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Maarten Janssen, 2014-
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Il «conzumo» di spropositi alla tv
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
7
giugno
1981
more header data
[1]
LEGGO
su
un
giornale
ad
ampia
tiratura
lo
sfogo
di
un
letto-
re
che
si
lamenta
di
numerose
ed
ostinate
inflessioni
roma-
nesche
nei
notiziari
e
nelle
interviste
della
Rai-Tv
.
[2]
Egli
cita
dibbattito
,
conzumo
,
prosciesso
che
si
sentono
frequentemen-
te
e
si
domanda
:
«
A
quando
la
'
riforma'
del
vocabolario
Rai
?
»
Ci
fu
un
tempo
in
cui
ad
una
pronunzia
su
un
modello
ita-
liano
normalizzato
la
Rai
si
atteneva
ed
esisteva
perfino
una
specie
-
come
dire
?
[3]
-
di
scuola
per
evitare
inflessioni
dialet-
tali
.
[4]
Durante
il
fascismo
sorse
la
questione
del
cosiddetto
as-
se
Roma-Firenze
,
sostenuto
in
particolare
dall
'
accademico
Giulio
Bertoni
che
,
nei
casi
in
cui
la
pronunzia
romana
diffe-
riva
da
quella
di
Firenze
,
come
nella
pronunzia
di
e
aperta
e
chiusa
(
léttera
invece
di
lèttera
)
,
di
o
aperta
e
chiusa
(
co-
lònna
invece
di
colónna
)
o
di
s
fra
vocali
(
come
nella
diver-
sa
pronunzia
di
rosa
)
proponeva
di
dare
la
precedenza
a
Ro-
ma
adducendo
la
ragione
che
Roma
era
la
capitale
d'
Italia
e
doveva
dunque
prevalere
.
[5]
Si
trattava
pur
sempre
di
qualche
cosa
di
non
interamente
naturale
perché
ogni
pronunzia
proposta
come
modello
de-
ve
pur
sempre
rinunciare
a
certe
caratteristiche
.
[6]
Del
resto
,
anche
i
più
accaniti
sostenitori
del
toscano
,
o
meglio
del
fio-
rentino
,
non
hanno
mai
proposto
di
pronunziare
amiho
e
vi-
holo
invece
di
amico
e
vìcolo
;
né
i
sostenitori
della
pronun-
zia
romana
hanno
mai
raccomandato
di
dire
libbro
o
dib-
`
battito
.
[7]
Non
c'
è
dubbio
che
,
dopo
la
guerra
,
ad
un
periodo
di
gran-
de
attenzione
per
una
pronunzia
modello
è
succeduta
un'
era
di
notevole
permissivismo
che
alcuni
giudicano
severamente
,
altri
favorevolmente
.
[8]
Direi
,
però
,
che
,
per
quanto
riguarda
gli
annunciatori
e
le
annunciatrici
e
,
in
generale
,
chi
parla
alla
radio
o
alla
televisione
,
non
è
tanto
la
pronunzia
che
dà
noia
quanto
troppo
frequenti
spropositi
d'
accento
:
così
è
ac-
caduto
di
sentire
in
tràlice
invece
di
in
tralìce
,
cavèa
invece
di
càvea
ed
altri
simili
spropositi
.
[9]
Ma
è
da
dire
che
non
solo
si
pronunzia
male
ma
si
scrive
con
errori
come
avvenne
quel-
la
volta
in
cui
comparve
in
televisione
una
scritta
con
un
accellerare
con
due
ll
,
chiaro
indizio
di
meridionalismo
.
[10]
Ma
il
consumo
citato
dal
lettore
mi
ricorda
un
testo
glor-
nalistico
in
cui
si
leggeva
:
«
Qui
si
affaccia
una
variante
as-
sai
interessante
,
sebbene
ancora
teorica
e
forze
utopistica
›
›
.
Anche
quel
forze
per
forse
ci
riporta
sicuramente
al
Sud
e
,
direi
,
nel
caso
in
questione
,
a
Roma
anche
se
nel
testo
Roma
non
è
indicata
.
Alla
base
dell
'
errore
scritto
vi
è
,
a
mio
pa-
rere
;
1
'
uso
del
telefono
per
trasmettere
articoli
da
pubblicare
sui
giornali
.
Si
assiste
così
al
curioso
fatto
che
il
linguista
riesce
a
carpire
,
sotto
la
superficie
,
il
luogo
d'
origine
di
chi
telefona
o
di
chi
riceve
la
telefonata
.
[11]
Sarà
curioso
notare
che
a
Pisa
e
a
Lucca
nel
Duecento
si
riscontra
negli
scrittori
un
caso
inverso
a
quello
ora
citato
.
[12]
In
essi
leggiamo
Provensa
per
Provenza
,
sofferensa
per
soffe-
renza
ecc
.
[13]
Si
tratta
dell'
estensione
di
un
fenomeno
setten-
trionale
nella
Toscana
nord-occidentale
.
[14]
Bonagiunta
Orbic-
ciani
,
il
poeta
lucchese
posto
da
Dante
fra
i
golosi
,
usa
co-
noscensa
per
conoscenza
,
sottigliansa
per
sottiglianza
,
dissi-
migliansa
per
dissimiglianza
e
via
dicendo
.
[15]
Per
tornare
agli
articoli
trasmessi
per
telefono
,
ho
notato
un
altro
esempio
in
cui
si
accenna
«
all'
astensione
o
all'
an-
nullamento
delle
schede
portato
avanti
con
determinazione
.
.
.
dal
radiali
e
con
una
certa
aria
di
festoso
distacco
da
altri
gruppi
›
›
.
Quel
radiali
per
radicali
mi
richiama
tanto
alla
mente
la
Toscana
occidentale
(
zona
di
Pisa
e
di
Livorno
,
per
inten-
derci
)
dove
si
dice
violo
per
vicolo
,
amìo
per
amico
,
la
asa
per
la
casa
,
portando
fino
alla
distruzione
l’
aspirazione
pro-
pria
di
Firenze
.
Gli
esempi
che
abbiamo
dato
vorrebbero
essere
un
invito
a
riflettere
sul
fenomeno
«
lingua
›
›
,
che
è
il
mezzo
di
comu-
nicazione
per
eccellenza
,
al
quale
sarebbe
opportuno
guarda-
te
come
ad
un
bene
da
non
trascurare
.
Se
una
certa
libertà
di
pronunzia
dà
l'
immagine
della
composita
realtà
italiana
,
tanto
che
un
Benedetto
Croce
,
quando
parlava
,
faceva
senti-
re
chiaramente
la
sua
origine
ed
altrettanto
si
può
dire
di
altri
grandi
italiani
,
l’
attenzione
per
la
lingua
è
certo
essen-
ziale
perché
si
tratta
di
un
fatto
di
cultura
primordiale
ed
irrinunciabile
.
[16]
BolLS070681
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