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Maarten Janssen, 2014-
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SORPRESE TOSCANE
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
12
settembre
1985
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[1]
Ciocche
,
pigne
e
grappoli
d’
uva
[2]
In
ampie
zone
d’
Italia
si
dice
penzare
per
«
pensare
»
,
conzerva
per
«
conserva
»
,
arzenale
per
«
arsenale
»
e
così
via
.
[3]
Il
fenomeno
ricorre
nel
siciliano
,
nel
calabrese
,
nel
napoletano
,
nel
romanesco
,
nel
corso
e
perfino
nel
milanese
,
come
risulta
da
un
classico
studio
di
Carlo
Salvioni
del
1884
,
e
non
è
estraneo
neppure
al
toscano
:
penzo
per
«
penso
»
,
bolzo
per
«
bolso
»
e
simili
sono
attestati
nel
Vocabolario
lucchese
del
Nieri
e
in
pisano
si
sente
ancora
oggi
,
per
esempio
,
il
zole
per
«
il
sole
»
e
a
Siena
e
in
Maremma
non
è
difficile
sentire
l’
inzalata
,
un
zacco
,
salza
e
così
via
.
[4]
Il
fenomeno
è
del
tutto
sconosciuto
a
Firenze
e
a
Prato
,
mentre
c’
è
a
Pistoia
a
conferma
della
varietà
delle
parlate
toscane
che
per
i
non
toscani
è
concetto
non
proprio
facile
da
afferrare
.
[5]
Chi
vive
in
Toscana
si
rende
conto
,
per
poco
che
stia
attento
alla
diversità
,
di
tali
differenze
e
ben
se
ne
avvide
,
per
quanto
riguarda
il
vocabolario
,
Alessandro
Manzoni
che
,
nella
Lettera
ai
Bonghi
intorno
al
Vocabolario
,
del
1868
,
dice
:
«
Quello
che
a
Firenze
si
dice
Grappolo
d’
uva
,
a
Siena
Zocca
d’
uva
,
a
Pisa
e
in
altre
città
Pigna
»
.
[6]
E
ancora
:
«
Quelle
due
strisce
di
panno
o
d’
altro
,
con
le
qua
l
i
si
sorregono
i
bambini
per
avvezzarli
a
staccarsi
,
a
Firenze
chiamano
Falde
,
a
Siena
Dande
,
a
Pistoia
Lacci
,
a
Arezzo
Caide
,
a
Lucca
Cigne
,
e
non
so
se
altrimenti
in
altre
città
toscane
»
.
[7]
Nei
due
esempi
c’
è
da
dire
che
,
per
il
primo
la
parola
vincente
nella
lingua
è
quella
fiorentina
grappolo
,
nel
secondo
quella
di
Siena
donde
,
certo
molto
più
diffuso
di
falde
,
voce
destinata
più
frequentemente
ad
altri
significati
nell’
uso
comune
.
[8]
Le
parole
di
Manzoni
mi
sono
venute
in
mente
scorrendo
il
recente
Vocabolario
pistoiese
redatto
da
Lidia
Gori
e
Stefania
Lucarelli
,
a
cura
di
Gabriella
Giacomelli
,
pubblicato
dalla
Società
pistoiese
Storia
patria
.
[9]
Delle
due
parole
citate
da
Manzoni
,
ciocca
per
«
grappolo
d’
uva
»
è
dato
come
voce
comune
:
l’
altro
,
tacci
per
«
dande
»
come
desueto
.
[10]
E
già
qui
possiamo
vedere
quanto
da
un
secolo
in
qua
la
situazione
sia
cambiata
;
come
è
da
attendersi
per
ogni
lingua
ed
ogni
dialetto
.
[11]
Il
Vocabolario
pistoiese
è
un
inventario
di
voci
preziose
per
la
ricerca
dialettale
toscana
anche
se
all’
innegabile
cura
posta
nel
raccogliere
parole
e
locuzione
e
nell’
indicare
se
si
tratti
di
voci
comuni
,
rare
o
desuete
,
non
sono
non
fa
riscontro
alcun
tentativo
di
etimologia
ma
,
cosa
di
cui
si
sentirebbe
maggio
necessità
,
una
indicazione
sulla
diffusione
geografica
dei
singoli
termini
.
[12]
Mi
spiego
meglio
dicendo
che
l’
etimologia
è
un’
arte
difficile
,
tanto
è
vero
che
un
maestro
di
glottologia
del
secolo
scorso
affermava
che
sarebbe
stato
contento
se
,
alla
fine
del
suo
corso
universitario
,
avesse
insegnato
ai
suoi
scolari
a
non
fare
etimologia
.
[13]
Altro
discorso
invece
da
fare
per
la
diffusione
geografica
delle
parole
.
[14]
Quando
,
per
esempio
,
nel
Vocabolario
pistoiese
si
trova
labbrata
«
manata
sul
viso
,
schiaffo
»
,
si
tratta
di
voce
molto
diffusa
in
Toscana
e
non
prettamente
pistoiese
:
e
così
è
di
cipolla
«
ventriglio
di
pollo
e
altri
volatili
»
e
di
moltissime
altre
parole
.
[15]
La
preparazione
di
un
«
Atlante
linguistico
toscano
»
intrapreso
dalla
Giacomelli
avrebbe
dovuto
facilitare
l’
impresa
,
ma
spesso
,
si
sa
,
a
certe
opere
occorre
fissare
un
limite
di
tempo
e
tutto
non
si
può
fare
.
[16]
È
ben
vero
che
nell’
Introduzione
la
stessa
Giacomelli
dice
che
«
questo
vocabolario
intende
raccogliere
tutto
quello
che
di
toscano
sia
nella
parlata
pistoiese
»
ma
una
precisazione
dell’
area
sarebbe
stata
molto
utile
e
gradita
tanto
più
che
casi
come
labbrata
e
cipolla
,
termini
toscani
di
grande
diffusione
,
sono
accolti
perfino
nel
Vocabolario
di
Zingarelli
.
[17]
È
probabile
che
la
limitazione
al
Vocabolario
della
lingua
e
della
civiltà
contemporanea
di
De
Felice-Duro
,
nel
senso
che
la
raccolta
di
voci
pistoiese
si
è
riservata
a
ciò
che
non
si
trova
in
quel
vocabolario
,
sia
stata
troppo
restrittiva
.
[18]
Resta
pur
sempre
l’
utilità
della
raccolta
con
voci
vivaci
e
pittoresche
e
basterà
qui
ricordare
qualche
campione
:
losco
,
detto
di
tempo
quando
è
incerto
,
menco
«
persona
tonta
,
inetta
»
e
anche
«
lenta
»
,
musceppia
«
bambina
o
donna
pettegola
e
dispettosa
»
e
«
bambina
magrolina
»
:
stoppa
«
sbornia
»
e
tanti
altri
che
fanno
vedere
quale
grande
serbatoio
di
parole
sia
ancora
la
Toscana
.
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