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L’accento vagabondo

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 17 aprile 1982


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Nella sua ultima opera, Kermesse, Leonardo Sciascia, commentando il detto siciliano che in italiano suona: E il cuoco disse ai suoi piccoli: /al chiarchiaro ci rivedremo tutti, con evidente allusione all’al di , dice che la parola Chiarchiaro designa una collina rocciosa piena di anfratti, crepacci e tane, divenuta cognome in provincia di Agrigento.
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E Chiarchiaro si chiama il personaggio protagonista della commedia di Pirandello La patente, quello che aspira, appunto, ad avere la patente di lettatore.
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La notazione di Sciascia interessa anche perché continua dicendo che l’attore Mario Scaccia pronunziava, quale interpretazione della commedia pirandelliana, Chiàrchiaro invece di Chiarchiàro.
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Tuttavia, bisogna dire che Mario Scaccia è fuori causa perché Chiàrchiaro con un bell’accento sul primo a figura nell’edizione mondadoriana di Maschere nude e potrebbe corrispondere alla volontà di Pirandello.
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Se qualcuno poi volesse chiedere la ragione di molti accenti emigrati dalla penultima alla terz’ultima sillaba, non potrebbe avere se non la seguente generale risposta: in caso di incertezza, gli Italiani ritirano l’accento sulla terz’ultima.
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La mobilità dell’accento, che in italiano può cadere sull’ultima sillaba (città), sulla penultima (comune), sulla terz’ultima (ilare) e perfino con particelle enclitiche, sulla quart’ultima (telègrafamelo), induce, per parole poco note, ad equivoci ed errori, cosa impossibile in spagnolo dove gli accenti sono segnati e in francese dove l0accento è sempre sull’ultima sillaba.
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Quante volte abbiamo sentito alla radio ed alla televisione Sàlvador?
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Recentemente alla radio il condirettore di un giornale, per una settimana ogni mattina per un’ora al giorno di trasmissione, ha continuato a ripetere Sàlvador con uno strano effetto sull’ascoltatore.
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Infatti quel condirettore e commentatore biasimava, , la posizione degli Americani su quel disgraziato paese, ma pronunciando Sàlvador all’americana, mostrava di subire, sia pure inconsciamente, l’influenza americana nella pronunzia.
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Infatti, negli Stati Uniti, si dice Sàlvador mentre nella lingua locale, lo spagnolo, il nome suona Salvadòr, trattandosi più meno che della parola corrispondente all’italiano Salvatore, riferito a Gesù Cristo.
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Dire qui che il Papa non si sbaglia e pronunzia correttamente Salvadòr diventa perfino banale la frase di quel parroco che, essendo morto un Papa, improvvisò una predica esordendo con queste parole: Fu uomo di grande religione.
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Passando da questioni di pronuncia a questioni grammaticali, l’autore di articoli sulla lingua in un importante giornale di Firenze, Luciano Satta, che spesso mi fa dei complimenti calorosi da indurmi ad interpretarli solo come segni di affetto e di amicizia, ha detto chiaramente che la frase contenuta in un articolo su questo giornale che suonava: un ragionamento che non posso proporrea dei bambini di pochi anni non gli va.
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gli andrà quello che ho scritto poco sopra: che spesso mi fa dei complimenti così calorosi prima di citarmi, lo aveva scritto esplicitamente: «il partitivo ci piace poco: non ci piace punto nei casi indiretti preceduti da una preposizione come nel caso con gli amici».
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Certo che se uno esemplifica, come fa il mio cortese contraddittore, con Ho incontrato dei coniugi, induce a credere che i coniugi, contrariamente all’intenzione, sono più di due.
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Ma occorre, secondo me, distinguere.
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Prima di tutto dicendo a dei bambini si allude al fatto che i bambini sono due o più; inoltre, l’uso del partitivo non è certo limitato agli esempi forniti dal Satta, di Italo Svevo.
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Incominciamo col Boccaccio: Si sono uccisi degli uomini; poi il Giambullari: Cominciarono a poco a poco a farvi delle casette; il Caro: È non sono mancati degli amici; il Manzoni, lapidario: Lo zelo fa de’ nemici.
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Se poi si vuole considerare il caso del partitivo con e a (e in qualche caso per), ecco esempi probanti: Questo che esso dice ha già udito dire a degli altri (Bembo); Assisa sopra la riva, con de’ fiori in grembo (Caro); Vedrete una piazza con de’ signori
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(ancora Manzoni).
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Per concludere, non vorrei che si vedesse in me un assoluto sostenitore della costruzione partitiva.
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Io ritengo che se ne possa fare un uso avveduto indipendentemente dalle nostre personali simpatie, e che, anche in quest’uso, deve prevalere il buon gusto.
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Tristano Bolelli

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