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Maarten Janssen, 2014-
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Boccaccio e lo sposo cornuto
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
17
novembre
1983
more header data
[1]
In
quella
singolare
opera
che
è
il
«
Corbaccio
»
di
Giovanni
Boccaccio
,
in
cui
si
racconta
dell’
innamoramento
di
una
vedova
al
quale
appare
l’
ombra
del
defunto
marito
che
mette
in
guardia
sulla
cattiveria
della
donna
raccontando
ogni
sorta
di
episodi
a
lei
disdicevoli
,
c’
è
una
vivace
e
turgida
vena
linguistica
.
[2]
La
serie
di
aggettivi
adoperati
è
molto
interessante
ma
qui
vorremmo
fermarci
su
un
gruppo
:
quello
formato
col
suffisso
-uto
.
[3]
Della
donna
che
voleva
ingrassare
e
mangiava
ogni
sorta
di
cibo
si
dice
che
«
pienamente
di
divenire
paffuta
e
naticuta
le
venne
fatto
»
.
[4]
È
chiaro
che
,
di
questa
serie
,
di
uso
comune
in
italiano
sono
,
per
ricordarne
solo
alcuni
,
gli
aggettivi
astuto
,
baffuto
,
barbuto
,
canuto
,
cicciuto
,
cornuto
,
linguacciuto
,
nasuto
,
nerboruto
,
paffuto
,
panciuto
.
[5]
Non
è
,
questa
,
la
sola
serie
di
voci
che
finiscono
in
-uto
:
basti
pensare
ai
molti
participi
passati
come
avuto
,
dovuto
,
veduto
,
tenuto
,
saputo
,
potuto
,
caduto
,
creduto
ecc
.
che
,
in
generale
,
vengono
dall’
infinito
ma
in
qualche
caso
dal
passato
remoto
come
vissuto
,
ma
questa
seconda
derivazione
è
assai
più
rara
della
prima
nella
lingua
moderna
.
[6]
Se
,
in
Benvenuto
Cellini
si
ha
volsuto
,
nell’
italiano
di
oggi
tale
forma
e
scomparsa
:
resta
,
però
,
in
certi
dialetti
come
nel
milanesi
vorsil
«
voluto
»
e
nel
toscano
dialettale
volsuto
,
valsuto
(
il
corso
,
nella
sua
conservazione
di
forme
toscane
antiche
,
ha
per
esempio
,
vulsutu
«
voluto
»
,
parsutu
«
parso
»
)
.
[7]
Né
mancano
forme
che
vengono
dal
presente
come
vagliuto
«
valso
»
che
compare
nel
Boccaccio
e
nei
dialetti
sia
nelle
forme
antiche
che
moderne
(
nel
Veneto
vegnù
,
tegnù
,
nel
genovese
venùo
,
nel
milanese
vegnù
,
nel
bolognese
vgnò
)
.
[8]
In
concorrenza
con
forme
del
tipo
letto
,
pianto
,
nato
ecc
.
si
hanno
leggiuto
,
piangiuto
,
nesciuto
ecc
.
nei
dialetti
toscani
e
in
quelli
settentrionali
e
meridionali
.
[9]
Nella
lingua
comune
sono
rimasti
caduto
,
cociuto
(
raro
ormai
,
accanto
a
cotto
)
,
perduto
(
accanto
a
perso
)
e
qualche
altro
che
è
in
via
di
estinzione
.
[10]
Alessandro
Manzoni
che
aveva
scritto
paruto
nella
prima
edizione
dei
Promessi
Sposi
,
corresse
in
parso
,
così
come
corresse
veduto
in
visto
.
[11]
È
inutile
dire
che
nella
lingua
comune
sussistono
tutte
e
due
queste
ultime
forme
mentre
paruto
non
si
usa
più
.
[12]
In
napoletano
le
forme
in
-uto
sono
frequentissime
:
leggiuto
(
accanto
a
letto
)
,
scrivuto
(
accanto
a
scritto
)
,
vinciuto
(
accanto
a
vinto
)
ecc
.
[13]
Tutte
le
forme
verbali
di
cui
abbiamo
parlato
si
distinguono
da
quelle
dalle
quali
siamo
partiti
che
vengono
,
invece
,
da
nomi
:
barbuto
viene
da
barba
,
panciuto
da
pancia
.
[14]
Ma
qui
occorrerà
fare
un’
altra
distinzione
fra
le
forme
di
derivazione
latina
e
quelle
che
si
sono
formate
dopo
nell’
incessante
processo
di
creazione
linguistica
.
[15]
Astuto
c’
è
già
in
latino
(
astutus
)
,
così
come
canuto
(
canutus
)
,
cornuto
(
cornutus
)
,
non
però
usato
con
valore
metaforico
applicato
ad
un
marito
sfortunato
che
sorge
a
quanto
pare
,
nel
Quattrocento
con
Luigi
Pulci
almeno
per
quanto
riguarda
le
attestazioni
letterarie
,
nasuto
(
nasutus
)
.
[16]
Queste
forme
hanno
corrispondenti
in
altre
lingue
romanze
(
basterà
citare
il
francese
cornu
,
chenu
«
canuto
»
ecc
.
,
lo
spagnolo
cornudo
,
il
romeno
cornute
cc
.
)
.
[17]
Le
altre
sono
analogiche
:
baffuto
che
viene
da
baffo
,
linguacciuto
da
linguaccia
ecc
.
[18]
Così
è
la
voce
del
Boccaccio
,
naticuta
da
natica
.
[19]
Gli
aggettivi
in
-uto
hanno
valore
espressivo
.
[20]
Alcuni
sono
letterari
,
altri
di
più
ampio
uso
.
[21]
Basterà
ricordare
il
passo
di
Giordano
Bruno
:
«
Era
quasi
tanto
cotennuta
,
pettoruta
,
ventruta
,
fiancuta
e
naticuta
quanto
può
essere
quella
londriota
(
londinese
)
che
viddi
a
Westmester
»
.
[22]
Tutte
le
derivazioni
degli
aggettivi
in
-uto
sono
chiare
a
prima
vista
(
pettoruto
si
spiega
se
si
pensa
al
latino
pectus
,
pectoris
e
nerboruto
al
plurale
di
tipo
neutro
nerbora
)
,
escluso
paffuto
:
ed
infatti
questo
aggettivo
è
notevole
non
solo
per
il
suffisso
-uto
ma
perché
è
voce
espressiva
per
designare
la
quale
serve
secondo
me
l’
aggettivo
«
fonosimbolico
»
che
si
potrebbe
distinguere
almeno
in
casi
come
questo
da
«
onomatopeico
»
.
[23]
Infatti
«
onomatopeico
»
lo
riserverei
ad
indicare
l’
imitazione
di
un
suono
(
per
esempio
tic-toc
)
mentre
«
fonosimbolico
»
può
esprimere
anche
qualcosa
di
visivo
come
paffuto
.
[24]
Tristano
Bolelli
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