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Quello sgarbellato piace a Bacchelli

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 6 agosto 1981


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COME era prevedibile, si sono sollevate obiezioni sulla voce sgarbellato che compare in uno dei miei recenti articoli sulla lingua.
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Ed infatti, un lettore, che dichiara di essere collezio- nista di dizionari, chiede lumi dopo aver invano consultato i vocabolari che non gli hanno dato risposta lasciandolo al buio e conclude: « C'è qualcuno (forse lo stesso Bolelli) che mi possa illuminare? Gliene sarei molto grato ».
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Eccomi pron- to a rispondere.
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Io ho in mente di aver letto sgarbellato in Riccardo Bac- chelli.
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Non so subito indicare il passe ma una ricerca accu- rata darebbe, credo, dei frutti.
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Sgarbellato è l'italianizzazio- ne della parola settentrionale (anche bolognese) sgarblè che significa « privo di garbatezza , « inelegante e sconnesso », « sgangherato , per estensione da un originario valore di « scerpellato che si riferisce ad occhio che abbia la palpe- bra rovesciata per malattia. Non equivale a sgarbato che nel- la comune coscienza linguistica vale « privo di buone ma- niere , « scortese , « maleducato . Bacchelli è bolognese e sono bolognese anch'io e forse quella voce l'abbiamo nel sangue. Che io abbia usato quella parola vuole dir poco ma che l'abbia usata Bacchelli vuol dire tanto. È ovvio che chi si fonda esclusivamente sui vocabolari ri- manga sempre un po' arretrato rispetto all'uso della lingua. Non c'è vocabolario al mondo che possa seguire il ritmo del- l'evoluzione linguistica e non si può negare che per ottenere l'inserzione in un vocabolario una parola nuova o poco usa- ta debba attendere del tempo. Io ho discusso spesso nelle mie note di vocaboli che non figurano ancora nei dizionari e ri- cordo spesso le parole con le quali Giacomo Leopardi riven- dicava il diritto di usare voci che non si trovavano nel vo- cabolario della Crusca. Sgarbellato può piacere o no, così come può piacere o non piacere un altro aggettivo che lo richiama, sbardellato, che compare nei vocabolari col significato di « sfrenato », « enor- me , « smisurato . Non vi è dubbio che tutti e due rispon- dono a concetti che non sono espressi con esattezza da nes- sun altro termine. si deve eccepire che sgarbellato ha un'origine dialettale. I dialetti hanno lasciato tracce vive nel vocabolario italiano, con parole che ormai nessuno ricono- sce più come dialettali. Spesso voci del Nord e del Sud hanno soppiantato voci toscane e sono entrate in italiano occupando un posto che nessuno vorrebbe o potrebbe negare. Il conflitto fra parole nate in Toscana ed altre nate fuori della Toscana può essere seguito in tutta la storia della lingua italiana, come fece no- tare il compianto Bruno Migliorini. Se si dice ditale, si usa una parola che ha soppiantato il toscano anello; dicendo mez- zadro, nessuno ormai sospetta che la voce toscana era mez- zaiolo; dicendo redini si evita il toscano guide; e così si dica per sabbia rispetto a rena, ecc. Si richiamano questi casi per affermare non solo la validi- di termini che hanno sopraffatto parole concorrenti ma per ribadire che le tradizioni dialettali italiano hanno titolo per introdurre vocaboli nel nostro lessico. Quando si dice tradizioni dialettali non si vuole lasciar fuori la Toscana che non è certo priva di tali tradizioni sia in certi libri sia nel parlare comune. Cercando, per esempio, fra le parole del pittore e scritto- re Lorenzo Viani possiamo trovare utili esemplificazioni. Via- ni usa macèa, già adoperato da Giovanni Pascoli in poesia: si- gnifica « maceria » e corrisponde ad un esito fonetico pret- tamente toscano. Macèa resta, però, anche per la presenza del così simile maceria, ai margini della lingua; mantrugiare, invece, definito dallo stesso Viani, che spesso alla fine dei suoi libri poneva un glossarietto dei termini meno noti, « bran- cicare, palpeggiare sgarbatamente , compare in un vocabo- lario molto diffuso con la spiegazione, un poco più contenu- ta, di « strapazzare con le mani , preceduto dall'indicazio-
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ne: « (voce) popolare toscana . Ma che dire di marigiano « uomo assuefatto al mare e che vive a disagio in terra ferma , assente nei vocabolari? La vo- ce e diversa da marinaio e potrebbe - dico potrebbe - essere assunta dalla lingua comune italiana, così come, mi si con- senta, sgarbellato. Ma l'uso segue vie sue proprie e non può essere forzato ad accettare o respingere le parole. D'altra par- te il singolo autore, in particolari contesti letterari, ha dirit- to di usare voci non ufficiali purché esprimano qualcosa di nuovo.
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BolLS060881

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