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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
In difesa dei lapsus di Bertoldo
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
17
giugno
1984
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[1]
È
tornato
di
moda
il
Bertoldo
e
Bertoldino
di
Giulio
Cesare
Croce
(
con
l’
aggiunta
di
Cacasenno
di
Adriano
Banchieri
)
,
ma
non
si
può
dire
che
la
fortuna
di
questo
libro
sia
mai
venuta
meno
se
è
vero
che
Bertoldo
,
come
Perpetua
e
qualche
altro
celebre
personaggio
,
figura
nei
vocabolari
comuni
col
significato
di
«
uomo
rozzo
ma
astuto
»
.
[2]
L’
autore
è
di
San
Giovanni
in
Persiceto
,
a
una
ventina
di
chilometri
da
Bologna
.
[3]
Figlio
di
un
fabbro
e
fabbro
egli
stesso
,
ebbe
esperienze
contadine
e
a
Bologna
fece
anche
il
cantastorie
in
lingua
e
in
dialetto
.
[4]
Questo
è
il
punto
che
ci
interessa
più
da
vicino
perché
nel
famoso
libro
,
pubblicato
nel
1608
(
G
.
C
.
Croce
era
nato
nel
1550
)
si
presenta
un
problema
linguistico
di
notevole
interesse
.
[5]
Essendo
fuori
discussione
,
sia
nel
Nord
che
nel
Sud
,
dopo
l’
accettazione
da
parte
dei
poeti
e
dei
letterati
,
la
supremazia
del
toscano
(
l’
Ariosto
,
ossequente
all’
autorità
del
Bembo
corresse
,
di
edizione
in
edizione
,
il
suo
Orlando
Furioso
depurandolo
dei
padanismi
frequenti
nella
prima
edizione
)
,
negli
scritti
di
persone
di
non
grande
cultura
troviamo
delle
interessanti
mescolanze
di
lingua
e
di
dialetto
:
ed
è
questo
il
caso
del
Bertoldo
e
del
Bertoldino
.
[6]
Nell’
introduzione
alla
recentissima
edizione
(
Rizzoli
,
aprile
1984
)
,
Giampaolo
Dosena
dice
che
«
Giulio
Cesare
Croce
scriveva
in
modo
sgangherato
,
non
sempre
sapeva
bene
cosa
volessero
dire
le
parole
che
diceva
,
non
rispettava
una
sintassi
rigorosa
»
.
[7]
Segue
un
lungo
elenco
di
parole
che
figurano
con
consonante
semplice
mentre
ci
si
aspetterebbe
la
consonante
doppia
(
per
esempio
labro
per
labbro
,
publica
per
pubblica
ecc
.
)
o
,
al
contrario
,
ci
imbattiamo
in
consonanti
doppie
che
dovrebbero
essere
semplici
(
per
esempio
robba
,
rubbato
,
viddi
ecc
.
)
.
vengono
poi
messi
in
evidenza
casi
in
cui
le
consonanti
sono
,
come
dice
Dossena
,
cambiate
(
luoco
,
secreto
per
luogo
,
segreto
o
,
viceversa
,
lagrime
per
lacrime
)
.
[8]
Sono
citati
casi
come
camiscia
per
camicia
o
giudicio
per
giudizio
.
[9]
Non
vorrei
andar
oltre
in
quest’
elenco
ma
è
ora
di
dire
che
è
compito
del
linguista
dare
una
spiegazione
a
tanta
sgangheratezza
.
[10]
G
.
[11]
C
.
[12]
Croce
aveva
esperienza
di
emiliano
(
bolognese
)
e
di
toscano
.
[13]
Ebbene
,
molte
,
direi
quasi
tutte
le
sue
stranezze
,
messe
diligentemente
in
rilievo
dal
Dossena
,
si
speigano
proprio
nell’
ambito
di
queste
sue
conoscenze
.
[14]
Intanto
,
in
tutta
l’
Italia
settentrionale
le
consonanti
doppie
(
o
rafforzate
)
diventano
semplice
.
[15]
Basterò
qui
ricordare
quel
maestro
veneto
che
,
insegnando
l’
ortografia
e
la
pronuncia
ai
suoi
scolari
,
diceva
sempre
«
Batete
bene
le
doppie
»
.
[16]
Di
qui
le
incongruenze
nell’
uso
del
Croce
come
polastri
per
pollastri
o
caminare
per
camminare
.
[17]
D’
altra
parte
,
proprio
chi
ha
coscienza
di
sbagliare
è
portato
,
per
eccesso
di
correzione
,
a
mettere
le
doppie
dove
non
ci
vogliono
e
a
scrivere
robba
per
roba
,
rubbato
per
rubato
ecc
.
così
come
ancora
oggi
persone
di
mediocre
cultura
dell’
Italia
settentrionale
sono
portate
a
scrivere
biricchino
per
il
corretto
birichino
,
scattola
per
scatola
o
cioccolatta
per
cioccolata
.
[18]
A
una
conoscenza
dei
latinismi
frequenti
nel
toscano
tradizionale
,
si
dovranno
casi
come
luoco
o
secreto
mentre
forme
come
lagrime
sono
della
lingua
toscana
normale
.
[19]
Camiscia
per
camicia
e
anch’
essa
un
toscanismo
grafico
(
e
fin
dal
Trecento
è
presente
in
testi
toscani
,
insieme
con
bascio
per
bacio
)
per
rendere
la
particolare
pronunzia
toscana
vicino
a
sci
.
[20]
Quanto
alle
variazioni
della
z
fra
vocali
(
ora
si
ha
mezo
per
mezzo
ora
protezzione
per
protezione
,
ora
soddisfazzione
ora
soddisfazione
)
e
un’
oscillazione
ben
comune
nella
lingua
scritta
del
‘
600
.
Non
si
deve
dimenticare
che
Galileo
scrisse
di
sua
mano
per
lo
più
confutazzioni
e
dimostrazzioni
(
la
z
fra
vocali
p
sempre
pronunziata
come
rafforzata
in
toscano
)
,
certi
spostamenti
di
lettere
corrispondono
a
fatti
fonetici
emiliani
o
anche
toscani
.
[21]
Se
G
.
[22]
C
.
[23]
Croce
scrive
stroppi
per
storpi
,
dobbiamo
ricordare
che
il
bolognese
diceva
e
dice
stropi
ed
anche
in
Toscana
si
ha
stroppio
per
storpio
(
e
c’
è
un
noto
detto
Il
troppo
stroppia
)
;
se
scrive
formento
è
perché
in
bolognese
si
dice
furmant
.
[24]
Alla
roversa
per
a
rovescio
non
può
non
rimandare
al
bolognese
all’
arversa
e
strenuta
corrisponde
al
bolognese
stranudér
e
al
toscano
stranutare
.
[25]
Anche
forme
come
gionto
per
giunto
o
assonto
per
assunto
sono
dialettali
.
[26]
Si
ricordi
l’
Ariosto
:
i
legni
gionti
furo
.
[27]
Quando
Bertoldo
dice
«
Il
gnattone
e
il
porco
mangiano
tutti
e
due
ad
un’
istessa
conca
?
»
quel
gnattone
non
si
spiega
come
«
mangione
»
se
non
si
ricorda
che
nei
vocabolari
bolognesi
il
verbo
gnar
figura
col
valore
di
«
desinare
»
.
[28]
Forse
per
poter
entrare
nella
scrittura
del
Bertoldo
è
opportuno
far
presenti
cose
come
queste
che
inducono
a
considerare
l’
opera
di
Giulio
Cesare
Croce
come
un
documento
linguistico
di
qualche
interesse
.
[29]
Tristano
Bolelli
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