Sentence view

Emerge il ticket

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 10 luglio 1982


[1]
Il lettore di un grande quotidiano, in una lettera al Direttore, si è lamentato dicendo di aver trovato in un articolo il verbo riapattumare, inesistente nei vocabolari italiani, e concludeva che ormai si dovrebbe mettere in fondo ai giornali un vocabolarietto o un glossario per spiegare i termini che nessuno capisce.
[2]
D’accordo con quel lettore sulla scarsa comprensibilità di molti testi giornalistici, anche se non si tratta solo di questioni di puro vocabolario, ma piuttosto di scarsa chiarezza concettuale, vorrei spiegare che quel riapattumare è indubbiamente sorto per equivoco da un rappattumare, ben presente nei vocabolari che significa «far tornare d’accordo», «riconciliare».
[3]
Ed il riferimento agli zoppicanti accordi fra uomini politici mi pare molto adatto anche se si pensa all’etimologia, che non può sicuramente risalire, come qualche vocabolario fa, a patto, quasi che il verbo nobilmente significasse «far tornare ai patti», bensì a pattume che significa «spazzatura», con riferimento a chi, con la scopa, cerca di raccogliere il sudicio in un mucchietto perché non si disperda e sia più facile da asportare.
[4]
Se il paragone pare poco riguardoso, me ne dispiace, ma la verità etimologica è questa.
[5]
Da un caso minimo ad uno più generale.
[6]
Oggi si sente dire, con frequenza fastidiosa, emergere, in mille e mille circostanze.
[7]
Emerge la verità, emerge una situazione, emerge un risultato, emerge una volontà politica, emerge un’opinione ecc. ecc.
[8]
Insomma, tutto emerge.
[9]
Sia detto ben chiaro che non si tratta di errore.
[10]
Emergere, che vuol dire «venire a galla», «sporgere da un piano», ammette senz’altro un uso figurato.
[11]
Una verità può benissimo emergere e così una virtù.
[12]
Quello che noia è l’inusitata frequenza del verbo nel parlare comune, alla televisione, alla radio: è una raffica, un susseguirsi continuo, a cascata, di cose che emergono.
[13]
In una pagina di una tesi di laurea (e si sa che le righe delle tesi sono disposte a largo intervallo, tanto che un mio compianto maestro diceva che ci poteva passare un treno) ne ho contati quatto fra emerge ed emergono.
[14]
Ci si sono poi messi anche i Paesi emergenti che non si vogliono più chiamare sottosviluppati o del Terzo Mondo.
[15]
Si può chiedere un po’ più di parsimonia in quest’uso che nella lista delle frequenze rischia di attestarsi ai primi posti prima di amare e, forse, di essere?
[16]
Un discorso analogo si può fare per la locuzione «fra virgolette».
[17]
Scrivendo, l’uso delle virgolette è riservato a parole o frasi citate che si distinguono dal testo, per lo più nelle citazioni, nei dialoghi o per segnalare un particolare valore.
[18]
Ora la locuzione è passata nella lingua parlata ed ha assunto anch’essa una frequenza incredibile.
[19]
Oggi ho sentito alla radio uno che diceva: «L’arroganza fra virgolette, di Craxi», ecc.
[20]
È chiaro che chi parlava così non voleva entrare nel merito e riferiva ad altri, tenendosi neutrale, un giudizio piuttosto pesante, o, addirittura, poteva considerarsi avverso a quell’arroganza attribuita all’uomo politico.
[21]
Ora, io mi domando: prima di quest’uso, di dire «fra virgolette», come si esprimeva la gente? non vi è dubbio che diceva: «la supposta, la cosiddetta arroganza, l’arroganza attribuita a». si chiede troppo auspicando che di questo benedetto, ripetuto e abusato «fra virgolette» si faccia un uso discreto?
[22]
Qualcuno può dire che è comodo ma la ripetizione noia come noia non chi dice una volta: vero? ma chi ripete mille volte: vero, vero, vero
[23]
Un’altra abusata parola che la più volte citata decima edizione dello Zingarelli altri vocabolari aggiornati riportano è ticket e qui, ahimè, forse non c’è proprio nulla da fare, figlia com’è della Riforma sanitaria ai cui padri non è affatto venuta in mente una parola italiana (e ce ne sono tante).
[24]
Da pagare, da non pagare (ma ora si paga secondo il bizantino modo di procedere della pubblica amministrazione), il ticket si pronuncia e si scrive (ho qui davanti a me una cedola con cui l’Unità Sanitaria Locale dichiara che ho pagato una somma per analisi del sangue e che porta scritto: per ticket su).
[25]
Ormai il ticket c’è e resta e solo se scomparisse il pagamento (ma pare poco verosimile) la parola scomparirebbe.
[26]
Chissà che non abbiano pensato che la gente paga più volentieri se si usa una parola straniera.
[27]
In francese ticket è entrato da tempo per «scontrino», «cedola» ecc. ed è questa un’ulteriore prova della forza di penetrazione dell’inglese.
[28]
L’italiano si era fin qui salvato; ma è venuta la Riforma sanitaria
[29]
Tristano Bolelli

Text viewParagraph view