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Maarten Janssen, 2014-
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L’USO DELL’ETIMOLOGIA
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
15
dicembre
1985
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[1]
Un
brigante
nel
salotto
[2]
Rifarsi
all’
origine
etimologica
per
parole
che
impieghiamo
ogni
giorno
è
un’
operazione
certamente
molto
istruttiva
ma
pericolosa
per
chi
volesse
chiedere
una
legittimazione
all’
uso
odierno
.
[3]
Quando
Antonio
Gramsci
scrisse
:
«
I
Napoletani
d’
una
donna
bella
dicono
che
è
“
buona
”
,
senza
malizia
certamente
perché
bella
è
proprio
un
più
antico
bonula
»
,
non
ebbe
certo
presente
la
lingua
nella
dimensione
della
simultaneità
nella
quale
l’
adoperiamo
quotidianamente
.
[4]
Chi
se
ne
accorso
,
e
in
modo
modernissimo
,
fu
(
ancora
lui
)
Alessandro
Manzoni
il
quale
negò
,
contro
il
parere
del
Monti
,
che
la
padronanza
piena
di
una
lingua
si
abbia
mediante
l’
etimologia
e
la
storia
delle
parole
.
[5]
Infatti
,
egli
osserva
che
non
si
potrebbe
dire
giovin
signore
e
donna
di
servizio
perché
signore
viene
dal
latino
seniorem
che
è
il
comparativo
di
sener
«
vecchio
»
e
donna
da
dominam
che
vuol
dire
«
signora
»
;
né
sarebbe
lecito
parlare
di
linguaggio
infantile
se
è
vero
che
infantile
è
il
latino
infantilis
,
a
sua
volta
da
infans
,
il
cui
significato
etimologico
è
«
che
non
parla
»
.
[6]
Il
Manzoni
anche
qui
insegna
sorridendo
che
il
torto
di
Gramsci
,
a
parte
la
malizia
o
non
malizia
dei
napoletani
nel
dire
che
una
donna
è
buona
(
ma
a
me
pare
che
il
significato
di
buona
in
questo
caso
comprenda
una
formosità
e
una
rotondità
di
attributi
che
non
è
sottesa
da
bella
)
è
stato
quello
di
non
ricordarsi
che
la
lingua
che
noi
parliamo
ha
,
nelle
sue
parole
,
un
valore
che
prescinde
da
ogni
etimologia
prossima
o
remota
.
[7]
Quando
dichiamo
che
uno
è
cattivo
,
non
stiamo
certo
a
pensare
,
anche
se
lo
sappiamo
,
che
la
parola
latina
da
cui
deriva
cattivo
è
captivus
che
significava
«
prigioniero
»
;
ma
prigioniero
di
chi
?
[8]
Niente
meno
che
del
diavolo
.
[9]
Infatti
captivus
diaboli
,
«
indemoniato
»
,
era
detto
chi
si
mostrava
di
animo
duro
e
commetteva
azioni
contrarie
a
quell’
ideale
di
bontà
che
il
cristianesimo
propugnava
.
[10]
A
volte
il
signifiato
che
per
noi
è
sicuro
si
complica
incredibilmente
se
vogliamo
chiarire
il
valore
delle
voci
di
provenienza
.
[11]
Per
esempio
,
per
noi
il
significato
di
pagano
non
presenta
alcuna
difficoltà
.
[12]
Ma
se
ci
domandiamo
perché
l’
infedele
fu
chiamato
pagano
sorgono
problemi
sui
quali
si
sono
scritte
decine
e
decine
di
monografie
.
[13]
In
latino
paganus
significava
«
abitante
di
un
villaggio
»
(
pagus
)
e
parve
natrale
mettere
questo
fatto
in
relazione
con
la
più
lunga
sopravvivenza
del
culto
degli
dei
nelle
campagne
che
non
nelle
città
.
[14]
Ma
si
è
osservato
che
nulla
prova
tale
circostanza
.
[15]
Di
qui
il
sorgere
di
un’
altra
ipotesi
secondo
la
quale
paganus
era
considerato
,
nel
linguaggio
militare
,
colui
che
non
era
soldato
.
[16]
Poiché
il
cristiano
era
«
soldato
di
Cristo
»
(
milites
Christi
)
,
ecco
che
paganus
avrebbe
indicato
il
«
non
soldato
»
(
di
Cristo
)
.
[17]
Altri
,
infine
,
notando
che
pagus
indicava
una
comunità
che
si
mantenne
anche
in
città
e
che
ad
essa
sarebbe
stata
affidato
il
culto
degli
dei
,
ricongiunge
a
tale
valore
giuridico
di
pagus
il
nuovo
significato
.
[18]
Un
discorso
diverso
da
quello
dal
quale
siamo
partiti
è
da
fare
se
,
nell’
ambito
di
una
lingua
,
consideriamo
i
termini
usati
nelle
frasi
letterarie
antiche
e
nelle
riesumazioni
moderne
di
frasi
antiche
.
[19]
Quando
Giovanni
Boccaccio
diche
frate
Cipolla
«
è
il
miglior
brigante
del
mondo
»
,
vuol
dire
che
era
amante
delle
brigate
,
che
era
un
buon
compagnone
e
nnon
un
bandito
,
un
fuorilegge
.
[20]
La
parola
viene
da
brigare
(
a
sua
volta
da
briga
«
forza
»
probabilmente
di
origine
celtica
)
.
[21]
Ma
non
porta
,
nel
caso
dell’
esempio
del
Boccaccio
il
marchio
di
brigata
,
non
certo
nel
senso
militare
ma
in
quello
di
«
compagnia
di
persone
»
(
per
conversare
e
divertirsi
)
.
[22]
Abbiamo
dunque
,
se
vogliamo
intendere
un
testo
,
l’
obbligo
di
informarci
dell0esatto
valore
delle
parole
senza
il
quale
ogni
nostra
comprensione
sarebbe
gravemente
compromessa
;
ma
sarebbe
errato
voler
risalire
all’
etimologia
(
che
è
di
per
sé
un
eccellente
esercizio
storico
e
logico
)
per
attribuire
valori
che
le
parole
di
oggi
non
hanno
più
.
[23]
Chi
direbbe
oggi
di
una
persona
affabile
,
amante
delle
buone
compagnie
,
che
è
un
brigante
?
[24]
Semmai
si
dice
scherzosamente
e
affettuosamente
di
un
amico
e
perfino
di
un
bambino
quando
sono
svelti
e
vivaci
.
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