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Maarten Janssen, 2014-
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Buonasera e s-ciao
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
17
febbraio
1983
more header data
[1]
Mi
viene
chiesto
da
una
lettrice
se
non
disturbi
anche
me
quell’
arrivederci
che
i
presentatori
televisivi
dicono
ai
telespettatori
alla
conclusione
di
un
programma
.
[2]
«
Noi
vediamo
loro
ma
loro
non
vedono
noi
,
dunque
un
arrivederci
,
che
è
,
come
appare
evidente
,
reciproco
,
non
sta
in
piedi
»
.
[3]
Questa
l’
argomentazione
che
mi
viene
presentata
.
[4]
Ora
,
vorrei
invitare
la
gentile
lettrice
a
riflettere
sul
fatto
che
quell’
arrivederci
va
interpretato
come
un
modo
qualunque
di
salutare
ed
un
auspicio
a
riavere
lo
stesso
pubblico
la
puntata
seguente
.
[5]
Non
è
forse
il
caso
di
badare
ad
un
concetto
logico
per
formule
stereotipate
come
buongiorno
,
buonasera
,
ciao
.
[6]
Se
di
questi
tre
modi
di
salutare
i
primi
due
sono
trasparenti
,
ciao
non
è
più
sentito
legato
alla
sua
origine
.
[7]
Chi
,
infatti
,
riconosce
più
in
esso
la
parola
«
schiavo
»
,
in
veste
originariamente
veneziana
s-ciao
«
(
sono
suo
)
schiavo
»
?
[8]
A
proposito
di
queste
formule
di
saluto
,
negli
ultimi
anni
sul
normale
buongiorno
si
sente
prevalere
,
alla
radio
,
alla
televisione
e
in
molte
zone
del
parlato
,
buonagiornata
.
[9]
L’
origine
prevalere
di
buonagiornata
su
buongiorno
è
forse
da
ricercare
nel
Mezzogiorno
d’
Italia
;
anche
in
questo
esempio
non
è
il
caso
di
sottilizzare
sui
due
valori
che
,
tuttavia
,
non
si
ricoprono
,
di
giornata
e
di
giorno
:
il
primo
dei
quali
designa
il
periodo
compreso
tra
l’
alba
e
il
tramonto
ed
anche
il
guadagno
giornaliero
,
il
secondo
lo
spazio
di
ventiquattro
ore
fra
una
mezzanotte
e
la
seguente
ed
anche
il
periodo
durante
il
quale
il
sole
resta
sopra
l’
orizzonte
.
[10]
Se
le
due
formule
di
saluto
si
equivalgono
ormai
per
molti
(
tuttavia
confesso
che
io
non
mi
rassegnerò
mai
a
dare
la
buona
giornata
ma
continuerò
a
dire
buongiorno
)
,
accanto
a
buonasera
non
è
nato
un
buona
serata
che
nessuno
mi
pare
dica
,
né
accanto
a
buonanotte
è
sotto
un
buona
nottata
.
[11]
Parliamo
delle
formule
di
saluto
e
non
dell’
uso
delle
parole
in
sé
perché
è
chiaro
che
,
come
si
dice
che
uno
ha
avuto
una
buona
giornata
(
perché
fruttuosa
e
soddisfacente
)
,
possiamo
ben
dire
che
uno
ha
avuto
una
buona
serata
.
[12]
Nel
parlato
rapido
si
hanno
perfino
giorno
!
,
sera
!
,
notte
!
per
«
buongiorno
»
,
«
buonasera
»
,
«
buonanotte
»
.
[13]
È
la
via
per
trasformazioni
che
,
come
quella
di
ciao
,
esistono
portando
a
risultati
non
più
riconoscibili
.
[14]
La
forma
di
saluto
piemontese
cerea
risale
in
ultima
analisi
a
«
signoria
»
a
cui
corrisponde
anche
etimologicamente
,
così
come
il
genovese
scià
,
che
arriva
perfino
a
significare
«
Lei
»
.
[15]
Le
parole
che
si
usano
molto
sono
soggette
a
cambiare
significato
,
a
banalizzarsi
.
[16]
Esempi
di
banalizzazione
–
sia
pure
su
un
altro
piano
–
sono
ormai
in
italiano
studente
da
una
parte
e
professore
dall’
altra
.
[17]
Un
tempo
si
faceva
una
distinzione
netta
fra
scolaro
o
alunno
e
studente
.
[18]
Un
ragazzo
delle
scuole
elementari
e
della
scuola
media
inferiore
non
sarebbe
mai
stato
chiamato
studente
ma
scolaro
o
alunno
.
[19]
Gli
universitari
erano
invece
studenti
.
[20]
Scolaro
ricompariva
per
«
allievo
di
una
grande
professione
»
,
cioè
di
un
«
maestro
»
(
e
l’
uso
è
rimasto
,
anche
se
di
veri
maestri
ce
ne
sono
sempre
di
meno
)
.
[21]
Quanto
a
professore
,
un
illustre
cattedratico
di
letteratura
latina
di
cinquant’
anni
fa
già
voleva
essere
chiamato
soltanto
signore
perché
,
diceva
,
professore
si
applica
a
maestri
di
ginnastica
,
di
massaggi
e
di
altre
discipline
,
diciamo
così
intermedie
.
[22]
Certo
,
in
Germania
è
chiamato
professore
soltanto
il
cattedratico
.
[23]
Gli
insegnanti
di
scuola
media
ed
anche
illustri
studiosi
non
cattedratici
non
vengono
chiamati
professori
.
[24]
Il
titolo
di
dottore
che
viene
dato
all’
estero
con
assai
maggior
parsimonia
che
in
Italia
–
dove
tutti
sono
dottori
–
è
molto
qualificante
.
[25]
Negli
ultimi
anni
–
direi
dal
tempo
della
soppressione
della
libera
docenza
–
si
fa
un
grande
spreco
della
voce
docente
con
cui
si
designano
insegnanti
di
scuola
media
ed
universitari
di
vario
diverso
livello
:
chiunque
,
insomma
,
insegni
qualche
cosa
.
[26]
Siamo
o
non
siamo
un
popolo
di
cavalieri
?
[27]
Un
titolo
di
cavaliere
ed
un
sigaro
toscano
–
fu
detto
–
non
si
negano
a
nessuno
.
[28]
Perché
negare
il
titolo
di
professore
o
,
se
questo
sembra
troppo
frusto
,
quello
di
docente
?
[29]
Tristano
Bolelli
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