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Maarten Janssen, 2014-
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Arlecchino? Meglio un cocktail
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
09
novembre
1982
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[1]
Che
faccia
farebbero
i
lettori
se
fossero
invitati
a
bere
un
arlecchino
?
[2]
Eppure
con
arlecchino
i
puristi
Accademici
d’
Italia
nel
1941-42
proposero
di
tradurre
cocktail
.
[3]
Non
pensarono
,
quei
valentuomini
,
che
cocktail
era
ed
è
anche
usato
per
cocktail-party
e
cioè
«
ricevimento
in
cui
si
servono
cocktail
»
,
altrimenti
coerentemente
avrebbero
dovuto
proporre
,
per
tale
significato
,
arlecchinata
,
con
conseguenze
non
facilmente
prevedibili
.
[4]
Che
la
questione
di
cocktail
fosse
disperata
è
provato
dal
commento
che
Enrico
Bianchi
fece
in
un
libro
,
definito
nella
copertina
,
indispensabile
,
dal
titolo
Come
si
dice
,
pubblicato
a
Firenze
nel
1942
:
«
Cocktail
»
Voce
americana
di
un
miscuglio
di
liquori
e
significa
“
coda
di
gallo
”
.
[5]
Non
è
facile
trovare
una
parola
adatta
che
le
corrisponda
;
z
ozze
troppo
triviale
;
forse
mescolanza
,
come
si
chiama
oggi
a
Firenze
una
bibita
preparata
con
più
sorta
di
liquori
,
ma
è
voce
troppo
bassa
.
[6]
L’
Accademia
d’
Italia
propone
«
arlecchino
»
.
[7]
Come
è
chiaro
il
Bianchi
cerca
di
prendere
le
distanze
ma
sarebbe
stato
bene
che
lasciasse
da
parte
zozza
e
mescolanza
,
la
prima
definita
dal
Petrocchi
«
Mescolanza
di
liquori
ordinari
bevuti
dal
volgo
»
,
l’
altro
per
la
sua
disarmante
genericità
.
[8]
Di
genericità
si
poteva
accusare
anche
il
corrispondente
di
una
voce
musicale
,
ouverture
,
cioè
apertura
,
che
già
si
trovava
in
un
libro
del
1933
,
Barbaro
dominio
(
II
edizione
1943
)
di
quell’
accanito
patriota
che
fu
Paolo
Monelli
.
[9]
La
traduzione
apertura
fu
riesumata
quando
l’
accademico
Giulio
Bertoni
propose
overtura
provocando
mezzo
terremoto
.
[10]
La
questione
era
ed
è
sicuramente
sottile
perché
sinfonia
e
preludio
,
ai
quali
viene
fatto
subito
di
pensare
,
non
corrispondono
a
ouverture
.
[11]
L’
apertura
di
Paolo
Monelli
fu
condivisa
da
molti
(
per
esempio
da
Bianchi
)
e
ne
nacque
una
fin
troppo
insistita
polemica
sui
quotidiani
.
[12]
A
tanti
decenni
di
distanza
,
che
cosa
possiamo
dire
?
[13]
Per
ouverture
nessuno
dice
overtura
,
nessuno
apertura
,
a
riprova
del
participio
che
a
tavolino
è
facile
opportsi
ad
ogni
voce
straniera
.
[14]
Può
essere
perfino
un
gioco
gradevole
quello
di
proporre
delle
sostituzioni
più
o
meno
felici
in
apparenza
,
ma
quello
che
conta
è
l’
accettazione
delle
voci
da
parte
dei
parlanti
,
che
non
stanno
lì
a
bocca
aperta
ad
aspettare
le
proposte
di
grandi
dilettanti
come
Paolo
Monelli
o
di
dotti
come
Giulio
Bertoni
.
[15]
In
qualche
caso
la
lingua
ha
respinto
la
voce
straniera
.
[16]
Per
esempio
,
nel
linguaggio
del
gioco
del
calcio
,
corner
è
stato
sostituito
da
calcio
d’
angolo
,
tuttavia
salvarsi
in
corner
è
ancora
frequente
soprattutto
nel
valore
figurato
di
«
salvarsi
per
un
pelo
»
.
[17]
Ma
per
tennis
gli
Accademici
d’
Italia
non
trovarono
alcuna
sostituzione
,
né
per
sport
.
[18]
Lo
stesso
Bianchi
volle
in
qualche
modo
avvalorare
l’
opinione
degli
Accademici
aggiungendo
che
sport
aveva
già
dato
voci
come
sportivo
e
sportivamente
e
che
perciò
era
già
radicato
nella
lingua
.
[19]
Sarebbe
stato
opportuno
che
tale
atteggiamento
fosse
tenuto
presente
per
altre
parole
,
veri
casi
disperati
ai
quali
è
vano
opporre
traduzioni
più
o
meno
pittoresche
o
adattamenti
più
o
meno
brutti
.
[20]
Trattandosi
di
questioni
come
queste
c’
è
perfino
il
pericolo
di
riuscire
ridicoli
.
[21]
Paolo
Monelli
,
che
si
oppose
ad
overtura
,
italianizzazione
di
ouverture
,
propose
che
ferry-boat
fosse
italianizzato
in
ferribotto
aggiungendo
che
«
è
neologismo
che
può
entrare
…
con
onore
nella
lingua
per
il
suo
suono
davvero
gagliardo
e
marinaro
»
,
cedendo
così
a
quell0impressionismo
acustico
in
cui
sono
caduti
tanti
e
tanti
dilettanti
della
lingua
.
[22]
Bianchi
era
più
ragionevole
parlando
di
nave
traghetto
.
[23]
È
molto
più
facile
che
attecchisca
una
parola
straniera
quando
è
radicata
in
un
dialetto
che
quando
è
nobilitata
da
uno
scrittore
sia
pure
grande
.
[24]
Dante
,
che
era
Dante
,
usò
una
volta
il
verbo
giuggiare
per
«
giudicare
»
,
schietto
provenzalismo
.
[25]
È
vero
che
prima
di
lui
l’
aveva
usato
Guittone
ma
si
sarebbe
potuto
supporre
che
,
avendola
adoperata
Dante
,
la
voce
sarebbe
entrata
trionfalmente
in
italiano
.
[26]
Non
è
stato
così
.
[27]
Eccetto
una
testimonianza
di
Anton
Maria
Salvini
,
che
visse
fra
il
‘
600
e
il
‘
700
ed
usò
la
voce
di
riflesso
,
non
risulta
che
giuggiare
sia
stato
ulteriormente
adoperato
in
italiano
.
ogni
parola
ha
una
sua
forza
vitale
che
le
permette
di
entrare
nell’
uso
e
di
vivere
.
Senza
questa
forza
,
le
proposte
dei
letterati
sono
quasi
tutti
di
breve
durata
.
[28]
Tristano
Bolelli
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