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A PROPOSIRTO DI TRASMISSIONI ALLA TV

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 12 gennaio 1986
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column1-5


[1]
Parola mia, è un osso di morto
[2]
In una citazione di un celebre cantautore trasmessa ogni settimana alla televisione a chiusura di un programma il cui titolo, Di tasca nostra, fa supporre un ampio ascolto, si dice che qualcosa accadeva «prima che nascevi tu».
[3]
Con tutto il rispetto per l’illustre autore, si tratto di uno sproposito (ovviamente si dice «prima che nascessi tu» che non potrebbe accettare neppure il sorridente e indulgente Luciano Rispoli, conduttore della trasmissione televisiva linguistica quotidiana Parola mia, pronto a chiamare tutti «bravo» o «bravissimo» e ad aiutare fin troppo chi non sa parola anche molto comuni col pur lodevolissimo intento di regalare libri (ma che cosa qualche destinatario capirà di quei libri è difficile dire).
[4]
A proposito di tale trasmissione, in modo un po’ incauto si è comportato lo psicologo professor Spaltro che, da ospite, dopo aver sentito dal consulente linguistico Pier Luigi Beccaria che l’etimologia dell’ormai diffusissima parola inglese test è dal francese antico con l’originario significato di «vaso per raffigurare e saggiare i metalli», a sua volta dal latino testum, ha detto che l’origine di test potrebbe essere il latino testis «testimone».
[5]
No, quest’ultima etimologia è fantasiosa e non è sostenuta da alcuna ragione storica.
[6]
A meno che non si torni a fare le etimologie impressionistiche dei latini che derivavano il nome del bosco (lycus) dal fatto che in esso non entra la luce (a non lucendo) mentre semmai, in origine, la parola, designando «radura», indicava proprio un luogo dove la luce entra.
[7]
Ancora una volta è da dire che è bene che ciascuno faccia il suo mestiere, specie se il mestiere altrui (in questo caso la linguistica) è difficile e induce a prendere qualche scivolone anche chi se ne intende.
[8]
Nella stessa trasmissione è sentito pronunciare lait-mòtif, invece di làitmotif la parola tedesca Leitmotiv, da una collaboratrice brava e simpatica ma non sempre attenta agli accenti forse per malefica influenza dello studio televisivo dal quale partono spesso fiori come Sàlvador per Salvadòr, l’altrettanto spropositato Sebàstian in luogo di Sebastiàn.
[9]
Anche in questi casi come in tanti altri la pronunzia inglese e americana impera ma perché?
[10]
Non si tratta forse di parole che hanno l’accento dove lo pone anche l’italiano (Salvatòre, Sebastiàno).
[11]
Non per nulla la traduzione latina è comune per l’italiano e lo spagnolo, e non si è sentito pronunciare in televisione gènnings per Jennings, che pure era il nome di un attore tedesco (ricordiamo almeno L’angelo azzurro accanto a Marlene Dietrich).
[12]
Perché dunque pronunciare quel cognome all’inglese o all’americana?
[13]
Per tornare alla trasmissione Parola mia, vorrei esprimere il mio dissenso su alcuni punti.
[14]
A proposito di un dolce milanese è stato che si chiama oss de mord «osso da mordere»; è invece, oss de mort «osso di morto», denominazione che si allinea con quelle, numerose, che in molte parlate italiane si riferiscono a dolci fatti intorno ai primi di novembre come, per esempio, a Bologna le fave di morto che mio nonno mi mandava a comperare in pasticceria (e si veda il vocabolario milanese del Cherubini che chiama la locuzione oss de mort termine dei confettieri).
[15]
Un altro punto riguarda la negazione positiva a un aggettivo o a un sostantivo.
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Si dice i laureati o no o i laureati o non?
[17]
A Parola mia p stata data come errore la prima costruzione che io invece considero corretta, tanto è vero che la mia strenna di Natale per gli amici è un opuscolo che si intitola La classe degli asini specializzati o no.
[18]
Già su queste colonne ebbi a spiegare le ragioni del mio punto di vista.
[19]
Non precede il sostantivo al quale si riferisce e perciò diremmo I non laureati con un non privo di accento; ma quando la negazione segue par preferibile usare il no, che essedo tonico, ha anche una vita autonoma.
[20]
Ad avvalorare la nostra preferenza citiamo un passo di Gramsci del tutto aderente al nostro quesito «Napoli è la città dove la maggior parte dei proprietari terrieri del Mezzogiorno (nobili e no) spendono la rendita agraria».
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Del resto Elio Vittorini non ha scritto Uomini e no?
[22]
Vorrei proprio che nessuno si adombrasse per quello che ho detto ma che solo si vedesse in ciò che via via veniamo annotando il desiderio di difendere sempre più quella consapevolezza linguistica e quella riflessione per i fatti dell’italiano che, se si deve giudicare da quando sentiamo in giro, non sono, purtroppo, molto diffuse.

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