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Maarten Janssen, 2014-
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Cercasi indagine non «conoscitiva»
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
15
dicembre
1981
more header data
[1]
LEGGO
sulla
Stampa
del
26
novembre
che
al
Senato
è
comin-
ciato
«
un
nuovo
ciclo
delle
Integrazioni
conoscitive
al
dia-
logo
parlamentare
›
›
che
riguarda
certi
dibattiti
sulla
fun-
zionalità
del
Parlamento
.
A
me
sembra
che
quel
conoscitivo
sia
calato
pari
pari
da
[2]
quell'
indagine
conoscitiva
di
cui
non
si
dirà
mai
male
abba-
stanza
;
trattandosi
di
un
molesto
pleonasmo
perché
,
se
non
è
conoscitiva
,
un'
indagine
che
cos'
è
?
[3]
Ma
anche
quell
'
«
Integra-
zione
conoscitiva
al
dialogo
parlamentare
›
›
,
che
cosa
vuol
dire
?
[4]
Se
si
voleva
parlare
della
funzionalità
del
Parlamento
perché
non
dire
bello
e
chiaro
Discorsi
o
Dibattiti
sulla
fun-
zionalità
del
Parlamento
?
[5]
Chi
,
come
me
,
ha
cercato
di
diffondere
una
maggiore
con-
sapevolezza
linguistica
,
ha
sempre
condannato
l'
oscurità
che
ha
caratterizzato
lo
stile
degli
uomini
politici
e
dei
sindaca-
listi
ma
si
è
sentito
rispondere
che
quelle
egregie
persone
si
esprimono
così
perché
mandano
dei
messaggi
che
solo
gli
interessati
possono
capire
.
[6]
Ma
,
se
viviamo
in
una
democra-
zia
,
non
è
giusto
che
tali
messaggi
siano
capiti
da
tutti
?
[7]
Galileo
aveva
ragione
quando
diceva
:
«
Parlare
oscura-
mente
lo
sa
fare
ognuno
,
ma
chiaro
pochissimi
›
›
.
La
lingua
è
già
di
per
sé
qualcosa
di
molto
complesso
e
non
per
nulla
la
grammatica
fu
considerata
la
regina
delle
arti
.
Oggi
dire
grammatica
è
come
dire
peste
o
peggio
.
Tanti
pedagoghi
,
psicologi
e
simili
hanno
sostenuto
che
i
poveri
bambini
e
ra-
gazzi
devono
essere
lasciati
liberi
di
esprimersi
come
voglio-
no
,
senza
neppure
avere
il
sospetto
che
l'
istituto
che
si
chia-
ma
«
lingua
›
›
ha
un
suo
meccanismo
che
consente
agli
ap-
partenenti
ad
una
comunità
nazionale
di
intendersi
nel
modo
più
chiaro
e
,
perché
no
?
,
economico
.
È
triste
leggere
sulla
Stampa
del
26
novembre
quanto
ha
detto
Bàrberi
Squarotti
a
un
giornalista
che
svolge
un'
inchie-
sta
sull'
Università
:
«
La
grammatica
non
si
studia
più
,
le
da-
te
fanno
schifo
,
i
fatti
suscitano
ribrezzo
,
l’
analisi
logica
non
si
sa
cosa
sia
.
Risultato
:
a
volte
si
arriva
all
'
università
e
si
sa
leggere
a
stento
›
›
.
Giacomo
Devoto
diceva
che
chi
si
esprime
in
modo
sgram-
maticato
è
un
maleducato
.
Naturalmente
non
si
intende
di-
re
che
si
debbano
seguire
regole
che
nell
'
uso
non
ci
sono
.
A
questo
proposito
il
grande
filologo
Giorgio
Pasquali
chiamò
coniunctivitis
professoria
,
«
congiuntivite
dei
professori
»
,
quella
miopia
degli
insegnanti
di
scuola
media
che
chiedeva-
no
,
negli
Anni
'
30
,
agli
studenti
regole
che
nel
latina
non
si
riscontrano
o
si
riscontrano
solo
in
un
autore
,
magari
come
varianti
individuali
.
La
lingua
è
un
grande
quadro
di
osservazioni
,
struttura-
li
e
storiche
.
Noi
linguisti
siamo
assillati
da
professori
di
scuola
media
che
vogliono
da
noi
la
ricetta
per
insegnare
1
'
italiano
perché
,
dopo
aver
ripudiato
la
vecchia
grammatica
tradizionale
,
non
hanno
trovato
in
tanti
nuovi
trattati
quello
che
cercavano
.
Ebbene
,
l'
unico
consiglio
da
dare
è
di
valer-
si
di
una
qualunque
grammatica
senza
considerarla
un
van-
gelo
,
integrando
con
l’
osservazione
propria
dati
sicuramente
non
esaurienti
.
[8]
Bisogna
essere
consapevoli
che
le
partizioni
grammaticali
non
sono
qualcosa
di
assoluto
perché
sono
fondate
su
una
tradizione
di
logica
classica
,
mentre
lingua
e
logica
sono
due
cose
così
distinte
che
noi
possiamo
dire
frasi
come
Questa
tavola
rotonda
ha
la
forma
quadrata
di
un
triangolo
,
in
cui
la
grammatica
è
impeccabile
ed
il
contenuto
logico
è
folle-
mente
assurdo
.
[9]
Vorrei
concludere
dicendo
che
si
impara
più
italiano
leg-
gendo
e
confrontando
le
due
edizioni
dei
Promessi
Sposi
quella
del
1827
e
quella
del
1840
,
che
da
molti
poderosi
[10]
Trattati
.
[11]
BolLS151281
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