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Maarten Janssen, 2014-
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I GERGHI
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
17
maggio
1986
more header data
[1]
Epigrammi
della
mala
[2]
I
gerghi
,
in
senso
proprio
(
ma
c’
è
chi
estende
illegittimamente
la
parola
ai
linguaggi
tecnici
e
parla
di
gergo
dei
medici
o
dei
fisici
)
sorgono
dalla
volontà
di
un
nucleo
sociale
di
non
farsi
capire
.
[3]
Nel
passato
hanno
avuto
,
pur
nelle
differenziazioni
dei
gruppi
che
li
hanno
usati
,
una
stabilità
molto
maggiore
di
quella
che
hanno
oggi
,
almeno
per
quanto
riguarda
i
gerghi
della
malavita
.
[4]
Oggi
esistono
molti
mezzi
che
consentono
di
penetrare
nel
mondo
chiuso
di
chi
esercita
attività
illecite
:
intercettazioni
telefoniche
con
le
relative
microspie
,
le
infiltrazioni
di
agenti
,
l’
attenzione
della
autorità
di
polizia
,
sempre
più
interessate
al
fenomeno
.
[5]
Di
qui
la
necessità
di
variare
le
parole
presente
in
ogni
gruppo
che
si
vale
del
gergo
per
continuare
a
fruire
di
un
linguaggio
clandestino
.
[6]
Tuttavia
,
considerando
una
serie
di
esempi
recentemente
portati
all’
attenzione
del
pubblico
,
si
riscontrano
parole
già
da
lungo
tempo
note
:
per
esempio
,
spiritosa
,
che
designa
la
rivoltella
,
chiamata
con
un
altro
termine
,
noto
da
tempo
,
osso
di
prosciutto
.
[7]
Queste
due
denominazioni
compaiono
nel
prezioso
libro
di
Ernesto
Ferrero
I
gerghi
della
malavita
dal
‘
500
ad
oggi
,
edito
da
Mondadori
nel
1972
;
ma
che
la
rivoltella
si
chiamasse
creatura
o
cavallo
,
proprio
sembra
una
novità
.
Cavallo
è
dato
da
Ferrero
con
significati
di
«
tasca
dei
pantaloni
»
complice
«
cinquecento
lire
»
(
ormai
in
disuso
per
il
basso
valore
di
tale
moneta
)
,
«
fagotto
della
coperta
di
un
carcerato
in
trasferimento
»
,
«
metodo
per
far
uscire
da
una
grata
oggetti
o
biglietti
che
devono
raggiungere
un’
altra
cella
»
ma
soprattutto
«
orologio
»
.
Il
significato
di
«
rivoltella
»
pare
dunque
dovuto
a
quella
necessità
di
trasformazione
linguistica
alla
quale
abbiamo
accennato
.
[8]
La
calco
s
a
designa
la
«
strada
»
fin
dal
tempo
del
libro
Nuovo
modo
de
inteder
la
lingua
zerga
(
di
autore
anonimo
)
,
che
ebbe
una
trentina
di
ristampe
fra
la
seconda
metà
del
Cinquecento
e
la
prima
metà
del
Seicento
,
indice
sicuro
di
interesse
per
il
contenuto
dell’
opera
che
si
riporta
ad
un
ambiente
universitario
padovano
.
[9]
La
più
antica
edizione
pare
quella
del
1545
stampata
a
Ferrara
.
[10]
Fu
fi
moda
in
quel
tempo
il
gergo
non
tanto
come
frutto
della
malavita
quanto
come
gioco
in
ambienti
colti
e
basterebbe
a
provarlo
l0uso
ampiamente
segnalato
di
dragon
per
«
dottore
»
col
dragon
del
gran
soprano
per
«
dottore
in
legge
»
con
una
allusione
scherzosa
gustosissima
.
[11]
Calcosa
presenta
il
suffisso
osa
,
molto
frequente
nelle
voci
gergali
e
basterà
dire
che
le
scarpe
sono
dette
fangose
,
le
carte
sfogliose
(
ma
questo
termine
designa
anche
i
biglietti
di
banca
)
,
balloso
,
con
una
connotazione
non
proprio
lusinghiera
,
il
giornale
,
buiosa
la
prigione
,
spinosa
la
barba
,
bramosa
l’
amante
,
dannosa
la
lingua
.
[12]
Molte
voci
come
questa
hanno
un’
etimologia
trasparente
:
si
tratta
per
lo
più
di
trasposizioni
di
significato
,
spesso
molto
spiritose
.
[13]
Chi
per
primo
ha
chiamato
tombola
gli
anni
di
condanna
,
fisica
una
rozza
sigaretta
fatta
a
mano
,
la
verta
la
morte
,
aveva
sicuramente
molto
vivo
il
senso
della
metafora
.
[14]
E
persino
il
sorvegliatissimo
Manzoni
ammise
nei
Promessi
Sposi
una
voce
di
gergo
morto
per
«
somma
di
denaro
(
di
provenienza
più
o
meno
legittima
)
che
si
tiene
nascosta
»
quando
dice
:
«
L’
oste
l’
agguanto
subito
e
come
con
le
mani
alle
tasche
per
vedere
se
c’
era
il
morto
»
e
:
«
Arrivati
trovano
effettivamente
in
vece
del
morto
la
buca
aperta
»
.
[15]
Con
l’
uso
in
Manzoni
(
anche
se
ci
sono
attestazioni
prima
di
lui
)
morto
è
diventato
di
dominio
pubblico
,
uscendo
dal
segreto
del
gergo
.
[16]
Come
ci
sono
parole
che
si
riportano
a
certi
ambienti
,
ci
sono
voci
che
appartengo
a
determinate
regioni
.
[17]
Il
siciliano
ha
,
per
esempio
,
gaddu
cu
la
pinna
(
gallo
con
la
penna
)
per
designare
il
carabiniere
a
Bologna
i
carcerati
(
e
si
ricordi
qui
il
bel
libro
di
Alberto
Menarini
«
I
gerghi
bolognesi
»
,
Modena
,
1942
)
chiamano
cavalcanti
i
pantaloni
,
duomo
il
Monte
di
pietà
ed
anche
il
domicilio
coatto
.
[18]
Lo
studio
scientifico
del
gergo
ha
origini
illustri
in
Italia
;
basterà
dire
che
fra
i
più
acuti
osservatori
di
fatti
gergali
c’
è
nell’
Ottocento
,
Graziadio
L’
Ascoli
,
il
più
illustre
dei
linguisti
italiani
.
[19]
Egli
disse
:
«
Ci
si
para
dinnanzi
la
più
strana
congerie
di
figure
epigrammatiche
,
burlesche
,
stravaganti
,
arditissime
,
oscene
,
sacrilighe
,
frammiste
ad
altre
che
riflettono
serio
e
rigoroso
il
pensiero
o
il
candore
delle
primitive
creazioni
idiomatiche
»
:
un
giudizio
che
esprime
perfettamente
l’
essenza
e
il
carattere
del
gergo
.
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