Chair
Contact
Login
TEITOK
Digital Corpus Library
TEITOK
CronIT
Available Corpora
CronIT
Home
Search
Browse
Powered by
<TEI:TOK>
Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
La lingua che parliamo – Contro la «petulanza» toscana
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
10
gennaio
1985
more header data
[1]
Una
rivolta
dei
dialetti
nel
‘
600
[2]
Se
molti
di
noi
si
arrabattano
per
tener
d’
occhio
la
lingua
italiana
,
per
pregare
i
lettori
di
usarla
nel
modo
migliore
,
per
discutere
sulle
voci
straniere
e
sulle
costruzioni
che
si
presentano
come
stravaganti
o
inutili
,
non
deve
essere
smarrita
la
consapevolezza
che
anche
nel
passato
si
sono
avuti
momenti
di
crisi
non
solo
per
l’
invadenza
di
altre
lingue
ma
,
in
particolare
in
tempi
di
minore
rigoglio
della
letteratura
italiana
,
per
le
minacce
dei
dialetti
.
[3]
È
il
caso
della
prima
metà
del
Seicento
in
cui
,
con
la
grande
ma
ben
circoscritta
eccezione
di
Galileo
Galilei
,
l’
italiano
di
origine
toscana
non
poteva
vantare
opere
altissime
come
nei
secoli
precedenti
ed
il
barocco
portava
fuori
di
Firenze
i
modelli
più
insigni
dell’
arte
.
[4]
Forze
centrifughe
si
formarono
allora
impersonate
da
Giovanni
Antonio
Biffi
,
che
considerava
il
milanese
come
il
più
bel
parlare
del
mondo
e
generatore
dello
stesso
fiorentino
,
da
Antonino
Merello
Mora
che
sostenne
che
il
siciliano
doveva
insorgere
contro
la
«
vana
petolanza
della
Toscaneria
»
,
da
Ovidio
Montalbani
(
Antonio
Bumaldi
)
che
esaltava
il
bolognese
come
madre
lingua
d’
Italia
ed
ancora
,
fra
i
bolognesi
,
da
Camillo
Scaligeri
(
Adriano
Banchieri
)
.
[5]
Le
opere
di
questi
autori
si
collocano
fra
il
1606
e
il
1660
.
[6]
Non
poteva
mancare
fra
questi
sostenitori
di
singoli
volgari
in
funzione
antitoscana
un
napoletano
.
[7]
Ed
ecco
infatti
L’
eccellenza
della
lingua
napoletana
con
la
maggioranza
alla
toscana
di
un
tal
Partenio
Tosco
di
cui
non
si
sa
nulla
,
neppure
il
vero
nome
,
se
non
che
fu
un
ecclesiastico
,
un
barnabita
che
allo
pseudonimo
aggiunse
l’
attributo
di
Accademico
lunatico
.
[8]
Ora
questo
libro
,
per
iniziativa
di
un
intelligente
e
dinamico
professionista
napoletano
,
Vincenzo
Manganiello
,
è
stato
stampato
in
copia
fotostatica
,
con
trascrizione
in
fondo
alla
pagina
e
un
saggio
finale
di
Renato
De
Falco
(
editore
Fausto
Fiorentino
di
Napoli
)
.
[9]
Il
frontespizio
dell’
opera
di
Partenio
Tosco
porta
la
data
1662
ma
questa
è
una
riedizione
perché
il
volume
era
stato
stampato
prima
anche
se
non
se
ne
conosce
né
la
data
né
il
luogo
.
[10]
Ma
su
che
cosa
si
fonda
la
pretesa
superiorità
del
napoletano
sul
toscano
?
[11]
Sulla
dolcezza
,
la
proprietà
,
la
varietà
,
l’
amorevolezza
e
la
soccintezza
(
concisione
)
.
[12]
Ora
viene
da
domandarsi
se
mai
nessuno
,
qualunque
fosse
il
suo
idioma
,
dal
più
illustre
al
meno
noto
,
abbia
mai
ammesso
che
il
linguaggio
insegnatogli
dalla
madre
non
avesse
tutte
le
qualità
elencate
da
Partenio
Tosco
per
il
napoletano
.
[13]
Nel
libro
di
cui
parliamo
l’
autore
arriva
a
dire
che
il
toscano
,
mancando
negli
articoli
il
e
un
della
vocale
finale
mostra
durezza
nei
confronti
del
napoletano
che
ha
lo
e
no
e
dice
lo
puorto
e
no
varcone
invece
di
il
porto
e
un
balcone
.
[14]
Così
,
per
provare
la
maggiore
proprietà
del
napoletano
sostiene
che
canna
è
più
proprio
di
gola
«
per
la
metafora
della
canna
rotonda
nodosa
e
vuota
,
essendo
la
cosa
più
bella
la
rotondità
»
mentre
gola
farebbe
pensare
alla
golosità
dei
cibi
.
[15]
Forse
è
inutile
insistere
sugli
esempi
che
sono
perfino
divertenti
e
bizzarri
nel
loro
scoperto
impressionismo
e
nella
loro
infantile
ingenuità
,
come
avveniva
prima
che
la
linguistica
diventasse
scienza
,
pur
con
qualche
rarissima
eccezione
.
[16]
D’
altra
parte
ci
sono
ancora
molti
che
dissertano
sulla
maggiore
o
minore
bellezza
di
una
lingua
rispetto
ad
un’
altra
e
di
solito
considerano
la
loro
lingua
o
il
loro
dialetto
eccellente
sopra
tutti
gli
altri
.
[17]
Perfino
Ugo
Foscolo
scrisse
che
la
lingua
italiana
ha
una
«
facoltà
ingenita
»
,
quella
di
«
un’
ardente
,
diritta
,
evidente
velocità
»
.
[18]
Che
cosa
significhino
queste
parole
è
difficile
dire
.
[19]
Ma
per
tornare
al
discorso
delle
rivendicazione
delle
parlate
italiane
rispetto
al
toscano
,
ci
sono
passi
gustosi
e
definitivi
di
Alessandro
Manzoni
,
pubblicati
per
la
prima
volta
da
Domenico
Bulfaretti
nel
1923
,
nell’
opera
incompiuta
Sentir
messa
.
[20]
Parlando
dell’
albagia
dei
toscani
di
chiamare
italiana
la
propria
lingua
,
Manzoni
si
chiede
:
«
E
se
quella
albagia
venisse
in
capo
a
qualche
milanese
?
»
.
[21]
E
risponde
:
«
Non
verrà
,
via
;
si
può
dir
quasi
sicuro
.
Ma
se
venisse
?
Ché
delle
pazzie
dei
cervelli
umani
non
si
può
mai
esser
sicuri
»
.
[22]
In
tal
caso
«
non
gli
si
contrapporrebbe
con
uno
spalancar
d’
occhi
,
con
uno
stringer
di
labbra
,
o
con
quel
breve
sorriso
che
si
dà
in
risposta
a
chi
ha
voluto
per
celia
dire
uno
sproposito
e
dirlo
ben
grosso
»
.
[23]
Par
di
sentire
in
queste
parole
il
miglior
Manzoni
,
quello
dei
Promessi
Sposi
.
[24]
Tristano
Bolelli
Text view
•
Paragraph view