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Il sesso della recluta (come chiamare le donne soldato)

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 6 settembre 1981
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column5-7


[1]
LA grammatica risentirà contraccolpi dall'ammissione delle donne al servizio militare.
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Come si chiameranno le donne che faranno il soldato, il caporale, il sergente, il tenente, il capitano, il maggiore, il colonnello, il generale?
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I precedenti non sono incoraggianti.
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Le donne hanno, in generale, rifiutato la desinenza -essa che, in verità, in molti casi è stata adoperata scherzosamente: ministressa, quando le donne non diventavano ministri, era sentito come una de- signazione scherzosa della moglie del ministro; così era di ammiragliessa.
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Quando ambasciatore era essa stessa, la don- na ha rifiutato ambasciatrice e perfino direttrice, del tutto corretto e non ambiguo, è, da alcune signore, respinto.
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Per il femminile di dottore, dottoressa pareva e pare andar bene ma medichessa ha avuto ed ha una connotazione non com- pletamente riguardosa.
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Per la donna che presiede ad un sodalizio, ad un congres- so ecc. presidentessa andrebbe benissimo come va bene poe- tessa, professoressa, studentessa ma molte signore non l'ac- cettano e vogliono che si dica la presidente facendo così ri- corso a quello che viene chiamato genere comune al quale appartiene già da tempo insegnante.
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E così sia, anche se l'origine della desinenza -essa è nobile: il greco -issa, già af- fermatosi in parole come basilissa « regina » e continuato in principessa, duchessa e simili.
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Anche il femminile di sindaco ha dato luogo a più di una polemica.
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C'è chi ha sostenuto sindaca, che già figura in qual- che vocabolario sempre per la ragione che la forma in -essa pare non indurre al dovuto rispetto.
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Stando così le cose, facciamo un qualche esperimento.
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Al- cune parole singole potrebbero essere accettate come la ca- porale, la sergente, la tenente, la maggiore.
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Per capitana e colonnella non solo c'è l'inconveniente dell'uso di queste vo- ci come « moglie del capitano e « moglie del colonnello ma addirittura il sospetto che si applichino a donne impe- riose, autoritarie e perciò fastidiose. Altrettanto si può dire di generalessa benché questa parola, indicando anche la su- periora (si noti come si accetti ormai questo femminile) di un ordine di suore, possa teoricamente ritrovare estensione nel linguaggio dell'esercito. La donna soldato è già chiamata soldatessa in vocabolari della lingua italiana (altri hanno sol- data) ma non so con quanta soddisfazione le donne arruola- te l’accetterebbero. Resta (ripeto che siamo in campo sperimentale) un’altra soluzione. Se è vero che ci sono dei sostantivi femminili che si riferiscono sia a maschi che a femmine come sentinella, spia, guardia (il toscano ha reagito creando il guardia, ma sol- lo per la guardia campestre), guida, si potrebbe pensare di applicare la formula inversa e dire il soldato, il caporale, il sergente, il tenente, il capitano, il maggiore, il colonnello, il generale (e così il sindaco) anche quando si tratta di donne. C’è già recluta che al femminile indica un baldo giovanotto; perché non si dovrebbe chiamare recluta una forte e robusta ragazza che incomincia il servizio militare? Conosco già l'obiezione. Come si distinguerà l'uomo dalla donna? Per questo ci sarà il nome di battesimo che, nella maggioranza dei casi, e un segno distintivo, salvo poche eccezioni come quello di un capitano dei bersaglieri che io conoscevo a Bo- logna quando ero bambino, il cui nome era Clio e quello di una fruttivendola di Viareggio che si chiamava Arsace. In questi casi occorreranno accertamenti. La desinenza in -a o in -o non è elemento sufficiente a distinguere il maschile dal femminile, tanto è vero che soprano e contralto sono nomi ma- schili ma si riferiscono a donne, mentre mano, eco, radio, di- namo sono femminili eppure finiscono in -o. Evitando questo modo di denominare i gradi dell'eserci- to femminile si arriverà, come ha fatto spiritosamente in un recente articolo sulla « Nazione Laura Griffo, ad usare, a distanza di poche righe, generalessa e generala. oltre a le tenente, le marescialle, le caporale e, naturalmente, soldates- sa. Non bisogna, in linea di massima confondere il genere grammaticale col genere naturale, visto che la lingua non ne tiene rigorosamente conto. Del resto, non dovrebbe far trop- pa impressione sentir dire che il soldato Carlo sposerà il sol- dato Luisa. Se un soprano può partorire perché non potrebbe partorire un soldato che si chiama Maria, Clementina, Laura? E perché un sindaco di nome Anna non potrebbe sposare una recluta di nome Luigi? Qualcuno potrebbe dire: beato 1'inglese dove tali questio- ni non sussistono perché il genere grammaticale è relegato nei pronomi personali e nei possessivi. Vorrei che non si fa- cesse troppe illusioni. Cinque anni fa sul giornale degli stu- denti di Los Angeles sorse una polemica a proposito di chair- man « presidente , applicabile sia a uomo che a donna. Del- le femministe si opposero alla parola perché terminava in man che vuol dire « uomo e proposero che si dicesse chair- person sostituendo a man « uomo , person « persona ». Un gruppo di studenti burloni fece però notare che person fini- sce in son, che vuol dire « figlio ; anche quella, dunque, era parola maschilista, non adatta alle donne. Sia concesso a questo punto fare un richiamo al buon sen- so per evitare conflitti troppo aspri anche sul genere gram- maticale: già ce ne sono di molto più seri nella sostanza della parità di diritti fra uomo e donna. La questione lingui- stica si risolverà col tempo. Le forme che 1'uso accetterà sa- ranno quelle che risulteranno vincitrici. Noi stiamo parlando provvisoriamente di una situazione che si sta delineando.
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BolLS060981

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