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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Un asse e un attimino di cortesia
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
14
luglio
1981
more header data
[1]
UN
lettore
che
mi
si
mostra
benevolo
mi
scrive
che
non
sop-
porta
il
verbo
calare
quando
è
usato
col
significato
di
«
scen-
dere
sotto
l'
orizzonte
›
›
,
riferito
in
particolare
al
sole
.
Dice
,
perciò
,
che
digerisce
male
il
celebre
passo
di
Carducci
Il
so-
le
Ridea
calando
dietro
il
Resegone
.
Gli
piacerebbe
che
ca-
lare
significasse
soltanto
«
diminuire
›
›
.
A
parte
l'
uso
antico
e
diffuso
di
«
scendere
sotto
l'
orizzonte
»
,
che
cosa
rispon-
dergli
se
non
che
la
metafora
è
pur
sempre
alla
base
del
lin-
guaggio
umano
e
che
il
Carducci
sapeva
che
non
era
il
sole
a
scendere
(
a
calare
)
dietro
il
Resegone
e
che
vi
sono
seri
dub-
bi
che
possa
mai
trattarsi
del
Resegone
?
Molto
va
perdonato
a
chi
crea
metafore
,
deviazioni
fan-
tastiche
dalla
realtà
effettuale
.
Le
metafore
allontanano
la
lingua
da
una
assoluta
rigidità
logica
e
sono
create
non
solo
dai
poeti
ma
anche
dalle
persone
comuni
.
Ad
esse
,
inoltre
,
si
deve
se
non
riescono
le
traduzioni
elettroniche
da
lingua
a
lingua
,
sogno
di
una
trentina
di
anni
fa
.
Fu
quello
il
perio-
do
in
cui
sia
gli
Stati
Uniti
che
l'
Unione
Sovietica
spesero
ca-
pitali
per
arrivare
alla
traduzione
automatica
ed
io
ricordo
che
un
giovane
ricercatore
italiano
che
si
trovava
in
Ameri-
ca
mi
mandò
uno
dei
primi
tentativi
di
traduzione
automati-
ca
dal
russo
in
inglese
,
un
discorso
di
Krusciov
:
i
punti
dove
le
cose
andavano
peggio
erano
proprio
quelli
in
cui
compari-
vano
frasi
metaforiche
.
Apparentemente
lontana
da
quanto
stiamo
dicendo
è
una
integrazione
che
mi
permetto
di
fare
ad
una
notazione
di
quell'
attenta
e
brillante
osservatrice
e
scrittrice
che
è
Lietta
Tornabuoni
la
quale
sulla
Stampa
del
2
luglio
cita
come
tic
verbale
la
voce
attimino
che
chiama
«
irrazionale
,
dato
che
l'
attimo
è
già
una
frazione
di
tempo
minima
,
contraddittorio
perché
usato
invece
per
definire
tempi
lunghi
»
.
Sono
perfettamente
d'
accordo
sul
fatto
che
di
attimino
si
abusa
e
che
come
da
tante
altre
parole
stucchevolmente
ri-
petute
bisogna
guardarsene
,
ma
vorrei
aggiungere
che
atti-
mino
,
quasi
certamente
diffuso
dalla
Toscana
,
proprio
in
quel-
la
sua
forma
diminutiva
,
pare
chiedere
scusa
della
probabile
sua
possibile
lunga
durata
.
Inoltre
,
è
proprio
giusto
chiamar-
lo
,
come
ho
fatto
io
,
diminutiva
,
visto
che
può
durare
a
lungo
?
Non
è
forse
una
forma
quasi
di
cortesia
,
un
vezzeg-
giativo
?
Nell'
ambito
degli
aggettivi
c'
è
,
fra
tanti
altri
,
picci-
nino
derivato
da
piccino
,
che
parrebbe
abbastanza
piccolo
di
per
sé
da
non
ammettere
un
ulteriore
derivato
.
Anche
nella
sintassi
c'
è
un
uso
dell'
imperfetto
che
chia-
merei
di
cortesia
quello
che
usiamo
quando
,
entrando
da
un
tabaccaio
,
diciamo
:
«
Volevo
una
scatola
di
cerini
»
;
in
cui
quel
volevo
attenua
un
voglio
e
sostituisce
un
altrettanto
ri-
guardoso
vorrei
.
Questo
per
ribadire
che
nella
lingua
la
ra-
zionalità
è
una
componente
ma
che
ci
sono
tante
altre
moti-
vazioni
dettate
dall'
emotività
,
da
spinte
irrazionali
,
di
cui
dobbiamo
valutare
l'
importanza
spesso
determinante
.
La
lin-
gua
non
è
tutta
fantasia
ma
la
fantasia
entra
per
una
grande
parte
.
E
veniamo
ora
ad
un
lettore
che
,
credendo
di
fare
lo
spiri-
toso
,
mi
apostrofa
scherzando
sul
mio
nome
(
quasi
che
me
lo
fossi
messo
io
,
come
fece
Tristan
Bernard
che
si
chiamava
Paul
)
,
ripetendo
una
figura
retorica
in
uso
nel
medioevo
quan-
do
,
per
esempio
,
Guittone
d'
Arezzo
prendeva
in
giro
uno
che
si
chiamava
Manente
,
dicendo
che
non
si
poteva
applicare
quel
nome
ad
un
uomo
che
era
sempre
in
movimento
da
una
città
ad
un'
altra
.
Che
mi
contesta
il
lettore
?
Di
aver
usato
asse
al
maschile
parlando
di
asse
Firenze-Roma
(
e
così
del
famigerato
asse
Roma-Berlino
)
:
per
lui
asse
,
anche
in
questo
caso
,
deve
es-
sere
femminile
.
La
sua
conclusione
è
perentoria
:
«
Se
risul-
tasse
giusta
la
mia
tesi
dell'
asse
preferibilmente
femminile
(
come
anche
,
del
resto
)
vorrei
che
Lei
s'
impegnasse
presso
i
suoi
colleghi
giornalisti
a
debellare
questo
idiotismo
che
com-
pare
95
per
cento
delle
volte
compaia
il
vocabolo
in
que-
stione
›
›
,
Non
mi
resta
che
rispondere
brevemente
:
asse
,
nell'
uso
figurato
di
«
linea
immaginaria
che
congiunge
due
punti
»
è
maschile
e
perciò
non
posso
davvero
impegnarmi
a
soste-
nere
una
proposta
sbagliata
.
Asse
femminile
è
una
tavola
di
legno
stretta
e
lunga
e
davvero
non
si
sa
come
immagina-
re
un
asse
di
legno
stretta
e
lunga
che
congiunga
Roma
a
Fi-
renzeo
a
Berlino
.
Il
latino
axis
,
da
cui
derivano
le
voci
ita-
liane
(
c'
è
chi
distingue
un
axis
e
un
assis
,
ma
le
cose
non
cam-
biano
)
è
maschile
.
La
forma
femminile
deve
il
suo
genere
all'
analogia
con
altre
parole
(
parte
,
mente
,
ecc
.
)
.
Quella
ma-
schile
è
una
riesumazione
dotta
e
scientifica
di
quella
latina
E
mi
pare
che
basti
.
[2]
BolLS140781
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