si riferiscono agli iniziandi: pivetto e pivolo « allievo della prima classe ; pivello « allievo della seconda classe , pivo « allievo della terza classe . L'origine della voce è gergale: si tratta, con ogni probabilità, di un derivato di piva che ora significa « cornamusa ma anticamente e dialettalmente «membro virile . Il maschile fu già in uso nel Burchiello e nell'Areti- no col valore di « ragazzo effeminato ». Ora il termine ha attenuato il crudo significato originario e, nella forma « pi- vello di uso abbastanza comune, vuol dire « novellino, prin- cipiante ma anche « giovane pretenzioso e vanesio . L'ambiente dei giovani dell'Accademia navale non può mancare di voci che si riferiscono alle ragazze: già si è detto di nave scuola, ed ecco ia locuzione navigare al bordo sotto per «prendere una cotta . Una ragazza formosa è detta pa- stecca o pasteccona e il fare complimenti un po' materiali si dice pasteccare, che ha come derivato pasteccata. Sorgono ora due questioni. La prima è che, essendo la rac- colta del Tollemache di alcuni armi fa, sarebbe opportuno vedere se le parole e le locuzioni registrate vivano ancora tutte e se se ne siano aggiunte di nuove. La seconda è data dalla prossima presenza di donne come allieve dell'Accade- mia. La ragazza triestina che aveva fatto causa all'Accademia perché, in quanto donna, non era stata ammessa, ha avuto un si di massima dalla proposta di legge. Non ci sarà da pre- vedere che le donne rendano più libero il linguaggio, ora ca- stigato, degli Accademisti?
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BolLS181081

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