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Quel marito donnesco

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 14 agosto 1982
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column5-7


[1]
Ho avuto recentemente una discussione a distanza con un egregio correttore di bozze che, ogni volta che ho scritto, in certe mie pagine, galileano, mi ha sistematicamente corretto in galileiano.
[2]
Io ho insistito, anche se, a rigore, avevamo ragione tutti e due: lui facendo derivare l’aggettivo da Galileo.
[3]
Il mio galileanoi era, inoltre, esemplato dalla dizione latina Domus Galileana, che sorge a Pisa quale centro di studi e biblioteca di Storia della scienza.
[4]
Ma vediamo un po’ di più da vicino la derivazione degli aggettivi dai nomi propri, in particolare da quelli di grandi autori.
[5]
Intanto c’è da osservare che il Boccaccio è il solo ad aver dato origine a due aggettivi: boccaccesco e boccacciano, in considerazione del carattere erotico di temi ed aspetti delle sue novelle per cui in boccaccesco prevale il significato «licenzioso».
[6]
Dantesco e petrarchesco, invece, non sono equivoci.
[7]
Non per nulla c’è la «Società dantesca italiana», ma l’Ente che si propone di diffondere gli studi sul Boccaccio si chiama «Ente nazionale Giovanni Boccaccio».
[8]
Oltre al loro primo valore, dantesco e petrarchesco «proprio di Dante o del Petrarca», «che si riferisce a Dante o al Petrarca», hanno, il primo, il significato di «grandioso», «sublime» (una fantasia dantesca), l’altro di «che imita il Petrarca» (stile petrarchesco e simili).
[9]
Venendo più da vicino a noi, abbiamo, in quest’ambito, non più aggettivi in -esco ma in -ano: pariniano, alfieriano, foscoliano, leopardiano, manzoniano, verghiano, pirandelliano, montaliano.
[10]
Se ci domandiamo le cause della decadenza del suffisso -esco che compare, in casi che abbiamo citato, in forme, per così dire, cristallizzate, si può avanzare una ragione che, se proprio non è definitiva, può almeno contribuire a chiarire la questione.
[11]
Prendendo la serie bambinesco, contadinesco, grottesco, donnesco, manesco, pazzesco, proprio non si direbbe che -esco sia stato usato per designare concetti molto elevati.
[12]
È ben vero che il tedesco e francesco è rimasto, nell0italiano moderno, soltanto il primo, che non ha, per se stesso, connotazioni peggiorative, perché francesco ha ceduto il passo a francese, permanendo solo nella denominazione di tratti della strada che dalla Francia conduceva a Roma, detti appunto Via Francesca.
[13]
Arabesco ha ceduto ad arabo, nel significato etnico, turchesco e turco, mentre barbaresco e moresco sono termini storici, così come certi cognomi quali Filippeschi, Gatteschi, Palazzeschi.
[14]
Il significato, per così dire, peggiorativo che si intravede in alcune forme in -esco compare nel valore che aveva nella parlata di una donna versiliese che mi disse una volta che suo marito era donnesco, non nel significato di «proprio di una donna» (si pensi ai vituperati lavori donneschi), ma di «dedito alle donne», «donnaiolo»: valore che è scomparso dall’uso generale.
[15]
E quanto è lontano questo valore di donnesco da un altro ancora, attestato in autori antichi, quello di «nobile», «signorile», come risulta dal Boccaccio, appunto: con animo e costume donnesco, in cui traspare il significato antico del disusato donno dal latino dominus «signore» e di donna, ancora vivissimo, dal latino domina «signora».
[16]
Il suffisso -esco, di origine germanica, qui si è unito ad una pure voce latina, portando testimonianza di una ben nota vicenda di incontro di civiltà.
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Resta da dire che di casi come pittoresco e romanesco.
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La vitalità di questi due aggettivi si deve alla differenziazione, sentita da chiunque conosca l’italiano, che la caratterizza rispetto a pittorico e romano.
[19]
Le due coppie appartengono alla stessa famiglia ma ciascun aggettivo ha una sua individualità.
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Se pittoresco si è staccato da pittorico, dopo aver significato «proprio di pittore», romanesco designa qualcosa di ben diverso da romano.
[21]
Chi mai direbbe sindaco romanesco, palazzo romanesco, via romanesca?
[22]
Romanesco va bene per il dialetto e per tratti o modi che non possono dirsi molto fini e ricercati, confermando ancora una volta la vocazione, che sarà più che mai il caso di chiamare popolaresca, di aggettivi così formati.
[23]
Una differenza analoga si riscontra proprio in popolaresco rispetto a popolare.
[24]
E che dire di manesco?
[25]
Proprio è il caso di riaffermare che le forme in -esco hanno una connotazione che risulta chiara dagli esempi che sono stati forniti.
[26]
Tristano Bolelli

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