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Se il dizionario ha la voce «Walesa»

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 11 giugno 1982


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I vocabolari si possono paragonare ai musei in quanto contengono per chi sappia leggerle testimonianze antiche e moderne della civiltà nella quale viviamo e di quelle che l’hanno preceduta. Alludo soprattutto ai vocabolari di singole lingue, lasciando da parte quelli bilingui o addirittura plurilingui che seguono una tradizione risalente al frate Ambrogio Calepino, vissuto fra il 1435 e il 1510, il cui Dizionario giunse via via, nel corso delle sue molte edizioni, a sette lingue, il latino, l’italiano, l’ebraico, il tedesco, il francese, lo spagnolo e il greco.

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L’impresa di Calepino passò in proverbio e, come Perpetua, Rodomonte e pochi altri personaggi (ma questi sono di fantasia) il nome calepino diventò comune per designare «grosso vocabolario, in particolare latino» e «volume di grande mole» e poi anche «registro, taccuino»: tutti e due i significati hanno un valore fra l’ironico e il leggermente spregiativo: del resto mi pare che anche Perpetua e Rodomonte condividano una connotazione simile, anche se non in eguale misura.

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Certo, la mole del Calepino fa ancor oggi impressione. L’opera, pubblicata la prima volta nel 1502, è immensa. L’edizione che ho sotto gli occhi, stampata a Padova nel 1708, comprende 952 grandissime pagine in due colonne alle quali si aggiunge un Supplemento di 392 pagine e due appendici di Enrico Farnese di 64 pagine e di 228.

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Ma ciò che più importa segnalare è che il Calepino venne, nelle sue rielaborazioni, sempre più assumendo l’aspetto sia di dizionario che di enciclopedia. Nella prima delle due Appendici, per esempio, a Platone sono dedicate due grandissime colonne. I vocabolari moderni sono per lo più specializzati, escluse certe opere in più volumi come l’eccellente Dizionario Enciclopedico pubblicato dal più importante ente lessicografico italiano, quello dell’Enciclopedia italiana, che fa onore all’Italia sia perché ha dato quella che può considerarsi la migliore enciclopedia del mondo (la Treccani) sia perché ha fornito una serie di opere importanti di altissimo valore.

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Ora, però, mettiamoci un momento nei panni di un comune italiano di media cultura che sia, magari, intimorito da opere ciclopiche. Egli dovrà, di regola, fornirsi di due distinti volumi: un vocabolario di lingua italiana ed uno enciclopedico. Insomma, non si è avuto finora in tempi recenti in un solo volume quello che c’è in inglese, per esempio nel College Dictionary della Random House, insieme vocabolario della lingua ed enciclopedia con le voci in un unico ordine alfabetico.

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Ho detto finora; infatti è recentemente uscito in seconda edizione il Dizionario Enciclopedico Universale (Casa editrice Le Lettere, Firenze), che è un utilissimo strumento di lavoro di 2403 pagine. Le 1588 pagine del College Dictionary sono dunque superate ma le notizie fornite dal Dizionario Enciclopedico Universale sono molte di più. prendiamo la voce Damasco: ad essa sono dedicate 24 righe (sia per il nome della città che per la stoffa e i tappeti) contro 12 dell’opera inglese; e Platone è trattato in 83 righe (si noti, il doppio che per Aristotele) contro 1 e 2 righe rispettivamente dell’opera inglese.

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Certo, il College Dictionary ha alcuni vantaggi: non ultimo quello dell’etimologia (per lo più attendibilissima) e la specializzazione, in quanto i consulenti sono stati quasi trecento mentre il Dizionario non ha etimologie ed ha avuto solo venti fra consulenti e redattori. C’è, poi, un’evidente riduzione dell’informazione linguistica (per esempio non sono indicate le s e le z sorde e sonore). Dire, in generale, che è più curata la parte enciclopedica che quella linguistica certamente in relazione ad una più altra domanda di informazioni geografiche, storiche, letterarie, politiche, scientifiche. Ciò non toglie che il volume sia prezioso per varie ragioni.

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Avere un’immediata notizia, aggiornata fino al 1980 (il volume è del 1981), di personaggi anche viventi (anche se questa è una croce di tutte le enciclopedie perché la scelta delle persone da includere è sempre soggettiva), di dati statistici in un modo che cambia così rapidamente, di informazioni su Stati e luoghi (con cartine geografiche) con in più le parole del vocabolario italiano, fa dell’opera uno strumento utilissimo anche per chi abbia in casa libri di più vasta mole. Per esempio, quale altra enciclopedia fornisce un cenno su Lech Welesa, sulla sua data di nascita e sulla sua azione come organizzatore di Solidarnose?

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Entrando in particolari minuti si potrebbero, naturalmente, trovare delle inesattezze. Per esempio, la voca Abano non porta, contro la norma, l’accento sulla prima a: alla voce Marconi c’è (quanto sono pignolo!) un errore di stampa e così via. Ma i servigi che saranno resi dal presente Dizionario sono molti e lodevoli, tanto da far auspicare una sua ampia diffusione. Ai direttori una raccomandazione: di tenerlo aggiornato, di ampliare la parte informativa, di aggiungere nomi di personaggi contemporanei.

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È vero che la gente si interessa di più degli attori e delle attrici che degli scienziati ma proprio non vorrei che mancasse il nome di Giuseppe Montalenti, presidente dell’Accademia dei Lincei. È vero che esistono i Chi è? ma, anche questi, come soffrono col passar del tempo! Le glorie sono spesso effimere ma nell’attualità è utile avere notizie, sempre più notizie per un’informazione sempre più aggiornata e corretta.

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Tristano Bolelli


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