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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
E il filologo chiamò la schiava
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
12
gennaio
1982
more header data
[1]
IN
un
articolo
recente
avevo
scritto
che
famiglio
,
col
signi-
ficato
di
«
domestico
›
›
è
voce
arcaica
e
disusata
.
Un
lettore
di
Roma
fa
notare
che
,
nell'
ambiente
militare
e
della
poli-
zia
,
la
parola
in
questione
«
ha
tuttora
piena
validità
,
nel
suo
originale
(
direi
originario
)
significato
,
figurando
in
tutte
le
[2]
scritture
contabili
,
documenti
,
decreti
,
eccetera
›
›
.
[3]
I
fami-
[4]
gli
,
dice
il
lettore
,
«
sono
i
domestici
delle
grandi
convivenze
militari
(
tanto
per
fare
un
esempio
,
l'
Accademia
navale
di
Livorno
)
dove
rifanno
le
camere
,
servono
a
tavola
,
ecc
.
ecc
.
e
nessuno
si
sognerebbe
di
chiamarli
altrimenti
›
›
.
Il
richia-
mo
è
inoppugnabile
ma
non
contraddice
le
mie
osservazioni
.
In
ambienti
particolari
sopravvivono
arcaismi
e
voci
che
non
sono
usate
in
tutto
il
resto
del1
'
ambiente
linguistico
.
Nel-
lo
stesso
giorno
in
un
altro
quotidiano
leggevo
di
una
con-
gregazione
di
suore
chiamate
Ancelle
dell’
amore
misericor
dioso
.
Ma
chi
direbbe
mai
oggi
,
se
non
per
uno
scherzo
che
sarebbe
accolto
male
,
che
in
casa
ha
un'
ancella
che
gli
fa
le
pulizie
?
Non
dubito
che
per
designare
le
appartenenti
alla
congregazione
sia
comunemente
usato
ancella
ma
ciò
non
to-
glie
che
questa
sia
una
voce
che
può
appaiarsi
,
nella
sua
ar-
caicità
e
desuetudine
,
a
famiglio
.
Un
caso
analogo
è
quello
di
un'
associazione
linguistica
che
si
chiama
Sodalizio
glotto-
logico
.
I
componenti
sono
definiti
sodali
in
una
nota
degli
Atti
da
loro
pubblicati
.
Anche
sodale
è
voce
letteraria
e
di
scarsissimo
uso
e
credo
che
nessuno
di
quei
soci
si
rivolga
agli
altri
chiamandolo
caro
sodale
.
È
ovvio
che
,
quando
diciamo
che
una
parola
è
arcaica
e
disusata
,
ci
riferiamo
all'
uso
comune
e
non
ci
sogniamo
di
dire
che
non
esista
affatto
.
Chi
direbbe
oggi
di
una
donna
di
servizio
che
è
una
serva
?
Eppure
,
nel
passato
,
si
diceva
co-
munemente
e
spesso
senza
quella
connotazione
spregiava
che
oggi
la
contraddistingue
al
punto
da
farla
diventare
of-
fensiva
.
A
volte
una
parola
è
usata
da
una
persona
sola
.
Il
grande
filologo
Giorgio
Pasquali
adoperava
spesso
voci
arcaiche
e
disusate
in
un
modo
che
riusciva
molto
divertente
.
Per
esem-
pio
,
egli
chiamava
sempre
schiava
la
donna
di
servizio
.
Ri-
portare
all'
uso
moderno
una
parola
che
storicamente
aveva
avuto
un
significato
ben
preciso
,
creava
situazioni
amene
.
Era
,
quello
,
l'
uso
di
una
persona
sola
e
cioè
apparteneva
,
come
si
suol
dire
con
un
termine
tecnico
,
al
suo
idioletto
e
cioè
al
suo
uso
linguistico
individuale
.
Ovviamente
,
l'
uso
da
parte
di
una
persona
sola
è
diverso
da
quello
di
un
gruppo
come
una
convivenza
militare
o
re-
ligiosa
o
di
una
associazione
ma
,
per
l'
insieme
della
comu-
nità
dei
parlanti
,
non
vi
è
differenza
:
si
tratta
di
parole
non
dell'
uso
comune
e
generalizzato
ma
circoscritte
,
letterarie
e
così
poco
usate
da
meritare
di
essere
chiamate
disusate
.
Prendiamo
ora
un
caso
che
mi
pare
interessante
anche
se
si
adatta
solo
parzialmente
a
quanto
abbiamo
detto
fin
qui
.
Io
non
uso
l'
avverbio
sovente
per
dire
«
spesso
›
›
.
Molti
ec-
cellenti
autori
anche
contemporanei
l'
adoperano
ed
io
non
ho
nulla
da
eccepire
.
Ebbene
,
aprendo
i
vocabolari
italiani
più
comuni
si
nota
che
sovente
è
dato
come
voce
letteraria
.
La
mia
impressione
è
,
però
,
che
in
Piemonte
,
sovente
sia
molto
diffuso
anche
nel
parlare
di
ogni
giorno
.
Ed
infatti
.
se
si
dà
un'
occhiata
all
'
«
Atlante
linguistico
›
›
di
Jaberg
e
Jud
,
alla
carta
dedicata
alla
voce
spesso
,
si
riscontra
che
solo
il
Piemonte
dice
sovente
mentre
in
tutte
le
altre
parti
d'
Italia
si
dice
spesso
(
o
,
in
aree
ancor
più
ristrette
,
pur
assai
)
.
Nel-
l`
uso
piemontese
sarà
da
vedere
un
corrispondente
del
fran-
cese
souvent
.
L'
uso
del
tutto
legittimo
di
sovente
,
che
ha
anche
una
no-
bile
tradizione
letteraria
,
da
Dante
in
poi
e
che
è
presente
in
proverbi
come
Chi
ha
difetto
e
non
tace
,
Ode
sovente
quel
che
gli
dispiace
,
non
è
,
dunque
,
generale
nell'
italiano
parla-
to
dove
,
a
contrastarlo
,
c'
è
soprattutto
l'
avverbio
spesso
.
A
proposito
di
sovente
(
che
compare
anche
nella
tradizio-
ne
letteraria
come
soventi
)
è
noto
l’
aneddoto
che
si
narrava
del
Granduca
di
Toscana
che
,
sollecitato
,
con
parole
scelte
,
a
ricostruire
a
spese
dell'
erario
e
non
della
comunità
(
come
secondo
la
legge
si
sarebbe
dovuto
)
un
ponte
portato
via
da
una
piena
,
piacevolmente
rispose
:
Talor
,
Qualor
,
Soventi
,
Non
è
guari
/
Fatevi
il
ponte
coi
vostri
denari
;
grazioso
mot-
to
che
prendeva
in
giro
il
linguaggio
affettato
dei
postulanti
e
dava
nello
stesso
tempo
una
lezione
di
competenza
eco-
nomica
.
[5]
BolLS120182
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