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Maarten Janssen, 2014-
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Cioè, praticamente vince l’antilingua
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
18
aprile
1981
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[1]
In
una
celebre
pagina
di
Italo
Calvino
vi
è
un
chiaro
esempio
del
diverso
livello
linguistico
di
un
cittadino
chiamato
a
testimoniare
e
di
un
brigadiere
che
raccoglie
la
deposizione
.
[2]
Dice
il
cittadino
:
«
Stam
attina
presto
andavo
in
cantina
ad
accendere
la
stufa
e
ho
trovato
tutti
quei
fi
aschi
di
vino
dietro
la
cassa
del
carbone
.
Ne
ho
preso
uno
per
berlo
a
ce
na
.
Non
ne
sapevo
niente
che
la
bottiglieria
di
so
pra
era
stata
scassinata
»
.
[3]
Il
brigadiere
,
invece
,
scrive
a
macchina
:
«
Il
sottoscritto
,
essendosi
recato
nelle
prime
ore
antimeridiane
nei
locali
della
scantinata
,
per
eseguire
l’
avviamento
dell'
impianto
termico
,
dichiara
d'
essere
casualmente
incorso
nel
rinvenimento
di
un
quantitativo
di
prodotti
vinicoli
,
situati
in
posizione
retrostante
al
recipiente
adibito
al
contenimento
del
combustibile
,
e
di
aver
effettuato
l’
asportazione
di
uno
dei
detti
articoli
nell’
intento
di
consumarlo
durante
il
pasto
pomeridiano
,
non
essendo
a
conoscenza
dell’
avvenuta
effrazione
dell’
esercizio
soprastante
»
.
[4]
Calvino
sosteneva
che
«
avv
ocati
e
funzionari
,
gabine
tti
ministeriali
e
consigli
d'
amministrazione
,
redazioni
di
gior
nali
e
telegiornali
s
crivono
pen
sano
parlano
nell'
antilingua
»
.
[5]
Questa
antilingua
sarebbe
inesistente
.
[6]
Ma
io
vorrei
far
osservare
che
questa
lingua
non
esiste
solo
se
prendiamo
come
misura
la
naturalezza
perché
,
a
persuaderci
della
sua
realtà
,
ci
sono
pagine
e
pagine
e
talora
perfino
discorsi
solenni
.
[7]
Alcune
spie
di
questo
linguaggio
si
scoprono
anche
nel
parlare
di
ogni
giorno
.
[8]
Certo
,
negli
esempi
di
Calvino
vediamo
un
punto
critico
dell'
italiano
,
quello
,
del
resto
,
che
già
aveva
individuato
il
Manzoni
quando
volle
porre
un
centro
unico
di
riferimento
nella
grande
varietà
delle
parlate
italiane
.
[9]
Ma
io
vorrei
porre
li
discorso
in
altro
modo
e
chiedere
quale
sarebbe
la
deposizione
al
brigadiere
di
un
comune
giovane
d'
oggi
.
[10]
Io
l'
immagino
press'
a
poco
così
:
«
Cioè
stam
at
tina
presto
praticamente
andavo
in
cantina
;
cioè
,
pra
ti
ca
mente
,
volevo
accendere
la
stufa
,
cioè
ho
trov
ato
tutti
quei
fi
aschi
di
vino
dietro
la
cassa
del
carbone
.
C
ioè
ne
ho
preso
uno
per
bermelo
a
cena
.
Chiaramente
non
ne
sapevo
nulla
»
,
eccetera
,
con
una
successione
di
insulsi
cioè
che
qualcuno
ha
voluto
difendere
attribuendo
quella
noiosa
ripetizione
al
proposito
di
fare
delle
pause
di
riflessione
come
se
,
per
riflettere
,
fosse
necessario
ripetere
tante
volte
cioè
e
praticamente
e
chiaramente
che
rintronano
sempre
più
frequentemente
le
nostre
orecchie
.
[11]
Così
come
è
fin
troppo
usato
,
e
perciò
è
stucchevole
,
il
verbo
emergere
per
«
risultare
»
e
simili
.
[12]
Oggi
,
pare
impossibile
in
una
situazione
in
cui
le
cose
chiare
sono
così
poche
,
che
tante
cose
emergano
,
come
sembrerebbe
sentendo
il
linguaggio
di
uomini
politici
,
sindacalisti
ecc
.
[13]
Altro
abuso
è
quello
che
si
fa
dell'
aggettivo
«
grosso
»
.
[14]
Nulla
più
è
«
grande
»
,
«
importante
»
,
«
notevole
»
ma
tutto
è
grosso
:
un
personaggio
,
un
libro
,
un'
idea
,
una
nazione
.
[15]
Insomma
,
accanto
all'
antilingua
burocratica
e
falsamente
aulica
di
cui
parla
Calvino
,
vi
è
un'
antilingua
dovuta
alla
poca
capacità
di
esprimersi
,
alla
povertà
della
sintassi
e
del
vocabolario
,
all
'
incertezza
anche
emotiva
di
cui
danno
prova
tanti
,
specialmente
i
giovani
.
[16]
Sono
,
questi
,
aspetti
diversi
di
una
immaturità
linguistica
che
si
rivela
,
da
una
parte
,
nella
ricerca
di
un
vecchio
ed
ammuffito
armamentario
retorico
e
burocratico
che
crede
disonorevole
esprimere
la
realtà
con
parole
reali
,
che
dicano
,
dunque
,
come
stanno
veramente
le
cose
,
in
modo
semplice
e
chiaro
e
che
preferisce
dire
ho
e
ff
ettuato
per
«
ho
fatto
»
,
recipiente
adibito
al
conteni
mento
del
combustibile
per
«
cassa
del
carbone
»
,
consumare
per
«
bere
»
o
«
mangiare
»
,
r
invenire
per
«
trovare
»
;
dall'
altra
una
esilità
ed
incertezza
di
sintassi
che
frantuma
il
periodo
senza
trovare
il
modo
di
una
connessione
delle
parole
che
prescinda
da
ripetizioni
,
da
spezzettature
fastidiose
da
movimenti
che
si
risolvono
nel
girare
intorno
senza
trovare
una
sicura
via
d'
uscita
.
[17]
Si
tratta
di
due
difetti
diversi
:
il
primo
attiene
specialmente
alla
lingua
scritta
in
una
successione
di
tradizioni
arcaiche
e
viete
,
cristallizzata
in
formule
di
origine
libresca
e
burocratica
;
il
secondo
è
prodotto
da
una
insicurezza
,
da
una
incapacità
culturale
che
si
manifesta
soprattutto
nel
parlato
dove
si
procede
in
successioni
di
formule
senza
riuscire
a
manifestare
in
modo
semplice
il
proprio
pensiero
.
[18]
Tristano
Bolelli
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