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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Nel Duomo di Ferrara c’è un falso
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
16
ottobre
1982
more header data
[1]
Nella
terza
pagina
di
un
numero
del
nostro
quotidiano
uscito
qualche
tempo
fa
,
si
citava
,
in
un
pregevole
articolo
sul
Duomo
di
Ferrara
,
un’
iscrizione
riguardante
la
fondazione
dell’
illustre
tempio
come
se
si
trattasse
di
un
documento
autentico
.
[2]
La
cosa
è
importante
perché
concerne
i
primordi
della
lingua
italiana
e
per
questo
il
linguista
vuole
vederci
chiaro
.
[3]
Ebbene
,
l’
autenticità
di
quella
iscrizione
non
è
affatto
sicura
.
[4]
Intanto
ci
sono
due
redazioni
,
una
dovuta
a
Girolamo
Baruffaldi
del
1713
,
un’
altra
di
Antenore
Scalabrini
del
1773
.
[5]
Il
primo
diceva
di
averla
trascritta
da
un
mosaico
prima
che
andasse
in
rovina
,
l’
altro
invece
di
averla
trovata
fra
le
carte
di
uno
zio
che
l’
aveva
riportata
prima
che
un
terremoto
la
distruggesse
.
[6]
Tutt’
e
due
le
iscrizioni
dicono
che
il
tempio
fu
consacrato
nel
1135
(
si
noti
la
data
)
;
che
fu
dedicato
a
San
Giorgio
;
che
scultore
fu
promotore
.
[7]
Anzi
il
testo
dello
Scalabrini
dice
che
la
consacrazione
a
S
.
[8]
Giorgio
fu
fatta
dal
cittadino
Guglielmo
per
amore
verso
di
lui
.
[9]
Tutto
sembrerebbe
plausibile
ma
un
acuto
filologo
,
Angelo
Monteverdi
,
fece
notare
alcune
incongruenze
.
[10]
La
tradizione
diceva
che
l’
iscrizione
si
trovava
nel
cartiglio
tenuto
nelle
mani
di
un
profeta
:
ma
tali
cartigli
,
di
solito
,
contengono
motti
dei
profeti
stessi
e
non
dati
commemorativi
.
[11]
Inoltre
,
nelle
due
iscrizioni
si
notano
degli
endecasillabi
e
,
in
una
,
anche
dei
settenari
,
versi
che
entrarono
in
italiano
soltanto
un
secolo
più
tardi
.
[12]
Infine
,
ed
è
questa
la
ragione
principale
,
la
lingua
è
troppo
vicina
al
toscano
per
poter
essere
supposta
in
uso
in
una
città
del
Nord
nel
1135
.
[13]
Il
primo
testo
dice
:
Il
mile
(
mille
)
cinto
(
cento
)
trempta
(
trenta
)
cinque
nato
/
fo
(
fu
)
questo
templo
(
tempio
)
a
Zorzi
(
Giorgio
)
consacrato
/
fo
Nicolao
scolptore
/
e
Glielmo
fo
lo
auctore
.
[14]
Il
secondo
:
Li
mile
cento
trenta
cenque
(
cinque
)
nato
/
fo
questo
templo
a
S
.
[15]
Gogio
(
Giorgio
)
donato
/
da
Glelmo
(
Guglielmo
)
ciptadin
per
so
(
suo
)
amore
/
e
tua
fo
l’
opera
Nicolao
scolptore
.
[16]
Non
ci
vuole
molto
a
capire
che
mancano
tratti
dialettali
settentrionali
ad
eccezione
di
Zorzi
per
«
Giorgio
»
;
ma
cinto
e
cento
avrebbero
dovuto
suonare
zint
(
o
)
e
zent
(
o
)
e
che
nato
e
donato
avrebbero
dovuto
essere
nad
(
o
)
e
donad
(
o
)
;
così
,
infatti
,
appaiono
queste
forme
,
o
forme
simili
,
in
un
autore
settentrionale
di
un’
area
vicina
e
di
un
secolo
dopo
,
Giudo
Fava
da
Bologna
.
[17]
La
Toscana
esercitò
la
sua
influenza
al
Nord
ben
più
tardi
del
1135
.
[18]
Bisogna
,
dunque
,
o
pnesare
che
Buruffaldi
e
Scalabrini
riportassero
un
documento
di
due
secoli
dopo
(
e
in
questo
caso
il
valore
linguistico
non
sarebbe
rilevante
)
o
,
come
sostenne
il
Monteverdi
,
che
essi
falsificassero
le
due
iscrizioni
.
[19]
Ma
se
questa
ipotesi
fosse
vera
,
perché
lo
avrebbero
fatto
?
[20]
Se
ci
sono
sempre
stati
dei
falsari
di
opere
d’
arte
–
e
il
bel
libro
di
Otto
Kurz
,
Falsi
e
falsari
(
edito
da
Neri
Pozza
)
dà
delle
testimonianze
di
grandissimo
interesse
–
ci
sono
stati
anche
dei
falsari
di
opere
letterarie
.
[21]
Prendiamo
le
Carte
di
Arborea
,
manoscritti
pubblicati
nel
secolo
scorso
contenenti
documenti
di
letteratura
e
di
storia
della
Sardegna
attribuibili
all’
antichità
e
al
medioevo
.
[22]
Si
tratta
(
e
fu
chiaramente
dimostrato
,
in
particolare
,
dall’
esame
linguistico
)
di
falsi
.
[23]
Lo
spirito
municipalistico
degli
Italiani
è
molto
forte
e
non
è
affatto
escluso
che
sia
il
Baruffaldi
che
lo
Scalabrini
volessero
attribuire
a
Ferrara
un
primato
che
è
del
resto
adombrato
nelle
parole
stesse
che
accompagnano
la
redazione
fornita
dal
Baruffaldi
.
[24]
Sappiamo
anche
quanto
,
per
la
lingua
,
si
sia
discusso
:
i
più
forti
oppositori
del
primato
toscano
sono
stati
quelli
che
,
facendosi
forte
dell’
esistenza
della
Scuola
poetica
siciliana
,
raccolta
a
Palermo
intorno
a
Federico
secondo
,
morto
nel
1250
,
sostennero
che
l’
italiano
era
nato
in
Sicilia
.
[25]
Dimenticavano
o
non
sapevano
che
il
colorito
toscano
delle
poesie
siciliane
si
deva
a
traduzioni
fatte
fare
dai
ricchi
borghesi
fiorentini
.
[26]
Insomma
,
anche
per
la
lingua
,
gli
Italiani
hanno
leticato
quando
non
sono
arrivati
fino
a
tentare
delle
falsificazioni
che
ricordano
le
contraffazioni
delle
opere
d’
arte
.
[27]
Ma
,
almeno
,
queste
rendevano
e
rendono
denari
:
le
parole
danno
solo
–
quando
li
danno
–
prestigio
e
gloria
;
a
meno
che
non
si
scopra
che
sono
falsificazioni
:
in
questo
caso
aprono
uno
spiraglio
su
ambizioni
segrete
,
su
aspirazioni
di
primati
,
su
borie
municipali
.
[28]
Tristano
Bolelli
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