Powered by <TEI:TOK>Maarten Janssen, 2014-
SONO del parere che le opere dell'uomo che è da considerare il più grande linguista italiano, Graziadio lsaia Ascoli (1829- 1907), dovrebbero essere lette obbligatoriamente da tutti quel- li che oggi (e sono tanti, forse troppi) si proclamano lingui- sti. Eppure, come dicono in Toscana, « A ogni poeta manca un verso ››. E questo è vero a proposito dell'osservazione se- guente, fatta dall'Ascoli nel 1877: « Di certo, oggimai che sono arrivati a parlare della 'scienza comparativa dei gesti' o anche delle 'ninne-nanne', vi parrà singolare, per avventu- ra, che io vi proponga di sindacare i diritti che abbia lo studio della parola ad essere accolto fra le scienze vere e proprie ». Da allora gli orizzonti della scienza linguistica, aprendosi anche allo studio descrittivo, oltre che a quello storico, si sono talmente ampliati che non stupisce più nessuno una scienza comparativa dei gesti, così come non stupisce lo stu- dio dei segnali o quello della comunicazione animale (si pen- si soprattutto alle api o ai delfini). Ma, oltre a campi nuovi, che hanno dato origine a nuo- ve discipline, sono rimasti nell`ombra aspetti dell'antica ri- partizione della grammatica, come, per esempio, le interie- zioni, lasciate senza una trattazione sistematica. Riferendomi ad una Grammatica italiana che io scrissi (stavo per dire perpetrai) fra gli Anni Quaranta e Cinquan- ta, la sola osservazione tanto valida quanto ovvia che face- vo intorno alle interiezioni, era un richiamo al fatto che le circostanze ed il tono dànno valore diverso alla stessa inte- riezione. Ah! può esprimere dolore, allegria, meraviglia: brr! può esprimere freddo ed orrore, e così via. Quando, nei Pro- messi Sposi, Renzo torna nello studio di don Abbondio, do- po il colloquio con Perpetua, deciso a conoscere il nome del suo persecutore, per impedire al curato di fuggire, chiude l'uscio di casa, si mette le chiavi in tasca e dice « Ah! ah! parlerà ora signor curato! ›› E poco dopo, conosciuto final- mente il nome di don Rodrigo: « Ah cane! ›› urlò Renzo. « E come ha fatto? Che cosa le ha detto per... ›› « Come eh! co- me! rispose, con voce quasi sdegnosa, don Abbondio, il qua- le, dopo un così gran sacrificio, si sentiva in certo modo di- venuto creditore ». Il diverso valore dei due ah! (la prima volta ripetuto) è palese: nel primo esempio vi è il sardonico compiacimento di Renzo per aver impedito al curato di scappare e per aver- lo ormai costretto a parlare; nel secondo vi è lo sdegno fu- ribondo dello stesso Renzo alla rivelazione del nome del per- secutore. All'interiezione ah! dedica ben dodici fitte pagine Isabel- la Poggi, autrice di un libro, Le interiezioni, recentemente pubblicato da Boringhieri. La Poggi studia con pari ampiezza beh!, eh!, toh! ecc. con esempi in gran parte presentati da lei stessa avendo come fine la descrizione e la spiegazione di alcuni meccanismi cognitivi fondamentali (di qui il sotto- titolo, ambiziosetto: Studio del linguaggio e analisi della mente). Per lei lo studio delle interiezioni è una via d’acces- so importante ai meccanismi del conoscere. Così, ad esem- pio, a proposito di quell'ah! di cui si è parlato, afferma che, dicendo ah! il parlante vuole comunicare che nella sua men- te e in corso o è avvenuta l’assunzione di una nuova cono- scenza. L'analisi della Poggi è interessante anche se il suo linguag- gio non è alieno da quelle parole troppo ripetute che si trova- no in quasi tutte le pagine dei giovani studiosi (con tanti « ap- procci ››, «privilegiare ›› e simili). Si tratta dunque di uno sforzo meritorio anche se, a mio parere, uno spoglio di esem- pi forniti da scrittori moderni (ohibò è ormai relegato al Si- gnor Bonaventura e al Capitan Cocoricò) avrebbe dato in- sieme sapore, concretezza e vivacità. Ma forse questa è osservazione di un linguista inguaribil- mente legato ai testi e che, come tale, rimpiange anche che pochi conoscano le pagine che all'Interiezione dedicò Ales- sandro Manzoni nell'Appendice II al Capitole terzo del suo « eterno lavoro ›› Della lingua italiana (seconda minuta), ci- tando e criticando vari autori. L'intuito linguistico del Man- zoni interviene in quelle pagine in una questione notevole. Il De Tracy credeva che le interiezioni, « grida più o meno articolate ››, fossero all'origine delle lingue. Ed ecco la criti- ca del Manzoni: all'origine delle lingue « non ci si troverà nulla perché non si conosce questa origine medesima ››. (Tale ipotesi) « suppone evidentemente degli uomini non aventi il linguaggio, cosa non conosciuta per alcuna esperienza attuale né attestata da alcuna testimonianza storica ››. Una critica degna dell'Ascoli maggiore.
BolLS120881
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