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Maarten Janssen, 2014-
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«Monnezzaro» per colpa degli Osci
Language column
La lingua che parliamo
Author
Tristano Bolelli
Date
7
aprile
1981
more header data
[1]
In
una
trasmissione
televisiva
,
Domenica
in
.
.
.
,
l'
attrice
Monica
Vitti
e
gli
attori
Enrico
Montesano
e
Vittorio
Gassman
hanno
parlato
del
personaggio
di
un
film
che
fa
il
monnezzara
e
hanno
scherzato
non
solo
sui
sinonimi
in
varia
misura
più
nobili
scapino
e
operatore
ecologico
(
non
mi
pare
che
abbiano
citato
netturbino
)
ma
sullo
stesso
monnezzaro
,
dicendo
che
meglio
si
sarebbe
dovuto
chiamare
monnezzaio
.
[2]
Non
vi
è
dubbio
che
il
suffisso
-
aio
,
invece
di
-
aro
caratterizza
la
Toscana
perché
,
sia
nell'
Italia
settentrionale
che
in
quella
meridionale
,
si
incontra
solo
-
aro
,
nelle
varie
forme
dialettali
,
tanto
che
se
si
sente
scarparo
,
calzolaro
e
simili
siamo
certi
di
non
essere
in
Toscana
ma
nel
Nord
o
nel
Sud
del
nostro
Paese
.
[3]
Le
forme
in
-
aio
e
in
-
aro
rappresentano
gli
esiti
contrapposti
dello
stesso
suflisso
latino
-
arius
,
rispettivamente
nella
veste
toscana
e
in
quella
delle
altre
regioni
.
[4]
In
francese
lo
stesso
suffisso
ha
dato
-
ier
,
penetrato
in
Italia
nelle
forme
del
tipo
scudiere
,
cavaliere
,
ecc
.
[5]
È
ben
vero
che
anche
in
Toscana
si
hanno
forme
in
-aro
come
danaro
,
notaro
che
vengono
,
però
,
dai
plurali
in
-ari
che
poi
hanno
dato
vita
ai
singolari
.
[6]
Ma
monnezzaro
si
presta
ad
altre
considerazioni
per
quel
-
nn
-
invece
di
-
nd
-
;
infatti
la
forma
non
romanesca
,
non
meridionale
suonerebbe
(
im
)
mondezzaio
.
[7]
La
storia
di
questo
fenomeno
è
molto
interessante
e
curiosa
.
[8]
Se
a
Roma
(
e
,
in
genere
,
nell'
Italia
meridionale
)
sentiamo
dire
risponn
e
per
«
rispondere
»
,
ritonno
per
«
rotondo
»
,
dicenno
per
«
dicendo
»
,
commannare
per
«
comandare
»
e
simili
e
ci
domandiamo
perché
,
ci
troviamo
di
fronte
ad
una
risposta
sorprendente
.
[9]
Infatti
,
non
solo
negli
stessi
scrittori
romaneschi
più
recenti
,
come
è
da
aspettarsi
,
il
fenomeno
è
sempre
presente
(
ricordo
solo
un
esempio
del
Belli
:
Co
sa
beveva
quanno
[
q
uando
]
da
ragazzo
/
scardazzava
la
lana
a
Sammicchele
?
ed
uno
di
Trilussa
:
Voi
siete
bionna
bionna
[
bionda
bionda
]
io
sono
moro
)
ma
anche
in
testimonianze
antiche
.
[10]
In
quella
straordinaria
opera
del
Trecento
che
è
la
Cronica
di
Anonimo
romano
(
che
comprende
la
Vita
di
Cola
di
Rienzo
)
ripubblicata
poco
più
di
un
anno
fa
in
una
splendida
edizione
critica
da
Giuseppe
Porta
presso
Adelphi
,
troviamo
aba
nnonare
(
abbandonare
)
,
abunnanzi
a
(
abbondanza
)
,
ac
comannare
(
comandare
)
,
adomannare
(
domandare
)
,
a
ff
accen
nati
(
affaccendati
)
,
a
ff
onnare
(
affondare
)
,
per
ricordare
solo
alcuni
esempi
della
lettera
A
.
[11]
La
Cronica
attesta
dunque
che
nel
Trecento
a
Roma
la
caratteristica
di
oggi
era
costantemente
presente
.
[12]
Eppure
la
lingua
del
Trecento
a
Roma
era
ben
diversa
da
quella
di
oggi
,
in
buona
parte
influenzata
dal
toscano
tanto
da
aver
suggerito
,
in
modo
,
però
,
alquanto
improprio
,
il
detto
Ling
ua
tosca
na
in
bocca
romana
.
[13]
L’
influenza
toscana
si
fa
risalire
al
prestigio
della
Corte
papale
coi
pontefici
medicei
del
Cinquecento
che
costitui
un
modello
per
i
Romani
.
[14]
Torniamo
alla
domanda
che
ci
siamo
posta
:
quando
il
gruppo
formato
da
-
nd
-
è
diventato
–
nn
-
?
[15]
L'
operetta
di
un
maestro
di
scuola
,
un
certo
Probo
,
probabilmente
del
IV
secolo
dopo
Cristo
,
registra
in
un
elenco
di
parole
,
accanto
alla
voce
latina
grun
dio
(
«
grugnire
»
)
la
forma
errata
grun
nio
.
Cosa
è
questa
se
non
una
spia
del
fenomeno
di
cui
ci
siamo
occupati
?
Inoltre
,
nelle
Iscrizioni
pompeiane
(
anteriori
,
dunque
,
al
fatale
anno
della
distruzione
della
città
dovuta
all'
eruzione
del
Vesuvio
,
il
79
dopo
Cristo
)
si
ha
il
nome
proprio
Verecunnus
,
che
sta
per
Verecundus
«
Verecondo
»
(
a
meno
che
in
questo
caso
non
si
tratti
di
un
gioco
di
parole
)
.
[16]
Ebbene
,
a
Pompei
si
parlavano
tre
lingue
:
il
latino
,
l'
osco
e
il
greco
.
[17]
Che
dire
poi
se
da
sicure
testimonianze
epigrafiche
possiamo
dedurre
che
nell'
osco
e
nell'
umbro
,
antiche
parlate
dell’
Italia
centrale
e
meridionale
,
il
nesso
suonava
-
nn
-
invece
di
–
nd
-
come
provano
alcuni
esempi
delle
anche
iscrizioni
,
anche
quelle
scritte
in
osco
a
Pompei
?
[18]
La
conclusione
alla
quale
sono
arrivati
alcuni
studiosi
è
che
il
fenomeno
di
cui
abbiamo
parlato
debba
risalire
senza
interruzione
di
continuità
agli
Osci
che
avrebbero
introdotto
quella
particolarità
di
pronunzia
nel
latino
da
loro
adottato
per
trasmetterlo
ai
dialetti
che
ancora
oggi
si
parlano
in
quelle
regioni
.
[19]
Tristano
Bolelli
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