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Maarten Janssen, 2014-
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Ma l’accento, dove lo metto?
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
11
novembre
1979
more header data
[1]
Un
romanziere
che
tiene
,
di
prima
mattina
,
una
rubrica
alla
Radio
,
ha
detto
,
parlando
con
una
radioascoltatrice
,
Ca
ff
è
Flò
rian
invece
di
Ca
ff
è
Floriàn
,
come
sarebbe
stato
giusto
trattandosi
di
un
nome
della
zona
veneta
che
corrisponde
al
toscano
Floriano
.
[2]
Devo
dire
che
mi
ha
sempre
disturbato
sentire
,
in
Toscana
,
Trèvisan
invece
di
Trevisàn
o
Pèlli
zzer
invece
di
Pellizzèr
:
il
primo
è
il
corrispondente
di
Trevisani
,
che
viene
dal
nome
della
città
di
Treviso
;
l'
altro
ci
riporta
ad
un
nome
di
mestiere
derivato
da
pelliccia
,
che
indicava
chi
lavorava
o
vendeva
pelli
di
animali
e
pellicce
e
va
perciò
coi
cognomi
Pellizza
,
Pellizzi
,
Pelliccioni
,
Pellitteri
,
Im
pellizzeri
,
Impellitteri
.
[3]
La
delicata
questione
degli
accenti
italiani
è
molto
trascurata
anche
da
chi
,
parlando
ad
un
pubblico
molto
vasto
,
che
potrebbe
vedere
nell'
interlocutore
un
modello
da
seguire
,
dovrebbe
porre
qualche
attenzione
e
non
dire
,
come
io
ho
sentito
alla
televisione
,
Pontèdera
invece
di
Pontedèra
o
lo
scultore
Gemì
to
invece
di
Gèmito
,
per
tacere
del
latino
memento
àudere
semper
che
va
pronunciato
meme
nto
audè
re
semper
(
«
ricordati
di
osare
sempre
»
:
la
traduzione
non
deve
suonare
offesa
al
lettore
)
.
[4]
Nessuno
ha
mai
obbligato
a
fare
citazioni
latine
ma
,
se
si
fanno
,
si
dicano
,
almeno
,
correttamente
.
[5]
Chi
dice
Flò
rian
per
Floriàn
,
Trèvis
an
per
Trevisàn
ecc
.
,
segue
la
tendenza
che
,
nei
dubbi
,
porta
ad
anticipare
l'
accento
.
[6]
Si
arriva
perfino
a
dire
,
da
giornalisti
sportivi
(
li
ho
sentiti
io
)
al
ràlentí
che
nasce
dal
francese
au
ralenti
(
che
ovviamente
si
pronuncia
con
l'
accento
in
fondo
)
,
male
adattato
all'
italiano
in
una
forma
che
a
me
pare
fastidiosa
,
quando
sarebbe
così
facile
dire
al
rallentatore
;
oppure
pìvot
che
,
nella
pallacanestro
,
designa
il
giocatore
che
costituisce
il
perno
dell'
attacco
.
[7]
Anche
in
questo
caso
,
la
parola
francese
dovrebbe
essere
pronunziata
pivó
;
chi
pronunzia
pì
vot
o
segue
la
tendenza
che
abbiamo
sopra
enunciata
o
si
riferisce
indebitamente
a
una
pronunzia
inglese
che
pone
l'
accento
sulla
prima
sillaba
.
[8]
Un
caso
interessante
per
alcune
gustose
implicazioni
,
anche
se
ben
noto
,
è
quello
della
parola
regime
.
[9]
Una
ragione
apparentemente
etimologica
vorrebbe
che
si
pronunziasse
règime
(
il
latino
ha
,
infatti
,
regi
men
con
l'
accento
sulla
prima
sillaba
)
.
[10]
Noi
,
però
,
diciamo
comunemente
regì
me
.
[11]
Perché
?
[12]
La
voce
non
è
entrata
in
italiano
direttamente
dal
latino
ma
attraverso
il
francese
régime
(
con
l'
accento
sull'
i
)
,
come
molti
altri
termini
della
politica
,
dell'
amminiistrazione
,
ecc
.
[13]
Il
commento
fatto
a
questa
parola
da
Niccolò
Tommaseo
nel
suo
«
Nuovo
dizionario
della
lingua
italiana
»
(
pubblicato
fra
il
1865
e
il
1879
)
è
significativo
.
[14]
Il
Tommaseo
,
che
approfittava
delle
parole
per
scaricare
i
suoi
umori
,
così
annota
:
«
Dicono
regìme
pian
o
,
non
sdruc
ciolo
perché
lo
ripetono
dal
francese
.
A
noi
non
è
necessa
-
rio
avendo
Dieta
,
Vitto
,
Governo
(
della
salute
)
;
Cura
,
Custodimento
.
Ma
se
s'
ha
a
dire
dicasi
non
da
barba
ri
»
.
[15]
Dopo
aver
notato
il
significato
medico
come
«
Regola
da
osservare
nella
maniera
di
vivere
,
in
ordine
alla
sanità
,
massime
in
quanto
agli
aliment
i
»
,
continua
:
«
Dicono
anche
Regìme
di
vita
in
senso
morale
e
civile
,
Regime
politico
,
daziario
.
Inutile
»
.
[16]
Questo
perentorio
Inutile
è
preannunciato
da
due
croci
ad
indicare
che
il
termine
è
recente
e
gravemente
biasimato
.
[17]
Tutto
si
sarebbe
potuto
dire
ma
non
che
il
termine
fosse
inutile
:
la
preveggenza
di
anche
grandi
vocabolaristi
non
è
davvero
da
garantire
.
[18]
Il
più
generale
problema
dell'
accento
italiano
comporta
un
certo
numero
di
parole
che
si
distinguono
perché
sono
accentate
in
modo
diverse
:
e
non
sarà
da
insistere
sui
casi
di
ricordàtí
e
rícò
r
dati
,
perdóno
e
pèrdono
,
ecc
.
[19]
È
uno
dei
punti
che
riescono
più
difficili
per
uno
straniero
che
impara
l'
italiano
.
[20]
Il
francese
,
come
è
noto
,
non
presenta
ostacoli
per
quanto
riguarda
l'
accento
,
che
è
fisso
sull’
ultima
sillaba
di
ogni
parola
anche
nelle
voci
di
prestito
e
nei
nomi
propri
stranieri
.
[21]
Così
si
sentirà
dire
panoramà
,
Ougandà
,
Calvinò
,
Fellinì
.
[22]
L’
inglese
è
sensibile
alla
posizione
dell'
accento
che
permette
di
distinguere
fra
sostantivo
e
verbo
,
tanto
che
rébel
vuol
dire
«
ribelle
»
e
(
to
)
rebèl
«
ribellarsi
»
.
[23]
Certe
lingue
lontane
da
noi
non
hanno
un
accento
simile
al
nostro
.
[24]
Il
cinese
,
per
esempio
,
ha
parecchi
toni
che
servono
a
distinguere
i
significati
,
spesso
assai
lontani
,
dello
stesso
monosillabo
.
[25]
Così
il
monosillabo
ma
vuol
dire
,
a
seconda
delle
intonazioni
che
lo
contraddistinguono
,
concetti
tanto
lontani
come
«
madre
»
,
«
canapa
»
,
«
cavallo
»
,
«
maledire
»
.
[26]
Studiando
il
cinese
,
occorre
,
dunque
,
orecchio
e
pratica
nella
lingua
parlata
e
,
se
si
consulta
un
vocabolario
,
bisogna
fare
attenzione
alle
annotazioni
che
,
indicando
come
va
intonato
il
segno
,
permettono
di
capirne
i
diversi
significati
.
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