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Davvero gli non si addice alle donne?

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 16 marzo 1982


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Davvero «gli» non si addice alle donne?
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Un'affezionata lettrice mi scrive perché intervenga su quanto un illustre autore ha scritto: i libri da egli stesso considerati minori.
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Devo dire che già sono intervenuto (La Stampa del 13/9/81) per dire che quel da egli stesso proprio non va e non sarebbe ammesso in nessuna scuola di qualsivoglia grado.
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Ma su un altro quesito la lettrice mi interpella.
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Sull'uso di gli per le, scoperto presso uno scrittore moderno molto in voga.
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Ebbene, in Toscana, gli riferito a donna è frequente ancora oggi nel linguaggio popolare ma la sua vicenda,costituisce un bel capitolo di storia linguistica.
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Intanto dobbiamo dire che gli per le è usato dal Boccaccio, dal Sacchetti, dal Boiardo, dal Plccolomlni, da Leo nardo Salviati, dal Settembrini, dal Fucini, dal Soffici.
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Perfino 11 rigoroso purista Arila dice: *Gli: è precetto formale del grammatici che questa particella, quando è pronomi naie, non 3i usi se non quando si riferisce alla terza persona del singolare. maschile e si tassa per gravissimo errore l'usarla per "le" (a lei) e per "a loro" o "loro".
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La regola è giù sta e va osservata, ma come esempli che le fanno eccezione non mancano, e come nel l'uso, familiare si adopera spessissimo contro il divieto grammaticale; cosi è lecito, chi sappia farlo acconciamente, ma sempre In inscrittura familiare, derogare dal soverchio rigore del grammatici».
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Carducci si buttò in una spiegazione etimologica: «gli» viene dal latino UH che vale sia per il maschile, sia per il femminile che per il neutro e perciò va trattato con riguardo.
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Si dimenticava però di dire che le aveva una sua storia e l'italiano non si era, nel suo uso, esemplato solo su quell'itti da lui Invocato a giustificazione di oli per le.
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Raffaello Fomaclari nella sua ancor preziosa Sintassi italiana uscita nel 1881 non ammette, sulla scia di una numerosa schiera di grammatici, gli per le ma ritiene tollerabile gli per loro, ricco anch'esso di una lunga tradizione letteraria e molto usato in Toscana.
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Ma, e qui bisogna fare attenzione perché stiamo per citare una fonte autorevolissima non solo come romanziere ma come attentissimo studioso di questioni linguistiche, tanto da aver corretto 11 suo romanzo per anni ed anni fino a dargli una nuova forma, dico Alessandro Manzoni che, nell'edizione definitiva del Promessi sposi, non usò mai gli per le e ben poche volte per toro (Chi si cura di costoro a Milano? chi gli darebbe retta?).
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Bandito decisamente nel romanzo, gli per le, compare In una lettera del Manzoni (mi permetta che gli esprima) quasi a sostegno del carattere familiare dell'uso.
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A chi si era opposto all'impiego di gli per le nel passato (e il Migliorini nella sua Storia della lingua italiana, nelle pagine dedicate al '500, cita 11 Ruscelli, lo Strozzi e 11 Salviati) si aggiunge cosi l'esemplo dell'uomo al quale fu fatto il maggior riferimento nell'età postunltaria per i problemi linguistici. C'è quasi da scommettere che se il Manzoni avesse fatto largo uso di gli per te, queste questioni ora non verrebbero fuori. Quando nel '300 il Sacchetti scriveva: Unmeseopiù non gli giovò trovarsi col marito o il Boiardo: la cerva e la colomba tuttavia i ama a diletto e segue chi gli piace o 11 Settembrini, riferendosi a una Francesca: Io gli manderò il grembiale o Soffici Ogni volta che incontravo codesta ragazza, la stuzzicavo, come dire, gli davo una gomitata, gli dicevo qualcosa, seguivano un uso popolare che è stato avversato da molti grammatici soprattutto se usato in contesti letterari ed il Manzoni si guardò bene in questo caso di seguire l'uso parlato toscano da lui teorizzato come modello dell'Italiano. E poiché quel che conta per chi chiede un parere è conoscere come l'Interpellato la pensi, dirò che personalmente non uso mai gli per le «a lei». Si è detto che considero molto Alessandro Manzoni. Ebbene, credo che lo meriti. Una risposta richiede anche un'altra gentile signora che mi segnala l'uso di non dopo la parola alla quale si riferisce riportando un passo pubblicitario in cui si legge: Un frullato di musica... e non. Vediamo come stanno le cose. Quando Dante dice Qual è colui che cosa innanzi a I sùbita vede ond'e' st meraviglia I che crede e non, dicendo: "Ella è... non è..., 11 non sottintende crede e cioè un verbo e riflette un caso diverso dal nostro. Nell'uso letterario antiquato si trova qualche non sostantivato al posto del quale oggi metteremmo no. Il si e 11 non si trova in autori fra il '300 e 11 '500 ma non risultano esempi piti vicini a noi nell'ultimo atteso ed auspicato volume XI del Grande Dizionario del Battaglia, testé usci to. Ma quegli esempi non calzano del tutto. L'uso moderno dloe i non filosofi ma. in posi zlone assoluta, filosofi e no. Del resto si ricordi 11 titolo di un romanzo di Elio Vittorini: Uomini e no. Tristano Boleti

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