Chair
Contact
Login
TEITOK
Digital Corpus Library
TEITOK
CronIT
Available Corpora
CronIT
Home
Search
Browse
Powered by
<TEI:TOK>
Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
L’Italiano «dialetto europeo» ?
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
17
dicembre
1980
more header data
[1]
A
DISTANZA
di
alcune
settimane
,
il
tema
trattato
a
Lugano
nel
convegno
che
aveva
per
argomento
:
«
L'
italiano
nel
mondo
:
lingua
veicolare
o
di
cultura
?
»
,
di
cui
ha
dato
ampia
notizia
anche
La
Stampa
,
merita
ulteriori
riflessioni
specie
da
parte
di
chi
,
come
me
,
è
stato
fra
gli
invitati
ad
esprimere
il
proprio
parere
insieme
coi
colleghi
italiani
Baldelli
,
Branca
,
De
Mauro
e
con
gli
studiosi
svizzeri
Bianconi
e
Lurati
.
[2]
Autorevole
rappresentante
del
ministero
degli
Affari
esteri
italiano
,
il
ministro
Sergio
Romano
,
che
ha
fornito
dati
chiari
su
questioni
così
scottanti
come
la
diffusione
dell'
italiano
nei
Paesi
dove
si
trovano
tradizionalmente
numerosi
nuclei
italiani
(
l'
America
settentrionale
e
meridionale
,
il
Canada
,
l'
Australia
)
o
dove
più
recenti
emigrazioni
hanno
portato
considerevoli
masse
di
lavoratori
.
[3]
Di
qui
la
forma
di
dilemma
dato
al
tema
da
trattare
anche
se
nessuno
può
mettere
in
dubbio
che
la
lingua
italiana
con
la
sua
plurisecolare
tradizione
sia
lingua
di
cultura
.
[4]
Se
come
è
stato
detto
,
si
calcola
che
nel
mondo
l
'
italiano
sia
studiato
da
circa
700
mila
persone
,
occorrerà
distinguere
fra
chi
,
dopo
un
paio
di
generazioni
,
riscopre
le
sue
radici
italiane
,
come
avviene
in
molti
casi
,
specialmente
negli
Stati
Uniti
d'
America
,
e
chi
avverte
con
stupore
la
presenza
attiva
del
suo
povero
italiano
all
'
estero
fra
uomini
appartenenti
al
terzo
mondo
spinti
a
servirsi
della
nostra
lingua
come
mezzo
di
comunicazione
perché
son
venuti
a
contatto
con
operai
e
tecnici
italiani
esportatori
di
lavoro
in
zone
lontane
dell'
Africa
e
dell'
Asia
.
[5]
Di
fronte
all'
uso
linguistico
come
modesto
strumento
di
comunicazione
in
Paesi
remoti
si
offuscano
le
discussioni
che
non
hanno
cessato
di
coinvolgere
gli
studiosi
italiani
da
secoli
:
cos'
è
l'
italiano
?
quale
modello
scegliere
(
toscano
,
romanesco
,
settentrionale
)
?
[6]
È
una
questione
che
ha
cessato
di
aver
corso
per
l'
inglese
nel
quale
convivono
diverse
tradizioni
,
diversi
modelli
,
diverse
pronunzie
perché
non
si
può
pretendere
che
una
lingua
mondiale
guardi
troppo
per
il
sottile
.
[7]
Ma
l'
italiano
,
lingua
aristocratica
per
eccellenza
,
non
ha
mai
cessato
di
autoesaminarsi
,
di
autocriticarsi
,
di
autocensurarsi
.
[8]
È
pensare
che
qualcuno
,
senza
tanti
complimenti
,
ha
proposto
di
lasciare
l'
italiano
,
che
pure
Galileo
sognò
per
un
momento
come
lingua
universale
della
scienza
,
al
suo
destino
di
dialetto
europeo
ed
ha
esortato
tutti
a
studiare
e
a
parlare
l'
inglese
,
con
una
ipotesi
suicida
alla
quale
hanno
dato
giustificazione
anche
certi
scienziati
italiani
che
,
per
farsi
capire
dagli
studiosi
stranieri
,
scrivono
in
inglese
.
[9]
Del
resto
,
se
si
viene
al
dominio
tradizionale
dell'
italiano
,
all'
éli
te
degli
studiosi
che
sapevano
l
'
italiano
perché
lo
consideravano
importante
e
,
in
certi
casi
,
indispensabile
,
forti
delusioni
si
presentano
considerando
che
,
per
esernpio
,
in
Francia
negli
ultimi
anni
le
scuole
d'
italiano
sono
state
ridotte
dal
governo
francese
a
tutto
vantaggio
dell'
inglese
.
[10]
Del
resto
,
in
un
recentissimo
articolo
scritto
in
francese
(
si
badi
)
,
l'
Autore
,
d'
origine
tedesca
,
dice
chiaro
che
un
importante
studio
fatto
da
quel
grande
linguista
che
fu
Benvenuto
Terracini
non
ha
avuto
alcun
effetto
perché
era
scritto
in
italiano
.
[11]
Il
bello
è
,
però
,
che
la
prima
redazione
di
quel
lavoro
fu
pubblicata
dal
Terracini
anni
prima
in
spagnolo
e
questo
dimostra
che
l'
autore
o
non
conosce
la
bibliografia
o
non
sa
neppure
leggere
lo
spagnolo
.
[12]
Ma
,
tornando
al
nostro
italiano
,
non
dobbiamo
nasconderci
che
è
vera
la
maggiore
importanza
,
rispetto
a
tutte
le
altre
lingue
,
dell'
inglese
,
in
generale
,
come
lingua
di
comunicazione
ma
che
è
altrettanto
vera
la
poca
propensione
o
capacità
degli
studiosi
italiani
a
scrivere
opere
che
,
avendo
sicure
doti
scientifiche
,
siano
presentate
in
modo
da
non
scoraggiare
il
lettore
e
cioè
in
uno
stile
chiaro
ed
ampiamente
accessibile
.
[13]
Se
è
vero
,
come
e
stato
detto
,
che
in
Giappone
ci
sono
dei
tassisti
che
leggono
il
Decame
rone
,
vorrei
vedere
che
cosa
capirebbero
dei
testi
italiani
di
certi
uomini
politici
,
di
certi
saggisti
,
di
certi
studiosi
anche
illustri
.
[14]
Accade
,
così
,
che
noi
traduciamo
e
traduciamo
saggi
,
saggiuoli
,
trattati
,
molti
dei
quali
sono
perfettamente
inutili
e
non
abbiamo
avuto
(
ora
,
però
,
le
cose
vanno
migliorando
)
una
saggistica
che
,
tenendo
conto
dei
dati
scientifici
,
sia
leggibile
e
,
quindi
,
esportabile
.
[15]
Quanto
alle
nostre
scuole
d’
italiano
all'
estero
,
si
è
parlato
piuttosto
negativamente
degli
Istituti
italiani
di
cultura
,
anche
se
si
devono
fare
delle
eccezioni
.
[16]
È
un
fatto
che
quelle
istituzioni
si
sono
trovate
di
fronte
a
compiti
nuovi
con
l'
ondata
dell'
emigrazione
.
[17]
Certo
,
occorre
affiancare
agli
istituti
scuole
di
lingua
per
diversi
livelli
di
istruzione
e
per
consentire
di
mantenere
una
tradizione
che
costituisca
un
legame
con
la
terra
d'
origine
.
[18]
Cosa
che
è
più
facile
dire
che
fare
.
[19]
Infine
,
ci
deve
essere
la
persuasione
che
il
prestigio
di
una
lingua
è
in
indissolubilmente
legato
al
prestigio
della
nazione
.
[20]
Non
per
nulla
gli
studi
più
importanti
degli
italianisti
stranieri
riguardano
il
Rinascimento
italiano
,
età
che
segnò
un
periodo
di
autentica
originalità
e
superiorità
della
civiltà
italiana
.
[21]
Tristano
Bolelli
Text view
•
Paragraph view